Ibrahim, di Samir Guesmi

Ibrahim, opera prima dell’attore e regista, è tra le più toccanti storie viste durante Alice nella città 2020: storia di un sogno e di un rapporto padre-figlio. #RomaFF15

Ibrahim-Ibrahimovic. Una manciata di lettere dividono il nome del giovane protagonista del film di Samir Guesmi (alla sua prima esperienza dietro la macchina da presa) da quello del famoso, ricco ed egocentrico calciatore. Una distanza breve, che pure rappresenta un divario incolmabile, un sogno irraggiungibile.

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Ibrahim è un giovane come tanti della periferia francese, e non ha nulla di speciale. Non ha un’intelligenza particolarmente spiccata, non è bello, non è un campione sul campo di calcio, anche se vorrebbe esserlo. E dimostra, nelle prime sequenze del film, di essere anche maldestro come ladruncolo, quando nel tentativo di racimolare soldi che permettano al padre di pagare una importante protesi dentaria, si fa scoprire costringendo quindi il padre a risarcire pesantemente il negozio.

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Proprio il rapporto di Ibrahim col padre, sapientemente costruito momento dopo momento, svelamento dopo svelamento, è una delle direzioni in cui il film si muove. Un rapporto tormentato e a volte carico di rabbia e risentimento, che si avverte però come percorso da un amore infinito e doloroso. Una comunicazione che a volte avviene solo tramite silenzi intrisi di senso di colpa. Guesmi è straordinario nel dipingere questo rapporto con grazia e rispetto, mostrando i fatti senza mai cadere nella tentazione di spettacolarizzarli, tenendo per esempio un approccio minimale all’uso della musica extra-diegetica, impiegata pochissimo nel film.

L’altra direzione in cui il film si muove, e anche qui con intelligenza e sensibilità, è quella del rapporto fra il protagonista e una realtà sociale fatta di predatori (anche sessuali) e indifferenti. Ibrahim è un “buono” che in fondo vuole solo che il padre possa sfoggiare un sorriso smagliante davanti ai ricchi clienti del ristorante dove lavora (la scena, quasi a inizio film, in cui il ragazzo scopre questa cosa, e quella finale in cui capiamo perché al padre manchino i denti, sono tra le più toccanti) ma per farlo è costretto a guardare da vicino un mondo che non gli appartiene e che riesce a dividerlo ulteriormente dai suoi affetti. Un catalogo di errori personali, che Guesmi riesce a non guardare mai con tentazioni moralistiche: ogni azione del giovane protagonista (interpretato con intensità, come del resto tutto il cast) è mossa infatti dal senso di amore verso il padre, e mai dall’egoismo, Forse per questo, il ragazzo riesce a non sporcarsi mai davvero, a guardare il vortice del crimine senza mai davvero cadere in esso.

Ibrahim di Samir Guesmi, selezionato dal Festival di Cannes 2020 e in concorso ad Alice nella città, è uno dei film più intensi visti alla 15a edizione della Festa del cinema di Roma, ed ha meritatamene vinto il Premio Camera d’Oro Alice / MyMovies.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.6

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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