Il co-regista di No Other Land è stato di nuovo aggredito
Un post con una fotografia di Hamdan Ballal e una sua dichiarazione ha fatto il giro del web, denunciando la violenza che lo stato israeliano avalla e a cui contribuisce
Il 15 febbraio, Hamdan Ballal, regista premio Oscar che ha firmato (insieme al collettivo israelo palestinese composto da lui, Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor) No Other Land, è stato di nuovo aggredito nella sua abitazione. Questa volta i coloni isrealiani hanno coinvolto nelle violenze anche la sua famiglia.
Ballal è residente nel villaggio di Masafer Yatta, in Cisgiordania; lo stesso in cui si svolge il documentario. Soltanto due settimane fa il tribunale israeliano aveva finalmente accolto la richiesta di Ballal di proteggere la sua abitazione chiudendo l’area intorno ai non residenti. Evidentemente ciò non è bastato. Un gruppo di coloni israeliani (che già nel 2025 avevano minacciato il regista) è riuscito a entrare in casa di Ballal. La polizia è stata prontamente chiamata ma dei militari israeliani sono intervenuti e, piuttosto che difendere la famiglia offesa, hanno perpetuato le violenze e gli abusi. Uno dei fratelli di Ballal è ferito e ricoverato in ospedale, mentre altri quattro familiari sono stati arrestati.
Variety ha avuto un colloquio con un portavoce dell’IDF che ha confermato vari arresti di palestinesi in Cisgiordania quella stessa domenica, ma nessun tipo di violenza. “Sottolineiamo che, contrariamente a ciò che viene affermato, i soldati dell’IDF non li hanno aggrediti e non hanno fatto irruzione nelle loro case“, ha dichiarato.
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Come si accennava, Ballal era già stato aggredito precedentemente, e dallo stesso gruppo di coloni. Poco dopo la vittoria dell’Oscar nel 2025, il regista è stato picchiato davanti alla sua famiglia (che ha documentato l’accaduto divulgando i video su internet) e poi portato via e tenuto per una notte in una base militare. Nonostante la denuncia, l’IDF non si è mai presa alcuna responsabilità.
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Il regista e componente del collettivo Basel Adra (neanche lui estraneo a violenze dopo l’Oscar) ha condiviso su Instagram la fotografia di Ballal in ospedale e a commento una sua dichiarazione, dove racconta i fatti e invita giornalisti e diplomatici al confronto. “Chiamiamo la polizia e non fanno nulla. Arriva l’esercito e neanche loro fanno nulla” dichiara in un post su X lo stesso Ballal, sottolineando l’impossibilità di rivolgersi ad alcuna autorità per difendersi dai soprusi.
No Other Land, oltre ad aggiudicarsi l’Oscar a miglior documentario nel 2025, è stato insignito dello stesso premio alla Berlinale l’anno precedente. Ed è proprio la resistenza di Masafer Yatta il centro della narrazione. Le riprese si svolgono tra il 2019 e il 2023: la popolazione del villaggio cerca strenuamente di sopravvivere alle violenze dell’IDF. La Corte suprema di Israele non riconosce addirittura l’esistenza di Masafer Yatta, così ne predispone come meglio crede, tentando di convertirla in una base militare.





















