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Corso Laboratorio di Ripresa Video e Fotografia, dall’11 marzo


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Il filo del ricatto. Dead Man’s Wire, di Gus Van Sant

Ricostruzione di una storia vera, il film racconta la provincia e gli abusi del capitalismo. Ma è anche un ironico umanissimo filo teso tra i personaggi e le vite.

Indianapolis, febbraio 1977. Un uomo di 44 anni, Tony Kiritsis si reca nella sede della Meridian Mortgage Company, una società di assicurazioni e mutui, e prende in ostaggio Richard Hall, il figlio del proprietario. Con un marchingegno assurdo ma efficace, un fucile annodato con un fil di ferro al collo della vittima, tiene in scacco per vari giorni le forze dell’ordine. Il filo del ricatto. Dead Man’s Wire è la ricostruzione di una storia vera, l’impresa disperata di un uomo in cerca di vendetta e di un rimedio alle ingiustizie subite dall’avidità degli speculatori, dopo aver visto andare in fumo gli investimenti fatti con i suoi risparmi. E si può ben capire cosa, nella vicenda, abbia suscitato l’interesse di Gus Van Sant. La possibilità di dar sfogo a quell’afflato politico che è sempre stato parte della sua ispirazione, lo sguardo critico sulle deformazioni profonde dell’identità americana, in particolare della provincia, sulle responsabilità del capitalismo spietato e sui processi di marginalizzazione.

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Corso Laboratorio di Ripresa Video e Fotografia, dall’11 marzo


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Siamo dalle parti di Promised Land, che raccontava gli oscuri piani di una grande azienda energetica per accaparrarsi terreni da sfruttare. E proprio come in quel film, Gus Van Sant accorda il ritmo ai fatti in maniera lineare e rigorosa. Senza però rinunciare alla sua dote nel creare toni, umori, atmosfere. Del resto è l’ambientazione a offrirgli l’occasione di rievocare un clima. Tra le musiche, l’abbigliamento. E la grana stessa delle immagini che, a più riprese, replicano la definizione video della televisione anni ’70. Non a caso, Il filo del ricatto. Dead Man’s Wire porta avanti una duplice traccia. Quella dello scontro già segnato tra i singoli e le grandi compagnie, che pur agendo attraverso le scelte degli individui, diventano delle entità cinicamente impersonali. E quella della spettacolarizzazione, del potere generativo e trasformativo delle immagini e delle narrazioni sulla verità delle cose. Un potere di cui è ben conscio lo stesso Tony Kiritsis, che chiede a gran voce di far sentire la sua versione dei fatti. Innanzitutto attraverso il dj Fred, la “voce di Indianapolis”, di cui è grandissimo fan. E poi, addirittura, indicendo una conferenza stampa. Fascinazione dell’esposizione mediatica che fa parte dell’ambiguità del personaggio, sempre sospeso sul filo della follia e sulla linea d’ombra tra la rivendicazione di una dignità ferita e di un cospicuo risarcimento economico.

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Consapevole di questa ambiguità, Gus Van Sant ha la sensibilità e l’intelligenza di non lanciare crociate. Anche perché non può venire meno all’umanità del suo sguardo, a quell’attenzione nei confronti delle persone e delle loro storie, alla sua particolare capacità di tracciare connessioni emotive profonde. Come nei dialoghi tra Bill Skarsgård e Dacre Montgomery, il sequestratore e la vittima, che sfiorano addirittura momenti di confessione e intimità, nonostante la frenesia della tensione. Un filo teso che va ben oltre le battute sulla sindrome di Stoccolma, di cui si compiace il padre padrone della Meridian Mortgage. E difatti il personaggio interpretato da Al Pacino è l’unico che sembra non aver diritto ad alcun’assoluzione. Ma anche nel suo caso, a salvarlo è il sorriso di Gus Van Sant. Un’ironia che domina su tutto. Amara, a volte anche sarcastica. Ma mai feroce, mai giudicante. Il resto è storia, storia vera… che riesplode sui titoli di coda, quando vediamo le immagini d’epoca del sequestro e del vero Tony Kiritsis. Intento a godersi il primo piano del suo incredibile spettacolo.

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Titolo originale: Dead Man’s Wire
Regia: Gus Van Sant
Interpreti: Bill Skarsgård, Dacre Montgomery, Al Pacino, Colman Domingo, Myha’la, Cary Elwes, John Robinson, Jordan Claire Robbins, Andy S. Allen, Katie Kinman, Don Overstreet, Mark Helms, Vinh Nguyen, Michael Ashcraft
Distribuzione: BIM Distribuzione
Durata: 105′
Origine: USA, 2025

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.8
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Il voto dei lettori
3.73 (11 voti)

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