Il concorso, di Philippa Lowthorpe

Si adegua allo standard di una serie tv compressa in due episodi e non ha l’impeto di giustizia di We Want Sex ma lo spaccia soltanto. Keira Knightley segue un copione così lineare da apparire piatto.

“Perché non c’è mai stata una vera rivoluzione in Gran Bretagna?”. È il 1970. Un gruppo di donne esponenti del Women’s Liberation Movement, di cui fa parte anche Sally Alexander (Keira Knightley) che era stata appena ammessa all’Università di Londra, boicotta il concorso di Miss Mondo seguito da 27 milioni di telespettatori e che vede tra i presentatori anche Bob Hope. Quell’anno poi c’è stata una svolta storica; ha vinto infatti da Miss Grenada, la prima ragazza di colore ad aggiudicarsi la competizione.

Tratto da una storia vera e diretto da Philippa Lowthorpe, regista tra gli altri di alcuni documentari per la BBC, della serie tv L’amore e la vita – Call the Midwife per il quale è stata premiata come migliore regista ai BAFTA Tv Award nel 2013 e di due episodi di The Crown. Il concorso racconta la storia di un cambiamento epocale appannando il contesto storico e normalizzando la portata rivoluzionaria dove la ‘disobbedienza’ è solo nel titolo originale, misbehaviour, e nei gesti delle manifestanti che hanno fatto la storia come quello in cui hanno interrotto la premiazione di Miss Mondo. Keira Knightley si adegua al monotono ritmo British dello script di Rebecca Frayn e Gaby Chiappe. All’inizio del film invece, con i dettagli di alcune parti del corpo, a cominciare dagli occhi, sembrava avere uno spessore diverso. Dentro la sua storia c’erano infatti quello di un riscatto individuale e collettivo. Ma la sua famiglia resta in ombra. C’è il tradizionalismo della madre, una figlia e un compagno che la vuola appoggiare ma non vuole che rischi troppo.

Il concorso si adegua allo standard di una serie tv compressa come in due episodi dove Lowthorpe anima debolmente il repertorio togliendo spazio soprattutto alla leader delle attiviste Jo Robinson (ottima Jessie Buckley vista già nella serie Fargo) e lascia spesso in panchina Gugu Mbatha-Raw, nei panni di Miss Grenada. Soprattutto la cineasta spreca un dialogo che poteva avere ben altro spessore drammaturgico, quello dell’incontro tra la vincitrice di Miss Mondo e Sally dopo la fine dell’evento. Lì c’era l’incontro dei due mondi. Ma quello di Il concorso è l’esempio di un cinema sociale che non riesce a muoversi dalle sue paludi degli anni ’90 e che non ha neanche quell’impeto di giustizia di We Want Sex ma lo spaccia soltanto. Nel mostrare una rivoluzione femminile, Il concorso mette paradossalmente a fuoco le figure maschili. Il machismo, il declino e la pena con cui viene guardato dalla moglie Bob Hope si mangiano buona parte del resto del film. Certo c’è la maschera di Greg Kinnear che a un certo punto decide di giocare da solo prima che venga inghiottito dalla narrazione lineare e la visione illustrativa di Lowthorpe. “Perché non c’è stata una vera rivoluzione in Gran Bretagna?”. Anche perché c’è questo cinema che non sa raccontarla.

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BORSE DI STUDIO IN SCENEGGIATURA, CRITICA, FILMMAKING – SCUOLA DI CINEMA SENTIERI SELVAGGI


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Titolo originale: Misbehaviour
Regia: Philippa Lowthorpe
Interpreti: Keira Knightley, Gugu Mbatha-Raw, Jessie Buckley, Keeley Hawes, Phyllis Logan, Lesley Manville, Rhys Ifans, Greg Kinnear
Distribuzione: Bim
Durata: 106′
Origine: UK, 2020

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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