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I primi 25 anni di Wikipedia

L’enciclopedia che ci ha insegnato a fidarci degli altri al quarto di secolo tra apprendimento divertente e vorticoso, bufale mitologiche e la competizione con l’IA

Wikipedia, l’enciclopedia che ci ha insegnato a fidarci degli altri, compie 25 anni. C’è stato un tempo in cui cercare un’informazione significava entrare in biblioteca e scorrere le pagine di immensi tomi. Oggi quel momento ha la durata di un pochi secondi: dita sullo schermo o sulla tastiera, digitazione, invio. Fine.

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Wikipedia è diventata sin dai suoi esordi strumento  immediato di conoscenza e, a 25 anni dalla sua nascita, vale la pena fermarsi a guardarla non solo come strumento, ma come fenomeno culturale. La sua nascita, all’inizio degli anni duemila, è uno dei più grandi esperimenti culturali e collaborativi della storia dell’umanità: un’enciclopedia non più scritta da esperti selezionati, ma dalla mente collettiva di Internet. Se l’idea di enciclopedia moderna era basata sulla fiducia dei suoi redattori, massimi esperti del sapere (basti pensare alla primissima, quella settecentesca di Diderot e D’Alembert), Wikipedia fa una scelta quasi anarchica: chiunque può scrivere.

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La nuova versione, soprattutto agli inizi, è parsa complessa e sospetta ma col tempo l’enciclopedia online ha guadagnato la fiducia degli utenti e si è imposta come opportunità di apprendimento divertente.

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Già Umberto Eco nel 2009 dedicò a Wikipedia un articolo su L’Espresso, richiamando il pensiero di Charles Sanders Peirce e della sua idea di comunità scientifica: un organismo collettivo che, attraverso una sorta di felice omeostasi, espunge gli errori, legittima le nuove scoperte e porta avanti “la torcia della verità”. Wikipedia, in fondo, è così: non perché sia infallibile, ma perché è correggibile. Un sapere di tutti e per tutti ed un luna park dell’informazione. È diventata celebre pagina sullo scambio di un “cinque”, l’americano high five, scritta con un’attenzione quasi filologica per un gesto all’apparenza inutile e con immagini in cui normali utenti riproduco il gesto includendo le varianti “Up high”, “Down low”, “Victim misses” e “Too slow!” (with optional finger-guns) con l’ultimo gesto che rimanda ad una pagina dedicata in cui viene descritto ed approfondito.

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Tra le storie c’è anche una pagina dedicata a Diego, la tartaruga delle isole Galápagos che ha fatto talmente tanto sesso da salvare la sua specie con link che rimandano ad altre informazioni e curiosità in ogni frase. È qui che Wikipedia mostra la sua potenzialità più interessante: il learning just for fun. Un apprendimento che diventa vorticoso, laterale, fatto di link blu che aprono altri link blu, in un senso di infinitezza che somiglia molto allo scrolling contemporaneo ma forse con livelli di apprendimento diversi.

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È chiaro che, se chiunque può scrivere, chiunque può anche sbagliare. E Wikipedia non ha mai fatto mistero dei suoi inciampi che gli hanno donato una concezione ancora più familiare e divertente creando una mitologia e un proprio folklore. Uno dei casi più emblematici richiama proprio la mitologia ed è quello di Jar’Edo Wens: la bufala più longeva di Wikipedia. La notizia riportava l’esistenza di un dio aborigeno australiano della conoscenza terrena e della forza fisica, creato da Altjira per assicurare che le persone non diventassero troppo arroganti o presuntuose, associato alla vittoria e all’intelligenza. La voce, inserita sulla versione in inglese di Wikipedia, vi è rimasta per quasi dieci anni prima che venisse notata e poi cancellata nel marzo 2015. Il nome della divinità derivava infatti da quello dell’utente che ha creato la pagina: Jared Owens, che dividendo il suo nome e aggiungendo qualche maiuscola ha scolpito Jar’Edo Wens nell’olimpo.

Negli ultimi anni, la potenza culturale di Wikipedia si è estesa oltre il sito stesso. Annie Rauwerda ha saputo cavalcare la fama e la simpatia di Wikipedia con il suo Depths of Wikipedia, progetto e account social in cui l’enciclopedia diventa materiale da racconto: articoli strani, dimenticati, assurdi, che vengono estratti dal mare magnum wikipediano e rilanciati su Instagram, X e TikTok ma anche come spettacoli di stand up comedy (se volete saperne di più potete, ovviamente, consultare Wikipedia). 

La potenza dell’enciclopedia online, arrivata al suo 25esimo anno di vita, sembra inattaccabile anche se gradualmente è messa sempre più alla prova dall’IA utilizzata sui motori di ricerca ma di cui le risposte non sono sempre attendibili. Ecco quindi l’ulteriore scontro tra uomo e intelligenza artificiale anche se come sempre la seconda è legata alla prima. Infatti Wikipedia si posiziona al secondo posto con il 26,3% delle citazioni nei contenuti generati dall’IA, seconda solo a Reddit.

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