I sogni segreti di Walter Mitty – Incontro con Ben Stiller

Alla sua quinta prova come regista, Ben Stiller (Tropic Thunder, Lo spaccacuori, Lo stravagante mondo di Greenberg) è arrivato a Roma per presentare il suo attesissimo I sogni segreti di Walter Mitty. Arrivato alla conferenza con un cospicuo ritardo (e scappato via subito dopo) l'attore ha parlato principalmente delle derive digitali del mondo moderno, rimpiangendo i tempi dell'analogico e della pellicola. Il film uscirà nelle sale il 19 dicembre.



Da regista, come procede il viaggio di Ben Stiller? Dove vuole arrivare?

Ogni volta che faccio un film ci metto quello che provo, quello che sono in quel preciso momento. La storia di Walter Mitty mi permetteva di spingermi in territori inediti, è l'unico modo per essere stimolati. Mi ha dato grandi soddisfazioni.

Dalla commedia spaccona lei è passato ad un film poetico, quasi a la Kaurismaki. Ha avuto paura nell'affrontare questi nuovi territori? 

La ringrazio per il paragone. Lo stile poetico del film dipende molto dalla bellissima sceneggiatura di Steve Conrad. L'attenzione visiva verso l'immagine è dipesa dalla natura di Walter, dal suo amore per le foto. E' vero che è un film meno cinico rispetto ad altre mie regie ma non ho deciso prima che dovesse essere cosi. Durante le prime proiezioni mi sono reso conto che il film avesse una fortissima connessione emotiva con il pubblico. E' ovvio che ho provato un pò di paura nell'entrare in questo mondo nuovo. Per un regista, se vuole crescere, deve per forza mettersi in gioco cosi.

La foto finale, il motore della storia, alla fine è trattata in modo sfuggente. Perchè questa scelta?

Non volevo indulgiare troppo sulla foto ma non è stata nemmeno una scelta consapevole. Credo che alla fine la foto sia mostrata per il tempo necessario affinchè il pubblico possa capire il suo significato. 

Nonostante sia una commedia, nel suo film c'è anche un'attenta riflessione sul virtuale. Come è il suo rapporto con questo tema?

Grazie per la domanda, mi piace venire in Italia perchè qui siete gli unici a guardare oltre il genere della commedia e trovare i temi profondi di una storia. Io volevo parlare, appunto, della difficoltà di creare un contatto con gli altri. Per Walter sognare ad occhi aperti è sia uno stimolo per andare avanti che un ostacolo ad aprirsi. In questo nuovo mondo digitale essere concreti è difficile. Walter non è introverso, vuole solo trovare il suo posto in un mondo complicato.

Nel film si racconta anche la fine della stampa cartacea. Come si pone nei confronti di questo fenomeno?

Io come tutti quelli della mia generazione, ha vissuto sulla propria pelle il passaggio da analogico al digitale. Noi abbiamo visto il primo computer, il primo cellulare e il primo videogame. Questa transizione in un nuovo mondo non fa che distrarci e dimenticare l'importanza degli oggetti fisici. Io credo che una rivista o un libro siano oggetti che bisogna avere tra le mani, tangibili. Mentre preparavo il film e mi sono trovato negli archivi di Life, ho avuto per le mani numeri degli anni '40. E' stato, letteralmente come tenere in mano un pezzo di Storia. Stesso discorso andrebbe fatto per la pellicola. Quando ho deciso di girare il film mi sono imposto di girare in questo modo. La storia di Walter non poteva essere ripresa in digitale. 

Sono passati quasi vent'anni dalla sua prima regia. Cosa pensa oggi di Giovani, carini e disoccupati?

All'epoca mi sentivo molto vicino a quei personaggi e al loro modo di guardare il mondo. Vent'anni fa ero un altro uomo più concentrato a guardare il futuro. Oggi, invece, sono molto piu consapevole della mia vita. Diciamo che Walter rispecchia molto di più l'uomo che sono diventato. 

Qual è stato il suo rapporto con l'originale con Danny Kaye? Sa che esiste anche una versione italiana con Paolo Villaggio?

Davvero? Non lo sapevo. Peccato non averlo visto prima delle riprese, magari avrei potuto trovarci qualche idea. Per quanto rigurarda il rapporto con il film del 1947, Sogni proibiti è un classico della commedia musicale. Non c'è mai stata l'intenzione di copiare o rifare quel film, non avrebbe avuto alcun senso. Ho deciso di fare questo film perchè nello script di Steve Conrad, più fedele al racconto originale, c'era questa celebrazione di un uomo comune che mi interessava.