"Il collezionista di occhi" di Gregory Dark

“See no evil” è un geniale esperimento di fusione tra la narrazione cinematografica dell'horror movie e la storyline di un incontro di wresting, e inoltre una riflessione sui limiti “naturali” dello sguardo.

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"I'm runnin wild with the one I love
I see no evil
I'm runnin wild with the one-eyed ones
I see no evil
Pull down the future with the one you love
Pull down the future"

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SENTIERISELVAGGI21ST N.12 – COVER STORY: TOM CRUISE, THE LAST MOVIE STAR

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Il titolo originale de Il collezionista di occhi, See No Evil, richiamerà alla memoria di molti un pezzo dei newyorkesi Television contenuto in "Marquee moon", album epocale in cui l'emaciato leader Tom Miller, nei mesi della piena esplosione del punk, gettava un profetico sguardo sulla musica degli anni a venire; e lo faceva adottando il cognome di uno dei massimi poeti visionari, Paul Verlaine. Il terzo occhio, quello in grado di decifrare la foresta di simboli che è la realtà, non distingue bene e male, divieto e trasgressione, perché non conosce i dualismi logici. Aprirlo significa quindi spalancare le porte dell'abisso, poiché la sua libertà assoluta non può essere che puramente distruttiva ("pull down the future"): un oltraggio perpetuo, un'infinita pulsione di cieca violenza, che si incarna perfettamente nella furia epidica dell'orco di turno Kane, notoria superstar del wresting, un bambinone che strappa gli occhi della gente perché la mamma gli ha detto che è il volere del Signore. Jacob Goodnight è cresciuto con l'occhio di Dio trapiantato nel cervello, condannato quindi a vedere tutto: e si sa, da Edipo in poi, che non c'è condanna peggiore. Ci si ricorda a questo punto che Gregory Dark, clipparo per Britney Spears ed Exzibit!, è soprattutto uno dei più geniali registi hard degli ultimi vent'anni, uno dei pochi degni continuatori della linea visionaria degli anni '70; se si aggiunge che il film è prodotto dalla WWE, una delle maggiori federazioni di wrestling, i conti tornano con puntualità pubblicitaria. Non siamo così ingenui da aspettarci una bella storia da un film come questo, così come sarebbe un'ingenuità liquidarla al pari di qualsiasi teen-horror. See no evil è un geniale esperimento di fusione tra la narrazione cinematografica e la storyline di un incontro di wresting (l'autore Dan Madigan è proprio uno degli storyliners della WWE):  una sorta di royal rumble ambientata tra le mura e gli scarafaggi del Blackwell Hotel, che tra occhi in salamoia e cadaveri nelle gabbie è in realtà un museo alla memoria collettiva del serial killer movie. Dark si diverte a forzare la mano in ogni inquadratura, sparando i neri e scavando con le dita nello splatter con la risaputa ironia del contrappasso (la vegetariana sbranata dai cani). Ma se per citare una formula vetusta l'horror è materializzazione del desiderio inconscio, la scena in cui Jacob costringe Rachel Taylor a ingoiare il suo cellulare ripaga, almeno in parte, delle ore di noia sofferte nella solitudine ad aria condizionata delle proiezioni estive.  

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DARIO ARGENTO – L’AMORE E IL TERRORE, A CURA DI GIACOMO CALZONI

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Titolo Originale: See No Evil


Regia: Gregory Dark


Interpreti: Glen Jacobs, Christina Vidal, Michael J. Pagan, Steven Vidler


Distribuzione Mediafilm


Durata: 85'


Origine: Usa, 2006

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