Il castello indistruttibile, di Danny Biancardi, Virginia Nardelli e Stefano La Rosa
Un documentario a misura di bambino con i suoi tre protagonisti che riscoprono l’asilo abbandonato del loro quartiere, trasformandolo nel loro castello. Dal RIDF
Il castello indistruttibile è un documentario diretto da Danny Biancardi, Stefano La Rosa e Virginia Nardelli. Ha come protagonisti i bambini Angelo, Mery e Rosy, e di come il mondo ostile e caotico venga percepito dal loro punto di vista. Danisinni, il luogo in cui la vicenda si sviluppa, è un rione degradato al limite del centro storico di Palermo e solo di recente oggetto di una rinascita culturale e architettonica.
Fin dalle prime inquadrature durante i titoli di testa, Danisinni viene presentato nella sua povertà, con i bambini che mostrano all’operatore della cinepresa le vecchie case in cui le famiglie o gli amici abitano. Un luogo dove i più giovani possono andare a giocare per strada tra di loro, ma per cui devono stare attenti: come afferma la piccola Mery, indicando l’asilo dismesso, “Mia madre non vuole che vada là dentro perché ci sono le siringhe.”
Tuttavia, è proprio nell’asilo dismesso, questo edificio abbandonato con le macerie che ricoprono i pavimenti, con i graffiti osceni e i topi morti nel giardino, che il vero cuore del documentario risiede. Infatti, i registi seguono i loro protagonisti all’interno, sempre con inquadrature a loro misura e abbracciandone il punto di vista. È proprio tramite la loro visione che questo spazio prende forma: prima lo ripuliscono con scopa e paletta dai detriti, poi cercano di arredarlo e infine lo vivono. Angelo, Mery e Rosy, solo loro tre, e i loro sogni.
Per loro, l’asilo abbandonato non è più tale ma diventa il castello indistruttibile che intitola il documentario. È qui che passano le giornate estive, lontani dal rumore delle strade e cullati dal silenzio. E discutono, tra un gioco e l’altro, di vari argomenti, sempre davanti alla cinepresa, dal ragazzo ucciso dal poliziotto alla loro vita da grandi, come mogli e mariti e dei problemi coniugali. E quindi sorge quasi spontanea la domanda che si pongono, nella notte, loro tre insieme: “Ti immagini se fossimo delle anime trasparenti, senza mai diventare grandi, e rimanere qui a giocare per sempre?”
Tuttavia, il lato immaginifico non è mai perso. Un piccolo specchio rotondo è un elemento che ritorna spesso, con diversi significati. Per Angelo, la sua immagine specchiata è un modo per riflettere, per raccontare una storia incantata dove forse la magia è metafora della realtà. Per le ragazze, invece, lo specchio è quasi un ruolo sociale, con esso si guardano e giudicano la propria bellezza. E negli ultimi minuti, lo specchio diventa il portale per un mondo incantato, quando i bambini scelgono di rifletterci il rione che li circonda.
Infine, Il castello indistruttibile racconta anche l’ironia della riqualificazione urbana: l’asilo alla fine del documentario diventa il prossimo edificio da ristrutturare. Perché se gli adulti progettano con la volontà di migliorare il mondo dei propri figli, i bambini vedono in ciò la perdita della loro casa che per loro era “un castello indistruttibile” dove “rimanere per sempre.”


























