Il cinema documentario nei cortili di Torino

La classe dei gialli

Ogni estate a Torino, l'associazione Documé, nata nel 2004 come distributore indipendente di documentari, lancia una manifestazione itinerante dal titolo “Il cinema documentario nei cortili”. L’idea è quella di portare quasi a casa della gente, tra i palazzi del capoluogo sabaudo, una decina di documentari firmati da autori emergenti della fauna locale. Quest’anno la rassegna ha aperto i battenti l’8 giugno con il “Bandito della Barriera” (2005) di Maurizio Orlandi e “La classe dei gialli, un giorno da bambini” (2009) di Daniele Gaglianone e Federico Guarini


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Bandito della Barriera (2005) di Daniele Gaglianone e Federico GuariniDa qualche anno a questa parte il genere documentaristico, la Cenerentola del cinema soprattutto nel nostro Paese, si sta ritagliando un suo spazio e un suo pubblico. E se talvolta il documentario riesce perfino a trapelare nei salotti buoni o nelle grandi manifestazioni cinematografiche, com’è successo recentemente a Rata Nece Biti! di Daniele Gaglianone, che si è aggiudicato il David di Donatello, più spesso il genere è confinato in manifestazioni di nicchia, che di anno in anno però conquistano sempre più adepti.
E questo anche grazie ad associazioni come Documé di Torino. Nata nel 2004, Documé si sta accreditando come un distributore indipendente del genere documentaristico, non solo in Piemonte, ma anche in Italia.
E ogni estate a Torino, Documé lancia una manifestazione itinerante dal titolo “Il cinema documentario nei cortili”. L’idea è quella di portare quasi a casa della gente, tra i palazzi del capoluogo sabaudo, una decina di documentari firmati da autori emergenti della fauna locale, con il sostegno dell’Assessorato alla Cultura e delle Circoscrizioni del Comune. Quest’anno la rassegna ha aperto i battenti l’8 giugno 2009, purtroppo sotto una pioggia infausta.
A fare da fil rouge è il tema della memoria. “Un modo di guardare indietro, di ricordarci come eravamo, per costruire un futuro, magari migliore” spiegano gli organizzatori. Ad aprire la rassegna, che quest’anno si compone di 8 film, sono stati Maurizio Orlandi con il Bandito della Barriera (2005) e Daniele Gaglianone e Federico Guarini, che hanno firmato a quattro mani La classe dei gialli, un giorno da bambini (2009).
Il primo documentario è tutto giocato sulla figura del capo della Banda Cavallero, il bandito Pietro Cavallero, detto Piero, torinese, nonchè abitante di uno dei quartieri più popolari della Torino del boom economico, Barriera di Milano. Barriera è popolato soprattutto dai “terroni” e il documentario ci mostra la difficoltà e la volontà di molti nostri connazionali emigrati a Torino dal Sud di integrarsi e di “piemontesizzarsi”, di lavorare duramente in fabbrica per offrire un futuro migliore ai propri figli. Attraverso le testimonianze di amici, vicini di casa e del direttore del Sermig, dove Cavallero trovò rifugio dopo aver pagato il suo debito con la giustizia, Orlandi compone il ritratto inedito del famoso malvivente. Il documentario ci restituisce la figura di un intellettuale, malgrado la povertà e la necessità di formarsi da autodidatta sui libri, militante nella Figc, molto attento agli altri, che però ad un certo punto prende la strada della malavita. Arrestato alla fine degli anni ’60 detenuto presso il carcere dell’Isola d’Elba, dietro le sbarre inizierà a dipingere e a scrivere poesie, trovando poi una sua spiritualità. Tornato a Torino passerà i suoi ultimi anni collaborando con l’Arsenale della Pace, il cosiddetto Sermig, che dai primi anni ’80 si occupa dell’accoglienza e della cura degli extracomunitari e dei senza tetto. Un documentario che ha ritmo e che denota un vero e proprio lavoro di archeologia su fatti storici e piccole cronache quotidiane.
Meno convincente invece La classe dei gialli. Lunghi piano sequenza seguono alcuni bambini di una classe dell’asilo di San Salvario, quartiere centrale di Torino in cui risiedono molti extracomunitari. Un altro spaccato di emigrazione, quella dei giorni nostri.
Un documentario sull’integrazione tra le diverse culture, che, a quanto pare, all’asilo avviene senza neanche troppe difficoltà. Encomiabile il tentativo di farci vedere come i bambini, che siano torinesi da sette generazioni o provenienti dal Perù, dal Marocco o dalla Romania, al mattino si alzano, fanno colazione alla stessa maniera, mangiano e giocano con le stesse cose e poi si ritrovano tutti insieme all’asilo. LaLa classe dei gialli differenza di carnagione e di cultura la notiamo solo noi grandi. Se chiedete, come fanno gli autori, ai bambini italiani da dove vengano i loro compagni, la risposta è di una semplicità disarmante: “Da casa loro” oppure “Dalla pancia della mamma”. Tutta la saggezza e la tenerezza, che esprimono questi bambini tra i 3 e i 5 anni, poteva tuttavia essere valorizzata con maggior senso del ritmo e della narrazione. Insomma qualche sforbiciata e lungaggine in meno avrebbero sicuramente giovato al documentario, che può contare sulla freschezza e la spontaneità dei suoi piccoli attori.
Gli altri autori che sfileranno nei cortili torinesi fino al 12 luglio sono Luca Pastore con “Io arrivo da Giove”, Francesco Bordino e Alice Massano con “Le avventure spaziali di nonno Cesare”, Fabrizio Bonci con “Danza d’Agosto”, Gianfranco Pannone con “Pomodori, viaggio nell’identità italiana” e Paolo Pisanelli con “Il sibilo lungo della Taranta”. Si chiude con un omaggio ad Armando Ceste, recentemente scomparso. Verrà infatti riproposto “Fiat Amlet”, una lettura in chiave torinese dell’Amleto, che prende le mosse dalla morte di Gianni Agnelli, avvenuta nel gennaio del 2003.

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5 commenti

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    E' senz'altro un'iniziativa interessante, anche se poco pubblicizzata.<br />Come si fa ad avere un calendario che comprenda anche le location delle proiezioni?<br />Grazie.

  • sabina prestipino
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    http://www.docume.org/page/cortili.asp<br /><br /><br />sul sito della manifestazione è possibile scaricare il programma delle proiezioni. Buona visione

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    Ci sono documentari a volte più belli dei film, non solo per ciò che raccontano ma per la qualità delle immagini che vengono proposte. E'un peccato che in Italia il documentario sia relegato soltanto ai programmi di Piero Angela…

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    La grande scuola del documentario. Sarebbe davvero bello se tornasse ad avere il ruolo che aveva quando ho cominciato io e parlo di quasi cinquanta anni fa. Ricordo, tra gli altri, un documentario firmato come regista dal mio amico Gianvittorio Baldi, "Il bar di Gigi" che parlava anch'esso della vecchia Torino di quegli anni, di altri cortili e di altri immigrati che però non venivano da paesi lontani ma soltanto da altre regioni del nostro paese, venivano dal sud dell'Italia a cercar lavoro; e c'erano anche allora difficili problemi di integrazione. I miei auguri più sinceri a Documé per la sua importante e utilissima attività.

  • s8shockforever
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    barriera domina