Il castello di vetro, di Destin Daniel Cretton

Una numerosa famiglia eccentrica, devota alla vita “day by day” e capitanata da padre e madre distratti ed imprevedibili, crea non pochi guai e problemi alla crescita dei figli costretti a cavarsela da soli anche sin dalla tenera età. Un susseguirsi di situazioni al limite dell’accettabile, fanno da sfondo ad un problema decisamente grave nella gestione della genitorialità. Rex è un alcolizzato che sogna di costruire una splendida casa, ma che a malapena riesce a portare a casa il cibo per superare la giornata. Rose Mary è una pittrice che vive sulle nuvole, con ben poco senso di responsabilità materna. Negli anni 80, la figlia più grande di nome Jeanette è cresciuta ed ha iniziato a frequentare la buona società. Ma il passato torna sempre, ed anche i suoi problematici genitori si sono trasferiti a New York.

 

Terza opera per Destin Daniel Cretton, regista e sceneggiatore indipendente, qui alle prese con un’opera basata sull’omonimo romanzo e capitanata da un cast hollywoodiano di tutto rispetto. Brie Larson, Woody Harrelson e Naomi Watts si caricano sulle spalle il peso di una produzione che fatica a trovare sbocchi interessanti nelle sue due lunghe ore di durata. Le loro performance empatiche, notevoli e variegate, sono il vero punto forte de Il Castello di Vetro e compensano alla timida sceneggiatura che non offre soluzioni visive accattivanti allo spettatore e soprattutto al regista americano di origini hawaiane, che non riesce a condurre la pellicola al di là dell’impronta da target family-drama generico.

Non mancano, fortunatamente, alcune sequenze di un certo impatto come quella che vede Rex insegnare a sua figlia Jeanette a nuotare, lanciandola ripetutamente in piscina davanti agli occhi spaventati delle altre persone e portandola quasi all’annegamento. O quella in cui sempre Rex, in forte astinenza, impazzisce e urla per avere dell’alcool, provocando scompiglio e paura tra la sua prole. L’infanzia difficile attraversata dai piccoli protagonisti del film serve quasi da metafora per mostrare quanto di bello è accaduto in seguito a Jeanette, oramai diventata adulta e benestante, una volta cambiata vita e trasferitasi nella Grande Mela. Dal passato però non si può mai sfuggire veramente, ed infatti la ragazza avrà a che fare con i suoi genitori anche nel presente dato che essi si sono trasferiti nella sua zona per sorvegliarla passivamente. Una metafora anche questa, forse fin troppo forzata ma comunque efficace, che fa paradossalmente perdere un pizzico di magia all’opera.

“Questa non sei tu” dice Rex a Jeanette, guardandola nel suo abito elegante, nella sua compostezza e con il suo ragazzo altolocato. Cresciuta senza una vera e propria casa, selvaggiamente, dormendo in campeggi e mangiando piatti riscaldati assieme ai suoi genitori e i suoi fratelli, la giovane ragazza sente dentro di sé che quel che è stato di lei, in fondo, non è mai andato via. Rifacendosi vagamente a prodotti come Captain Fantastic, Il Castello di Vetro gioca le sue carte preferendo una strada convenzionale e sicura, favorendo la fruizione leggera ma senza un pizzico di pepe.

Titolo originale: The glass castle
Regia: Destin Daniel Cretton
Interpreti: Brie Larson, Naomi Watts, Woody Harrelson, Sarah Snook, Max Greenfield, Iain Armitage, Ella Anderson, Charlie Shotwell
Distribuzione: Notorious
Durata: 127′
Origine: USA, 2017

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *