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Il corpo è di tutte, di Mapi Rizzo e Martina Riina

Il documentario delle due registe palermitane incrocia quattro storie di donne, celebrando l’autonomia del corpo femminile oltre i ruoli dettati dalla società. Dall’Efebo d’Oro 2025

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Mapi Rizzo e Martina Riina conoscono bene Palermo, il suo territorio, le sue realtà marginali, le problematiche che l’attraversano. E sanno bene anche cosa significhi essere donna nel capoluogo siciliano, soprattutto in quei quartieri spesso messi da parte e dimenticati dalla stessa città. Quartieri come Borgo Vecchio, una periferia legittimata e allo stesso tempo schiacciata dal centro storico, a due passi dagli occhi dei turisti. È qui che il documentario delle due registe inizia, trova la sua origine. Dalle riprese aeree che sorvolano i tetti del Borgo si scende piano, entrando nelle abitazioni che pulsano di storie. Storie di donne, in cui il corpo diventa narrazione, diventa politico, si fa carico di una collettività che chiede e merita di essere raccontata.

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Il film prosegue per capitoli: il corpo che cresce, che lavora, che nutre e, infine, il corpo che crea. A incarnarli sono quattro storie diverse che si sfiorano, si incrociano e si rispecchiano. C’è Laura, ragazza madre che affronta la maternità; Rita, quarantenne che ridefinisce se stessa attraverso il lavoro e le dirette Instagram; Julia, operatrice sociale spagnola trapiantata a Palermo, per la quale l’allattamento diventa un atto di scoperta e consapevolezza; e Martina, che nel twerk trova un linguaggio politico, un modo di affermare la propria femminilità e la propria libertà.

Le storie procedono veloci, apparentemente separate dai capitoli, ma finiscono per mescolarsi e incontrarsi, facendo incontrare anche le protagoniste. Rizzo, dietro la camera, osserva, Riina, invece, interviene, dialoga, cerca le parole delle donne e le porta dentro il suo laboratorio, dove le esperienze individuali diventano collettive. È lì che il corpo di ciascuna diventa quello di tutte. Perché quelle storie si rispondono, si riconoscono, si amplificano in un coro femminile che celebra l’autonomia del corpo oltre i ruoli dettati dalla società e dal mondo maschile. Un messaggio che si fa universale – sostenuto anche da testimonianze raccolte durante un festival in Spagna – e che trova ulteriore radicamento nel lavoro di Per Esempio, l’organizzazione che produce il documentario e che da anni costruisce comunità inclusive a Palermo

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Il film paga forse una certa semplicità visiva e di costruzione – non c’è nessun guizzo visivo – con una messa in scena essenziale che, a tratti, sembra trattenere il racconto più che accompagnarlo. Ma il lavoro sulle testimonianze arriva con chiarezza, efficacia e una partecipazione emotiva che dà senso e corpo, letteralmente, all’intero progetto.

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