Il cieco che non voleva vedere Titanic, di Teemu Nikki

Jaakko un uomo affetto da sclerosi multipla, ama a distanza Sirpa, anche lei costretta a casa dalla malattia. Premio degli spettatori Armani Beauty di Orizzonti Extra a #Venezia78

Per raccontare un universo fragile bisogna usare delle note sensibili, e se devi raccontare una malattia debilitante, senza sconfinare in un quadro totalmente drammatico, devi ricorrere all’ironia. Proprio quello che succede in Il cieco che non voleva vedere Titanic, film finlandese guidato sulle emozioni. Jaakko (Petri Poikolainen) è cieco a causa della sclerosi multipla, vive da solo in un piccolo monolocale, ma ha una vita condizionata da una assistenza resa necessaria dal suo stato di salute. I suoi contatti sono molto limitati, la donna delle pulizie, le telefonate con il padre e soprattutto il legame con una donna, Sirpa (Marjaana Maijala) vittima anche lei della malattia, da lui immaginata con le sembianze di Ellen Ripley, l’ufficiale interpretato da Sigourney Weaver in Alien di Ridley Scott. La linea scelta per rappresentare la situazione dal regista Teemu Nikki è l’uso di una camera stretta in primissimo piano sul viso del protagonista, con lo sfondo completamente sfocato, distaccato, una nebbia utilizzata per creare quel senso di isolamento in presenza di uno sguardo occluso. Lo spazio ristretto moltiplica le possibilità di narrazione grazie ai dialoghi, vero motore della vicenda, la scrittura prepara e svolge l’azione, dettando i tempi, il ritmo ed i temi pieni di riferimenti, citazioni e rimandi  cinematografici, la grande passione di Jaakko.

Il ritratto della coppia di innamorati, costruito sulla regolarità della comunicazione a distanza per colpa di una reclusione forzata, a partire da un tenero buongiorno fino all’immancabile messaggio della buonanotte, viene alterato da una vincita in denaro di Jaakko, e la possibilità di andare finalmente a fare visita alla persona amata. Un viaggio da affrontare in mancanza di un accompagnatore, dunque ricco di pericoli, che arrivano puntualmente, tanto per ricordare ancora il degrado della natura umana, subito pronta ad approfittarsi degli indifesi.
Ancora un film d’amore, per fortuna. Piccolo, fin dalla durata ormai desueta di ottanta minuti, intelligente, per ragionare di argomenti dolorosi con la leggerezza della commedia e mitigare il dolore di una situazione disperata. Il processo di sostituzione sensoriale continua con la colonna audio, suoni e rumori importanti a riempire ed indirizzare l’immagine. La struttura è in due parti equivalenti, interno/esterno, sempre esplorati attraverso questa percezione aumentata, cambia invece il tenore implementando nel lato comico dei connotati thriller. Petri Poikolainen, l’attore principale, è affetto da una sclerosi molto aggressiva, ma con questo film ha realizzato un suo grande sogno, di entrare per un momento nel mondo del cinema. La prestazione è superba, realtà e finzione quasi coincidono.

Titolo originale: Sokea Mies, Joka Ei Halunnut Nahda Titanicia
Regia: Teemu Nikki

Interpreti: Petri Poikolainen, Marjaana Maijala, Hannamaija Nikander, Matti Onnismaa, Samuli Jaskio, Rami Rusinen
Distribuzione: I Wonder Pictures
Durata: 82′
Origine:
Finlandia, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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BORSE DI STUDIO IN SCENEGGIATURA, CRITICA, FILMMAKING – SCUOLA DI CINEMA SENTIERI SELVAGGI


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