Se i siti pirata diventano leciti… a quando lo streaming in IMAX?

Sta facendo discutere la storica sentenza emessa da un giudice di Frosinone che per la prima volta in Italia ha annullato una sanzione di quasi 600 mila euro a carico di un gestore di siti di streaming (filmakers.biz, filmaker.me, filmakerz.org, e cineteka.org). Questo vuol dire che di fronte alla legge non è più automatico il reato di chi offre link per vedere film pirata, anche se il sito in questione ospita banner pubblicitari. Era proprio il guadagno ricavato dalla pubblicità a classificare come illegale questa operazione che veniva definita a scopo di lucro. Quello che invece il giudice ha appurato in questo processo è che mettere a disposizione un modo per usufruire di un prodotto protetto dai diritti di autore non significa rendere direttamente fruibile quest’ultimo e dunque approfittare del successivo guadagno. Diversamente sarebbe se si dimostrasse che il guadagno della attività del sito online fosse collegato direttamente all’opera protetta da copyright. “Siamo in presenza di un risparmio di spesa e non di una attività di messa a disposizione per finalità di lucro” ha dichiarato l’avvocato difensore che ha così vinto la causa. Quali conseguenze avrà però questa vittoria? La più ovvia è che molti siti che offrono questo servizio ora possono sperare di svolgere la loro attività senza ripercussioni legali, cosa che, ovvinetflixamente, incoraggerà altri utenti a seguire la stessa strada. Molto probabilmente, dunque, aumenteranno i portali streaming e verosimilmente presto anche i canali mediatici di cinema ritenuti ufficiali potranno approfittare del cavillo burocratico di cui sopra. Non solo dunque Netflix, Amazon, Infinity e tutti gli altri servizi streaming a pagamento forniranno contenuti al mondo del web, ma anche vecchi e nuovi siti da adesso resi leciti.

Lo scarto tra i primi ed i secondi continuerà a sussistere nel momento in cui si deve tener conto della differente qualità di connessione che viene richiesta dai server e, soprattutto, della facilità e della disponibilità di accesso ai contenuti dei primi rispetto ai secondi. C’è però un altro aspetto da tener presente: la qualità delle immagini. Se infatti i servizi on demand stanno facendo di tutto per stare al passo con i tempi proponendo HD, 4K, ed aggiornandosi con quello che attualmente il piccolo schermo mette a disposizione, difficilmente riusciranno ad assicurare la stessa cosa i link forniti dai siti streaming. Ancora più grande è poi il divario che si verrà a creare man mano con il grande schermo. Sono infatti sempre di più i film realizzati con delle tecnologie non riproducibili da apparecchi domestici. Si prenda ad esempio il prossimo capitolo di Mission Impossibile girato esclusivamente in IMAX, come anche il nuovo film degli Avengers o Dunkirk di Christopher dunrickNolan. L’esperienza visiva voluta e creata da tutto il compartimento tecnico può essere riprodotta solo ed esclusivamente su uno schermo che possa supportarla. E questo non è, ovviamente, il caso di uno schermo del PC, ma non lo è neanche di uno di quelli che possiamo trovare nei nostri cinema.

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Ecco dunque il paradosso: nel momento in cui in Italia si allarga la disponibilità di aver a disposizione contenuti multimediali, si restringe quella di vedere i film nella loro forma autentica. Se infatti si considerano i film di cui sopra, nel nostro paese potranno essere visti soltanto in quattro località (Riccione, Pioltello, Sesto San Giovanni, Afragola), ovvero quelle che ospitano un cinema IMAX. Siamo uno degli ultimi paesi europei per numero di sale IMAX (6 in Germania, 8 in Spagna, 9 in Francia) e questo è uno dei tanti motivi che non incentiva lo spettatore a scegliere l’esperienza della sala (a pagamento) a dispetto di quella domestica (gratuita). Soprattutto perché in entrambi i casi siamo lontani dal rispetto dell’intenzionalità artistica. Un film, in particolar modo quelli che puntano tutto sulla potenza dell’immagine, viene affievolito di significato se ridotto della propria qualità visiva, e del tutto privato della sua essenza quando non si dispongono proprio delle possibilità per riprodurlo. Non si riesce quindi ad assicurare il pieno intrattenimento allo spettatore, figura oramai anche legalmente assimilata sempre più a quella di un utente del web. Non è infatti tanto lontano dall’essere un’istantanea della realtà quella di immaginare lo spettatore esclusivamente come una persona davanti ad uno schermo del PC a vedere quella che è la riconversione della riconversione di un originale. Ma d’altronde la strada per legalizzare la qualità è ancora lunga.