Il castello, di Rod Lurie

Lo schema è simile a quello di Nick mano fredda dove l’arrivo di un nuovo detenuto sconvolge gli equilibri di un penitenziario. C’è Robert Redford al posto di Paul Newman e anche in questo caso si può vedere come entrambi siano tra i grandi attori più intercambiabili del cinema statunitense. E soprattutto c’è una scena che richiama direttamente il film di Rosenberg: il momento in cui il protagonista scende dal pullman e viene guardato da tutti, guardie e prigionieri. E da quel momento si capisce che qualcosa cambierà.

Eugene Irwin, pluridecorato generale dell’esercito statunitense, è stato condannato dalla corte marziale per aver infranto gli ordini e causato la morte di otto uomini. Viene rinchiuso in un carcere di massima sicurezza gestito con metodi autoritari dal colonnello Winter che gli nega ogni privilegio. Irwin così cerca di organizzare una rivolta, con l’aiuto degli altri detenuti, per destituire il colonnello.

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Sicuramente non ha l’asciuttezza di Nick mano fredda anche se ne conserva il pessimismo di fondo, ma Il castello è un solido film carcerario che soprattutto sta migliorando nel corso degli anni. Redford cattura l’attenzione su di sé in ogni scena ma non ruba mai l’inquadratura. Anzi riesce a dialogare e a dare visibilità anche ai personaggi secondari, a cominciare dal cinico bookmaker interpretato da Mark Ruffalo fino al fragile capitano Aguilar incarnato da Clifton Collins jr. Forse ad oggi è la migliore regia di Rod Lurie (che  dirigerà successivamente, tra gli altri, il convincente thriller politico Nothing But the Truth e il dimenticabile remake di Straw Dogs). A tratti è un po’ prolisso soprattutto a livello di scrittura. Però appena si entra nel campo di battaglia, la guerra diventa esaltante. Il combattimento tra secondini e detenuti a colpi di palle di fuoco e cannoni d’acqua arricchisce sensibilmente l’elemento spettacolare che è piuttosto insolito per il genere. Ma il punto di forza è la sfida tra generale e colonnello. Robert Redford da una parte e un ottimo James Gandolfini dall’altra. Si fronteggiano senza esclusione di colpi. Ciò è evidente dagli sguardi incrociati tra la finestra della stanza e il campo, un duello psicologico che richiama quello tra il colonnello inglese (Alec Guinness) e il comandante giapponese (Sessue Hayakawa) in Il ponte sul fiume Kwai. Il castello, in definitiva, è un film sulla brama di potere. Il comando degli uomini diventa l’unico modo per averlo. Irwin lo ottiene nel momento in cui sposta una tonnellata di pietre pesanti da un punto all’altro. Forse è anche l’unico spazio dove Redford si prende per un attimo tutto il film. Qui si scoprono le carte: il generale può essere anche la reincarnazione del direttore del penitenziario camuffato da detenuto di Brubaker?

Titolo originale: The Last Castle
Regia: Rod Lurie
Interpreti: Robert Redford, James Gandolfini, Mark Ruffalo, Delroy Lindo, Clifton Collins jr.
Durata: 131′
Origine: USA, 2001
Genere: drammatico

 

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La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.7

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4 (1 voto)

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