I The Pills al cinema hanno raccontato il loro film

Un titolo, un programma, il primo lungometraggio dei The Pills, il trio comico divenuto famoso tra Roma e dintorni per gli sketch satirici della loro web serie. E Vecchi, Di Capua e Corradini nel film sembrano effettivamente più che mai pronti a tutto pur di contrastare l’incombere dell’età adulta (da bravi tardo-adolescenti come si auto definiscono) e negarsi a qualsiasi forma di responsabilità.

Presente all’incontro di questa mattina al Cinema Adriano il produttore Pietro Valsecchi, fresco dell’enorme successo ottenuto con Quo Vado? descrive il linguaggio comico di Zalone e dei The Pills come “due facce della stessa medaglia”. “Quella descritta dai The Pills e da Zalone” prosegue Valsecchi “è una realtà che non appartiene a nessun’altra generazione, e che doveva essere rappresentata. Poco prima di venire qui ho parlato al telefono con Luca (Zalone), e mi ha detto di farvi i complimenti” dice rivolgendosi a Vecchi and co. “perchè il film gli è molto piaciuto. Investendo su dei giovani sapevo che sarebbe stata una scommessa vincente, certo c’è voluto molto impegno, i riferimenti di Vecchi, Di Capua e Corradini non sono i miei, se io guardo molto alla commedia italiana di Zampa, Monicelli e Comencini loro si rifanno al cinema americano, ma la regia di Vecchi mi ha stupito; alla sua prima esperienza è riuscito a dirigere un film in maniera fresca, sobria e accattivante. Spero che i The Pills possano portare nuova linfa al cinema italiano”.

luigi di capua sul set di the pills sempre meglio che lavorareOltre a descrivere le difficoltà affrontate nel girare e recitare per la prima volta in un lungometraggio, i The Pills hanno ironizzato sul carattere autobiografico del film e della web serie, che parte dalla realtà effettiva di giovani neo laureati e disoccupati. “Partendo dal linguaggio delle webseries” ha affermato Di Capua “abbiamo creato una miscela con il linguaggio cinematografico, ma il periodo delle riprese non è stato facile, anzi, è stato una tragedia…è stato un vero e proprio battesimo del fuoco, però è risultato interessante, molto formativo”. “Il carattere autobiografico del film” prosegue Di Capua “è suggerito già dal titolo. Dopo la laurea nel 2010 ci siamo ritrovati a dover scegliere tra lavorare otto ore al giorno per trecento euro oppure iniziare e portare avanti una webserie, quindi per noi iniziare a lavorare voleva dire smettere di fare quello che avevamo iniziato insieme e che ci piaceva fare”. A chi gli chiede com’è stato lavorare per la prima volta girando il film, Matteo Corradini ha risposto ridendo che “lavorare in un film è traumatico”. “Nel film, come nella serie, non abbiamo mai nascosto niente, ci tenevamo ad essere sinceri. Abbiamo mostrato gli sforzi che i nostri genitori hanno fatto per noi, tanto che ad interpretare il padre che ad un certo punto impazzisce abbiamo messo il mio vero padre”.

luca vecchi, luigi di capua e matteo corradini in the pills sempre meglio che lavorareTornando agli spunti cinematografici di cui è cosparso il film, Vecchi ammette che per l’uso del bianco e nero e i dialoghi pieni di pause una fonte di riferimento costante è stato Clerks (Kevin Smith, 1994), mentre Di Capua e Corradini parlano di riferimenti eterogenei, definendosi degli spettatori “onnivori”. “Abbiamo passato l’infanzia davanti alla televisione, che per noi è stata una baby sitter, quindi naturalmente le serie televisive degli anni ’80 e ’90 sono essenziali, ma prendiamo spunto anche dagli stand up comedians come Larry Seinfeld, ma anche dai Monty Python”. “Recentemente ho riscoperto anche la commedia italiana” dice Di Capua “in particolare amo Verdone e Nuti, il loro umorismo molto malinconico, nel quale mi ritrovo, perchè non so se ci siamo riusciti, ma rispetto alla web serie volevamo che il film avesse anche delle tinte malinconiche”. Molto apprezzata dal pubblico la scelta di girare in quartieri non centrali, mostrando le zone di Roma come il Pigneto, il Madrione o la zona attorno alla strada Palmiro Togliatti. “Nel cinema italiano di oggi vengono mostrati precari e disoccupati che vivono tra il Pantheon e Piazza Navona”, ironizzano i The Pills, “mentre noi volevamo raccontare i nostri luoghi, la nostra “periferia”, che non è nè triste e squallida come in Suburra, nè irreale come tutti quei loft meravigliosi che ci mostrano nel cinema italiano di oggi…ma chi l’ha mai visto un loft?”.