"Il buio nell'anima", di Neil Jordan

Corpus filmico ossessionato dal cambiamento, dove la lettura politica post 11 settembre si fa subito esplicita e illuminante, per poi cedere il posto al thriller convenzionale e citazionista, all’omaggio al violento cinema anni ’70 e poi ancora al dramma intimista. Come se un unico modo di fare (e vedere) cinema non fosse mai sufficiente per realizzare film, raccontare storie, e rimanere uguali prima dopo e durante

buio nell'anima1New York non è una città sicura. Ne è testimone Erica Bain (Jodie Foster) conduttrice del programma radiofonico “Street Walk” che una notte si vede aggredita selvaggiamente da una banda di teppisti che uccidono l’uomo di cui è innamorata. Da quel tragico momento la protagonista non è più la stessa: non dorme la notte, ha paura di uscire in strada, vede minacce ovunque ed è ossessionata da un istinto di vendetta che a poco a poco la consuma. La metafora dell’America attuale è esplicita. La sete di vendetta e l’instabilità psichica della protagonista riflette perfettamente lo stato confusionale di un Paese aggredito che non sa far altro che reagire con lo sterminio. E’ quello che infatti succede a Erica, che armatasi di Revolver inizia a uccidere un delinquente dopo l’altro, costringendo il detective Mercer (interpretato con impagabile bravura da Terrence Howard) a mettersi sulle sue tracce. Il riferimento a Il giustiziere della notte di Michael Winner o anche a Taxi Driver è evidente. Jordan recupera il cinema ideologicamente ambiguo e metropolitano degli anni ’70, contestualizzandolo in una New York allucinata, che è soprattutto il filtro malato di una paranoia collettiva ben resa dalla protagonista.

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E’ un personaggio dannato quello interpretato dalla Foster. Senza via d’uscita. Come il Louis di Intervista col vampiro, ha perso contatto con la realtà e la luce per abbracciare il buio di una notte eterna, bagnata dal sangue. Ed è anche un personaggio che scopre sulla sua pelle la sua  indole mortifera, attraverso il dimagrimento progressivo e una fisionomia che la Foster adatta perfettamente a un’entità asessuata, tra il maschile e il femminile. Ecco che allora davanti al nostro sguardo si consuma ancora una volta una trasformazione. Come ne La moglie del soldato, come i vampiri Cruise-Pitt e la Kitty dell’ultimo Breakfast on Pluto, i corpi in Jordan non stanno mai fermi. O meglio sono sempre inquinati all’interno da una morfologia in continuo divenire, elastica, per certi versi schizofrenica. Come tutto il cinema del cineasta irlandese del resto. Perennemente in bilico tra autorialità e spettacolo, derive tecnico-narrative e racconto classico. Certo l’equilibrio viene sempre a mancare. A volte la discontinuità garantisce accensioni inquietanti davvero imprevedibili (su tutti il disperato misticismo di un grande e sottovalutato film come In Dreams), altre volte invece capovolge la narrazione di netto finendo con il risultare cinema persino troppo scritto e pensato – del resto Jordan è anche un buon romanziere e la sua filmografia per quanto eternamente cangiante e ondivaga, mantiene sempre una forte (e a volte ingombrante) consapevolezza scritta. Il buio nell’anima racchiude in sé tutta questa dicotomia inclassificabile. La pellicola interpretata dalla Foster sembra davvero un corpus filmico ossessionato dal cambiamento, dove la lettura politica post 11 settembre si fa subito esplicita e illuminante, per poi cedere il posto al thriller convenzionale e citazionista, all’omaggio al violento cinema anni ’70 e poi ancora al dramma intimista – si veda la fortissima empatia che si viene a creare tra la donna killer e il detective Mercer, così intrisa di velati rimpianti e romanticismo. Di fronte a Il buio dell’anima è come se un unico modo di fare (e vedere) cinema non fosse mai sufficiente per realizzare film, per raccontare una storia, per rimanere uguali prima dopo e durante.

 

Titolo originale: The Brave One

Regia di Neil Jordan

Interpreti: Jodie Foster, Terrence Howard, Naveen Andrews, Nicky Katt, Mary Steenburgen

Distribuzione: Warner Bros. Italia

Durata: 121’

Origine: USA/Australia 2007

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