Il futuro è nero: appunti sul focus Black Lives Matter del 7° SEEYOUSOUND

A colpire particolarmente nel segno, quest’anno, il focus trasversale dedicato dal festival alla produzione musicale nera da tutto il mondo e il particolare dagli Stati Uniti in tempo di protesta

La 7ª edizione del festival SEEYOUSOUND International Music Film Festival ha proposto dal 19 al 25 febbraio sulla piattaforma Playsys.tv 81 titoli tra lunghi, documentari, film brevi e videoclip. L’evento diretto da Carlo Griseri si è perciò concluso, anche se alcuni film resteranno disponibili sul sito fino al 3 marzo e anche dopo in quel contesto si continuerà a proporre contenuti video legati al mondo della musica.
A colpire particolarmente nel segno, quest’anno, il focus trasversale all’intera selezione e dedicato alla produzione musicale nera da tutto il mondo e il particolare dagli Stati Uniti in tempo di protesta. È risaputo come l’ultimo decennio abbia visto un’escalation di violenza legata a tensioni razziali ed è risultato subito evidente come questa situazione si sia da subito riflessa nello stato dell’arte a tutti i livelli possibili. Gli organizzatori del festival, nel loro piccolo, si sono convinti dopo aver trovato lo slogan “Black Lives Matter” su un muro di Liverpool nel documentario Everything: The Real Thing Story di Simon Sheridan, in un intenso passaggio sulle lotte per i propri diritti della comunità black negli anni ’70 britannici.

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SEEYOUSOUND si è fatto quindi sentire sull’argomento con i film ma soprattutto con quattro incontri organizzati all’interno degli appuntamenti Live dal cineteatro Baretti di Torino che ogni giorno, tra le 18 e le 21, hanno completato la programmazione. Gli ospiti chiamati a intervenire sul tema nei diversi momenti della settimana sono stati gli scrittori Giuseppe Pipitone, Carlo Babando e Luca D’Ambrosio, autori ciascuno di una differente pubblicazione recente in qualche maniera legate a #BlackLivesMatter. Pipitone col suo Stand 4 what – Razza, rap e attivismo nell’America di Trump e Babando con Blackness – Storie e musiche dell’universo afroamericano agganciano perfettamente tutta quella sezione del festival chiamata The Real Wold: Black is… dedicata ai videoclip di artisti neri statunitensi. Ma richiama anche il documentario Ronnie’s di Olivier Murray, omaggio al più famoso jazz club londinese della storia e ai grandi musicisti, anche e soprattutto afroamericani, che hanno calcato il palco del geniale Ronnie Scott ribadendo come fossero spesso gli artisti neri a rappresentare in ambito musicale un’America ancora razzista. Mentre il libro di D’Ambrosio, intitolato Musica Migrante – Dall’Africa all’Italia passando per il Mediterraneo, dialoga prima di tutto col cortometraggio animato En rang par deux degli italiani Elisabetta Bosco, Margherita Giusti e Viola Mancini, ma in senso più ampio riflette sul rapporto sempre cangiante e ancora contraddittorio dell’Occidente con i paesi africani e le sonorità da essi provenienti.

Siano quelle post-coloniali di Lisbon Beat, diretto da Rita Maia e Vasco Viana, o quelle neo-coloniali raccontate in Contradict di Peter Guyer & Thomas Burkhalter, dove il rap diventa riaffermazione identitaria radicale. Corollario al/i discorso/i una colonna sonora estesa e suggestiva, che va dai classici soul a Marvin Gaye, considerato padre della protesta attraverso l’album What’s Going On del 1971; dal recentissimo RTJ4 del duo Run the Jewels, e in particolare le rime militanti di Killer Mike per il brano Walking in the Snow, alla gioiosa ma importantissima canzone creata coi bambini della Rosa Parks School di Berlino in occasione di un progetto per sensibilizzare le nuove generazione sul tema dei diritti civili e della storia nera del pianeta.

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