Il cambiamento climatico è il karma dell’Antropocene: Cristiano Godano alla festa di A Sud

Siamo stati alla festa dei 20 anni dell’organizzazione ecologista A Sud che tra dibattiti, stand-up e il live del leader dei Marlene Kuntz traccia un ritratto dell’attuale situazione ambientale

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I numeri sono impressionanti e non è vero, come vuole perfino qualche giornalista scientifico che soffia pericolosamente alle orecchie degli uditori casuali, che a mettere su cifre non si fa un buon servizio alla causa perché è fin troppo facile contrapporgliene altre. Secondo l’IPCC (acronimo che indica il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico), oltre il 40% della popolazione mondiale, ovvero tra i 3,3 e i 3,6 miliardi di persone, vive in contesti di “estrema vulnerabilità ai cambiamenti climatici”. Secondo gli ultimi dati del Global Report on Internal Displacement (GRID 2023), nel 2022 sono stati circa 32,6 milioni gli sfollati interni a causa dei disastri naturali aggravati dalle crisi climatiche-ambientali ma stime future parlano di circa 250 milioni di persone al mondo che saranno costrette a spostamenti interni o transnazionali a causa dei suoi effetti. È il 16 Giugno e dopo settimane di piogge e temporali tropicali – e se nemmeno l’empirismo viene accettato come co-occorrente alla fondatezza scientifica del climate change, beh, certi ragazzi hanno ben ragione di imbrattare monumenti! – siamo stati alla festa per i vent’anni dell’organizzazione ecologista A Sud che in occasione di questa ricorrenza, invece di ripercorrere banalmente la cronistoria dei traguardi raggiunti, ha preferito radunare nuovi e vecchi tesserati al CSOA Ex Snia, per tracciare il punto sull’attuale dibattito pubblico attorno al tema più dirimente del presente e del prossimo futuro. Per farlo le attiviste di questa organizzazione durante la giornata hanno scelto un approccio interdisciplinare che potesse coniugare pratiche consolidate come il talk iniziale che metteva a confronto alcuni esperti del settore, altri di recente consolidamento anche in Italia come la stand-up comedy ed infine il mini-set acustico di Cristiano Godano che con i suoi Marlene Kuntz ha fornito il proprio contributo artistico al tema già in tempi non sospetti con l’ultimo straordinario album, dall’inequivocabile titolo Karma Clima. Il primo appuntamento della giornata è stato quindi il dibattito condotto dal giornalista Andrea Turco che nell’apertura della sua moderazione ha subito fatto riferimento alla strage di migranti avvenuta qualche giorno fa nel mare Egeo ricordando come tra essi c’erano anche persone pakistane che fuggono da terre sempre più inospitali a causa del drammatico avanzamento delle acque. Come ribadito ulteriormente da Maria Marano, co-curatrice della terza edizione del Report curato da A Sud “Crisi Ambientale e Migrazioni Forzate” che chiunque partecipasse alla festa aveva l’occasione di scaricare gratuitamente tramite un QR code, il cambiamento climatico è antidemocratico perché riguarda in maggior modo proprio le nazioni che l’hanno causato in minima parte. “I rifugiati climatici semplicemente non esistono“, ha spiegato mestamente Marano, nelle legislazioni di quasi tutte le nazioni: gli Stati ricchi dimenticano che le persone che migrano sono innanzitutto “portatori di diritto, tra i primi quelli d’asilo” sanciti internazionalmente. L’intervento di Valentina Brinis, sociologa che si occupa di migrazione e che collabora con Open Arms, oltre a ricordare quasi stancamente il ritardo dell’intero spettro politico su questi temi (ad una narrazione criminalizzante si risponde con una paternalistica altrettanto deficitaria) insiste sul fatto che spesso anche persone che con visti e passaporti avrebbero diritto ad essere accolti in maniera ufficiale sono costretti a prendere la via del mare perché la burocrazia non riesce ancora ad equiparare giuridicamente la violenza dei cataclismi ambientali a quelli causati dalle armi.

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Ecco perché un paio d’anni fa si è resa necessaria la clamorosa iniziativa di A Sud che, insieme oltre 100 realtà aderenti, con la campagna Giudizio Universale ha portato nel giugno 2021 allo storico deposito della prima causa legale climatica italiana, avviata da 203 ricorrenti contro lo Stato italiano presso il tribunale civile di Roma: di fronte all’inazione dell’esecutivo sui temi più importanti, le battaglie vanno condotte attivando anche il potere giudiziario. Proprio la trasversalità di altre forme di critica e confronto è stata al centro degli eventi successivi della giornata denominata “Venti di festa“: dai partecipati spettacoli per bambini “Boris e le psicomagie di suo paese” che ha cercato di dare ai piccoli i primi rudimenti di ecologia in maniera giocosa alle applaudite slide di Filosofia Coatta che ha perculato la visionarietà di Elon Musk che, dietro alla spinta elettrificazione della società, perpetua gli impossibili modelli di consumo capitalistici basati sulla crescita infinita in un pianeta dalle risorse limitate. Ma il clou della serata è stata l’esibizione acustica di Cristiano Godano, il leader dei Marlene Kuntz che da anni è ormai impegnato anche nelle tematiche ambientaliste. Il dialogo a due con la giornalista Marica Di Pierri, membro del direttivo dell’associazione A Sud, ha prima indagato i motivi dell’impegno del cantautore: “Stimolato da una particolare forma di indignazione e frustrazione ho fatto un concept album per denunciare lo stato delle cose” – ha detto in maniera accalorata Godano. Il suo “pragmatico pessimismo” ha fatto in modo di farlo lottare contro le sirene negazioniste che anche all’interno della comunità scientifica tendono a misconoscere la causa antropica degli sconvolgimenti ambientali in atto. Ecco allora che l’inaspettato plauso a Don’t look up, di Adam McKay che mette al centro della sua riflessione la straordinaria idiozia del Potere, fa da apripista ad un’esibizione canora che parte proprio da alcuni pezzi di Karma Clima, come Vita su Marte che racconta il vagheggiato spostamento sul Pianeta Rosso proprio a causa della definitiva distruzione di quello blu chiamato Terra: “Figlio mio, mi dispiace/E chissà se si poteva evitare“, canta Godano accompagnandosi solo con la chitarra acustica. Di fronte ad un quadro così desolante ecco che anche il pezzo di chiusura, l’immortale “Nuotando nell’aria” rischia di risultare sinistramente profetico anche se scritto e pensato con altre motivazioni: “Pelle: è la tua proprio quella che mi manca in certi momenti e in questo, momento è la tua pelle ciò che sento, nuotando nell’aria

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