IL CONTAGIO. Incontro con i produttori Simone Isola e Francesco Dainotti

Sentieri Selvaggi ha incontrato Simone Isola e Francesco Dainotti, della Kimerafilm e Gekon Production. Insieme prudcono Il Contagio, uniti dalla loro visione di un cinema giovane e popolare

Abbiamo incontrato Simone Isola della KimerafilmFrancesco Dainotti della Gekon Productions, in un primo pomeriggio di maggio romano, dentro a un caffè letterario nel quartiere di San Lorenzo, proprio accanto alla sede della Kimera. I due produttori hanno da poco unito le forze sulla base di un’idea affine di cinema; una visione che li unisce, necessaria per il bene del cinema e per la sua indispensabile crescita: quella di una produzione che si accosti ai giovani autori, che sia attenta alle opere prime e le finanzi. Oltre a questo, entrambi i produttori parlano di un cinema autoriale ma mai elitario, una visione di qualità che si accosti sempre a una visione popolare. Che è un po’ il caso Non essere cattivo, dell’idea di cinema che ha sempre avuto Claudio Caligari, come Simone Isola (produttore del film ambientato ad Ostia) ha tenuto a specificare.
Forti di questa idea di cinema che li accomuna, Simone Isola e Francesco Dainotti si sono uniti per produrre Il Contagio, tratto dall’omonimo romanzo del modenese Walter Siti (2008) e scritto e diretto dalla coppia di giovani autori romani Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, la cui opera prima Et in terra pax era stata prodotta anch’essa da Kimerafilm.

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Abbiamo iniziato la collaborazione con Kimera” ci racconta Dainotti “proprio per la visione comune che abbiamo sia del lavoro del produttore che del tipo di film che vogliamo fare. Un cinema autoriale ma popolare, che arrivi a tutti, ma soprattutto che sia giovane. Ho sempre pensato che quando si è giovani è importante trovare qualcuno che ti sproni. Io e Simone vogliamo fare questo, entrambi vogliamo fare della nostra passione per il cinema un mestiere. Siamo attenti alla scrittura del film, quest’ultimo lo dobbiamo sentire, dobbiamo sapere di esserne i primi fruitori. Quando io decido di produrre un film, voglio raccontare storie che emozionino, che siano in grado di parlare del sociale, del vissuto,delle difficoltà che ha la gente nel vivere. Questo è il principale punto comune con la Kimera, con loro faccio il cinema che ho sempre sognato di fare con persone che lo sanno fare.
Con Il Contagio è successo questo. Kimera ha comprato i diritti, ci siamo incontrati e Simone mi ha chiesto di essere coinvolto. Io ho colto al volo l’opportunità di lavorare con persone che hanno trasformato la loro passione in un mestiere di qualità, e di lavorare  ad un film del genere e con un grande cast.

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il contagio

Alcuni degli attori del cast de Il Contagio sono Vincenzo Salemme, Vinicio Marchioni, Anna Foglietta, Giulia Bevilacqua e Maurizio Tesei. Alla base un romanzo che affronta il discorso delle borgate ma lo estende ad un campo più ampio, narrando, appunto, il contagio non geografico bensì antropologico che avviene fra la periferia e il centro. A questo proposito Simone Isola, classe 1982, ci ha raccontato com’è nato il progetto e quello che il film vuole provare a comunicare:”L’idea del film nasce tanti anni fa. Io vidi prima lo spettacolo teatrale di Nuccio Siano e poi lessi il libro. E all’epoca fu proprio Siano a scrivere la sceneggiatura per trarre un film dal libro, ma poi né di quello né di un altro progetto di Botrugno e Coluccini si fece più nulla. Perciò poi questi ultimi hanno messo mano alla sceneggiatura, chiesto a Nuccio se potessero lavorarci sopra e totalmente riscritto il film, cambiando un po’ di cose dal libro, che ha molti più personaggi e non è immediatamente cinematografico. I personaggi del libro erano moltissimi, noi abbiamo comunque ristretto il cerchio. Quello che più ci interessava era restituire il tono di certe riflessioni, una certa poesia che emergeva dal libro. Il contagio è in fondo un film corale come se ne fanno pochi in Italia.

Il film, attualmente in fase di post produzione, è ambientato al Quarticciolo ma, in accordo col libro, si sposta anche nelle zone centrali della Capitale. “Quello che emerge dal libro di Siti” continua Isola “è l’idea di una politica sempre più coatta, che assume certi atteggiamenti tipici degli ambienti periferici anche per sfruttarli dall’interno stesso. La periferia contagia il centro, la borghesia assume la caratteristica della borgata, si parla di una vera e propria messa in discussione delle classi sociali“. Una sorta di poltiglia indistinta della società contemporanea.

Dainotti ribadisce e arricchisce il concetto, per lui il film parla di questo: di una perdita di purezza che coinvolge ogni strato sociale, un film politico inteso nel senso greco di polis, calata totalmente nella società.Si tratta di un film che racconta il potere e l’uso del potere in una società disumanizzata. Una società dove il metodo di valutazione è il capitale e quindi il cinismo è l’unico modo di approcciarsi alla vita. Una società dove la purezza si è persa.

Questo” continua Isola “è un racconto universale, che va oltre il discorso contingente di Roma, delle periferie o della politica italiana. Nonostante sia girato a Roma infatti ci sono personaggi importanti che non sono romani. E va anche oltre a un discorso morale, l’importante è trasmettere le emozioni che la storia vuole comunicare. Il discorso del potere è fondamentale: il potere che migliora le tue condizioni, che ti fa emergere ma che ti fa anche perdere qualcosa di te. Questo succedeva in Non essere cattivo, anche se qui con Siti si tratta di andare oltre a Caligari e alla sua maggior fonte di ispirazione, Pasolini. Non di andare oltre in realtà ma di aggiornarli.

il contagios

Per il duo è fondamentale dare spazio a nuovi modi di vedere, di concepire le immagini cinematografiche e quindi di concentrarsi sulla sperimentazione, sulle opere prime.D’altronde nel resto di Europa il nuovo è sempre sostenuto. Per noi è importante valorizzare il lavoro dei giovani. Il Contagio parla di una società cinica, almeno noi dobbiamo essere coerenti” dice Francesco Dainotti.
E ci tengono a raccontarci che anche sul set del film l’atmosfera era quella,  non c’erano subordinazioni di alcun genere e tutti erano coinvolti e preparatissimi: dai registi, che avevano in mente ogni dettaglio fin dall’inizio, agli attori che hanno lavorato benissimo, impegnandosi al massimo. “È un film di piccolo impegno economico ma di grande storia, e gli attori sono andati decisamente oltre al semplice compitino“.

Questi, quindi, i punti principali, le idee che portano avanti i progetti di entrambi le case di produzione, Kimerafilm e Gekon Productions. Una particolare attenzione al reale filtrata da sguardi giovani. Un cinema di sperimentazione attento a chi, com’è normale e splendido che sia, ha nuove cose da dire su ciò che ci circonda oggi.

E poi una fondamentale considerazione per lo spettatore, un riguardo non ammiccante ma nato dal concepire il pubblico come principale fruitore. La mia soddisfazione” conclude Dainotti “è che lo spettatore esca dal cinema e continui a pensare al film molto dopo averlo visto…
Così come Isola sostiene di “voler andare ancora nella direzione di Caligari, essere autoriali ma non allontanarsi da una visione che sia sempre popolare.”

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