I ragazzi della 56° strada, di Francis Ford Coppola

Un abbecedario illustrato della giovinezza contaminato dall’ombra costante della morte. Ottimi tutti i giovani attori ma Matt Dillon e Diane Lane sono una spanna sopra. Oggi alle 11 su Iris

Un sogno lungo un giorno è un film sul neon. Il prossimo I ragazzi della 56a strada sarà un film sul tramonto.” Francis Ford Coppola

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Abbiamo i tramonti contati ma certi ricordi lasciano traccia. Dopo il clamoroso flop di Un sogno lungo un giorno (1982), Francis Ford Coppola decide di esplorare il melodramma classico applicando l’epica di Via col vento al tormentato passaggio dalla adolescenza alla maturità. L’occasione è il fortunato libro di Susan Hinton The Outsiders che, pubblicato nel 1967, arrivò nel tempo a vendere oltre 14 milioni di copie.

La vicenda si svolge a Tulsa nell’Oklahoma e vede protagonisti tre fratelli orfani Darrel (Patrick Swayze), Sodapop (Rob Lowe) e il piccolo Ponyboy (Thomas C. Howell). Quest’ultimo è diviso tra la fedele amicizia per il carismatico capobanda Dallas (Matt Dillon) e per il giovane meticcio Johnny Cade (Ralph Macchio in una parte che ricorda il Sal Mineo di Gioventù bruciata) e l’innamoramento impossibile per la ricca Sherrie (Diane Lane che si ispira a Natalie Wood). Nell’America del 1965 invasa dal rock di Elvis Presley imperversano i contrasti razziali e la lotta tra le bande dei ricchi Social e dei poveri Greasers.

Più che la ribellione adolescenziale a Coppola interessa sottolineare la difficoltà nel diventare adulti quando le figure genitoriali sono assenti: l’orfano Ponyboy cerca dentro un Cinema (lo “Spaccone” Paul Newman è il suo eroe) o nei libri (Via col Vento di Margaret Mitchell, la poesia di Robert Frost “Nothing Gold Can Stay”) la forza per potere superare le difficoltà della vita; Johnny, con padre e madre alcolizzati e litigiosi, trova in Ponyboy un vero amico e impara a guardare i tramonti (fotografati da Stephen Burum con la luce di Nestor Almendros per I giorni del cielo).

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Più che a Gioventù bruciata, Coppola guarda a La morte corre sul fiume (1955) di Charles Laughton per il percorso maturativo tra il bene e il male attraverso la natura, ad American Graffiti (1973) per il ritratto generazionale dell’America degli anni 60 e a L’ultimo spettacolo (1971) di Peter Bogdnovich per la commistione tra mito cinematografico e realtà. La canzone di Carmine Coppola Stay Gold eseguita da Stevie Wonder stabilisce questo primato della purezza giovanile contro il deterioramento del tempo.

L’omicidio del Social Bob (Leif Garret) nella magistrale scena della fontana rappresenta l’irruzione della morte (il rosso del sangue) dentro le fantasie di adolescenti in cerca di modelli romantico-epici. La fuga di Johnny e Ponyboy verso la campagna è la perdita dell’innocenza e la necessità di una nuovo specchio identitario per corazzarsi contro il mondo: cambiano i vestiti, si tagliano e si ossigenano i capelli, guardano le stelle, mentre la Natura (civette, lepri, topi, orsetti lavatori) accompagna questa inevitabile trasformazione. L’atto eroico dei due ragazzi che salvano i bambini dall’incendio nella chiesa è ispirato dalla letteratura romantica ma vale anche come catarsi per una società ingiusta e razzista, priva di esempi morali. Johnny nella agonia del suo letto d’ospedale si rende conto che tutto il resto perde di importanza e sussurra all’orecchio dell’amico quello “stay gold” che è passaggio di testimone. Coppola con il cinemascope abbraccia empaticamente tutti i protagonisti e usa la split diopter shot per tenere a fuoco due personaggi distanti nella stessa inquadratura (i ragazzi esanimi a terra vicino alla fontana, Johnny che in ospedale parla a Ponyboy attraverso uno specchio, il dibattito in tribunale).

Tutti i giovani attori si distinguono per bravura (ci sono anche i battaglieri Tom Cruise e Emilio Estevez) ma Matt Dillon e Diane Lane sono una spanna sopra: il primo regala nella parte finale del film una convincente prova dolorosa di disillusione che lo avvicina per intensità al giovane Marlon Brando; la seconda nasconde dietro il sorriso un’ambiguità e opportunismo molto realistici che spezzano le fantasie adolescenziali. Per questi bambini che si divertono guardando Buster Keaton o Topolino non esisterebbe alcun muro tra northside e southside. Uscito nel 1983 con un montaggio di 91 minuti, riproposto in DVD nel 2005 nella sua splendida versione originale di 114 minuti (dove le strabordanti musiche di Carmine Coppola sono in gran parte sostituite dal rock di Presley), I ragazzi della 56° strada è un abbecedario illustrato della giovinezza contaminato dall’ombra costante della morte: per poterla sconfiggere e rimanere d’oro bisogna dissolversi nel bianco dell’illusione cinematografica.

 

Titolo originale: The Outsiders
Regia: Francis Ford Coppola
Interpreti: C. Thomas Howell, Matt Dillon, Ralph Macchio, Diane Lane, Patrick Swayze, Rob Lowe, Tom Cruise, Emilio Estevez, Glenn Withrow
Durata: 91′
Origine: USa, 1983
Genere: drammatico

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4.4 (5 voti)
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