I Puffi: Viaggio nella foresta segreta, di Kelly Asbury

Veterana dell’animazione in CGI, Kelly Asbury dimostra con questa nuova sortita dei Puffi di aver pienamente assimilato la formula magica della sfrenata corsa in computer grafica in cui questi prodotti si sono trasformati nel contemporaneo. La regista di Spirit e Shrek 2 realizza così una giravolta astratta, mozzafiato e senza sosta, caleidoscopio spesso sorprendente di invenzioni tridimensionali, liquide e trasparenti, che conferma la via ad un’avventura in forma di tunnel supersonico dentro cui venire travolti e risucchiare gli sguardi dei piccoli spettatori già ultrastimolati dal presente potenziato, strada intrapresa con decisione e quasi all’unanimità dall’animazione computerizzata post-Pixar (si veda anche la saga Lego, su questo).

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Una pratica su cui chiaramente ci sarebbe da riflettere con maggiore cognizione di causa, ma che al momento Asbury coglie attraverso il pretesto più veloce e leggibile, quello della dimensione parallela, del paese delle meraviglie al di là della foresta proibita, pieno di colori e abitato da creature bislacche e fluorescenti. In questa maniera il film si allontana con ogni evidenza dalle edificanti vicende di paese che hanno storicamente visto protagonista la popolazione puffosa, per imbarcare Forzuto, Tontolone, Quattrocchi e Puffetta in una quest rutilante per salvare il villaggio segreto di loro simili dalle grinfie di Gargamella.

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Al di là delle possibilità della CGI di visualizzare – e in qualche modo raddoppiare formalmente, in quanto fata morgana – finalmente tutto il lato alchemico della lotta di incantesimi ingaggiata dal perfido stregone sdentato contro il mago buono Grande Puffo, la new entry dell’avamposto di sole donne (gestito, nella versione originale, dalla saggia Julia Roberts) è una trovata che si situa a metà tra i blockbuster più progressisti della nostra epoca, e sulla mappa precisamente tra il clan delle Molte Madri di Mad Max, l’Oz di Raimi e la Pandora di Avatar (e non a caso la puffetta guerriera della comunità porta la voce di Michelle Rodriguez).
Come sempre, sin dai celebri studi di Umberto Eco (seppur la versione italiana stavolta faccia decisamente economia di puffismi nei termini), l’universo delle creature blu di Peyo si presta alle più spassose letture strutturaliste. In questo l’attenzione posta dallo script sulla natura reale di Puffetta (potenzialità già intuita dai due film precedenti di Raja Gosnell in tecnica mista), che è l’unico puffo non caratterizzato dalla propria attività principale (Impiccione, Vanitoso ecc) perché creato dall’umano Gargamella per provocare lo scompiglio del villaggio, pone il personaggio nella galleria delle protagoniste femminili cazzute della Hollywood recente, nello stesso istante in cui racconta lo svelamento della sostanza impalpabile dell’effetto digitale, blocchetto di argilla di pixel, materia malleabile e inerme attraverso cui far passare il soffio miracoloso della vita.

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Titolo originale: Smurfs – The Lost Village
Regia: Kelly Asbury
Interpreti (voci originali): Demi Lovato, Rainn Wilson, Joe Manganiello, Jack McBrayer, Danny Pudi, Mandy Patinkin
Origine: USA, 2017
Distribuzione: Warner
Durata: 89′