"Il figlio di Babbo Natale", di Sarah Smith

Il figlio di Babbo NataleImmaginate che cosa potrebbe accadere se la centrale operativa di 24 si trasferisse al Polo Nord e, invece di guidare le sanguinolente missioni di Jack Bauer, desse precise istruzioni a Babbo Natale e a una schiera di folletti in tuta mimetica nella notte di Natale mentre i secondi continuano a scorrere inesorabili a lato dello schermo. Consegnare i regali a tutti i bambini del mondo diventerebbe così una missione possibile e di successo. I primi minuti di Il figlio di Babbo Natale ce lo dimostrano a perfezione in una sequenza adrenalinica e ad alta tensione perché se Santa Claus venisse scoperto sarebbe una vera tragedia. Il film della Aardman Animation, famosa per tanti film in passo a uno come Galline in fuga, ci svela tutti i segreti del Natale, portandoci direttamente a casa di Babbo Natale e facendoci conoscere la sua famiglia. Quando, per l'errore di una macchina, una bambina non riceve un regalo, il figlio minore, Arthur, ben più imbranato del fratello Steve, a capo delle operazioni alla base, decide di consegnare di persona il presente, ricorrendo alla cara vecchia slitta, anche grazie all'aiuto del cocciuto Bisnonno Natale. La loro sarà un'avventura dalle mille peripezie, ma che, soprattutto, ricalca le classiche tappe della crescita e del cambiamento per Arthur: da giovane imbranato con poca autostima a persona con una maggiore fiducia in sé e nelle proprie capacità. La storia, perciò, almeno per quanto riguarda la parabola del protagonista è abbastanza classica.

Tuttavia, la sceneggiatura di Smith e Baynham si rivela estremamente originale nell'inventare espedienti che mescolano le tradizioni popolari su Babbo Natale a un immaginario più propriamente cinematografico e pop. È da questo incontro che scaturisce la vena comica del film, sempre in grado di far ridere genuinamente, pur facendo ben attenzione ai sentimenti, come d'obbligo in un film natalizio rivolto ai più piccoli, d'altronde, ma che si rivela efficace nell'appellarsi anche a coloro che tanto piccoli non lo sono più da un pezzo. La comicità acquista in forza grazie all'animazione in 3D CG: i personaggi che vengono creati hanno tutti una loro caratteristica fisicità che contribuisce, insieme ai dettagli dell'ambientazione, a dare maggior realismo alla storia, rendendola forse un po' più vicina a noi. Da Babbo Natale, vecchio, pienotto e stanco a Mamma Natale con le sue guance paffute e i bianchi ricci che danno un senso di sicurezza, passando per il militarmente atletico Steve. Ma, soprattutto, Arthur: alto, dai grandi piedi, il naso a patata e il ciuffo ribelle, il giovane erede si muove sempre in maniera elastica e terribilmente goffa, riportando alla mente l'immagine dell'imbranato disneyano per eccellenza:  Goofy/Pippo. Al suo graduale acquisto in autostima si accompagna anche un diverso atteggiamento e linguaggio del corpo, proprio come avverrebbe con un attore in carne e ossa, fino alla postura che afferma il personaggio nello spazio, pur distinguendosi per una maggiore “dolcezza” rispetto al fratello Steve.  Una corporeità completata dalla voce che, almeno per una volta, il doppiaggio italiano rende in maniera fedele all'originale, rispettando il carattere dei personaggi, dando loro una personalità ancor più ben definita, ma anche con spunti per ulteriori gag comiche come nel caso dell'elfo Bryony. Il figlio di Babbo Natale, perciò, si rivela essere un film divertente, in grado di far ritrovare un po' di quello spirito natalizio che spesso si perde per strada durante l'anno, lasciando lo spettatore felice tanto quanto un bambino che scarta la nuova fiammante bici la mattina di Natale.     

Titolo originale: Arthur Christmas

Regia: Sarah Smith

Interpreti: (voci originali) James McAvoy, Jim Broadbent, Bill Nighy, Ashley Jensen, Hugh Laurie, Imelda Staunton, Andy Serkis

Distribuzione: Warner
Durata: 97'

Origine: UK, USA, 2011