I Swear riporta la sindrome di Tourette al cinema
La vittoria di Robert Aramayo per la sua interpretazione in I Swear conferma un sempre più crescente interesse per la sindrome di Tourette, non più come un disturbo da ridicolizzare, ma da comprendere
Ha stupito la vittoria ai BAFTA di Robert Aramayo, che ha battuto nella categoria miglior attore candidati ben più blasonati come Timothée Chalamet, Leonardo DiCaprio e Michael B. Jordan, decisamente i volti di questa award season. Alla ribalta negli ultimi anni per il suo ruolo come Elrond ne Il Signore degli Anelli – Gli anelli del potere, è stato premiato per la sua interpretazione in I Swear, film biografico che racconta la storia di John Davidson, affetto da una grave forma di sindrome di Tourette, disturbo neurologico che causa tic motori e fonatori.
Il sesto lungometraggio di Kirk Jones (Nanny McPhee – Tata Matilda), infatti, segue Davidson a partire dal 1983, anno dell’insorgere dei primi sintomi, e mostra la sua vita con la malattia, le difficoltà relazionali che ne conseguono e la sua battaglia per dare voce a chi ne soffre, che lo porterà a ricevere l’Ordine dell’Impero Britannico da parte della Regina Elisabetta II nel 2019.
I Swear non è, tuttavia, il primo film che affronta l’argomento della sindrome di Tourette. Nel 1997 Bob Gosse ha presentato a Venezia il suo Niagara Niagara, road movie con Henry Thomas (E.T. – L’extra-terrestre) e Robin Tunney (Prison Break). I due interpretano Seth e Marcy, che partono alla volta del Canada dove sperano di trovare una testa di Barbie Nera. Quando la ragazza, che soffre della sindrome di Tourette, non riesce più a nascondere i suoi sintomi tutto si complica. Per la sua interpretazione di Marcy Robin, Tunney ha vinto la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile.
Nel 1998 Gary Winick ha diretto invece The Tic Code, che si è aggiudicato l’Orso di Cristallo a Berlino. Il film racconta la storia di Miles Caraday, bambino prodigio del pianoforte, che però soffre di sindrome di Tourette. L’incontro con Tyrone Pike, interpretato da Gregory Hines (Cotton Club), sassofonista affetto dallo stesso disturbo, lo aiuterà ad affrontare la malattia.
Sempre per Berlino nel 2008 è passato Caos Calmo, di Antonello Grimaldi. Candidato all’Orso d’Oro, il film segue Paolo Paladini (Nanni Moretti) che, rimasto vedovo, affronta il lutto aspettando tutti i giorni la figlia fuori da scuola restando seduto sulla panchina di fronte all’edificio. Nel cast, che comprende anche Valeria Golino, vi è Sara D’Amario, che interpreta il personaggio di Francesca, affetta da sindrome di Tourette. Si tratta tuttavia più che altro di un espediente comico, piuttosto che dell’esplorazione della malattia e delle difficoltà che comporta.
Differente l’approccio ne Il genio della truffa di Ridley Scott. Qui un Nicolas Cage in gran forma interpreta Roy Waller, un abile truffatore affetto da questo disturbo. L’incontro inaspettato con una figlia che non sapeva di avere e che gli chiede di farle da maestro lo aiuterà, a poco a poco, a tenere sotto controllo la sua condizione e le altre nevrosi da cui è affetto. Sebbene nel film di Scott la malattia sia anche usata come relief comico, diventa poi misura della relazione con la ragazzina e della crescita umana del personaggio di Roy.
L’interesse nei confronti della sindrome di Tourette negli ultimi anni è aumentata esponenzialmente, anche grazie al lavoro di sensibilizzazione di vari attivisti come Andrei Ungureanu, che gestisce un profilo social in cui unisce la sua passione per la cucina con la difficoltà di vivere con una malattia che ti costringe a fare e dire cose che non vuoi. Inoltre, diversi personaggi pubblici come l’attore Alessandro Borghi e il cantante Lewis Capaldi hanno rivelato di esserne affetti, contribuendo a gettare luce su un disturbo poco conosciuto e spesso non compreso e ridicolizzato. Nella speranza che si possa sempre più guardare con umanità chi ne soffre, per arrivare ad un’inclusione reale e totale.





















