"Il gatto con gli stivali", di Chris Miller

Il gatto con gli stivali è uno strano tipo di spin-off: riprende un personaggio marginale della saga di Shrek ma non ha nessun legame di continuity con la più celebre epopea della Dreamworks e si allontana dalla tentazione del prequel. Il felino ripete spesso la famosa gag dei suoi ipnotici occhi dolci ma ha un trattamento e un'ambientazione completamente differenti rispetto al passato. Tuttavia, il film ripropone lo stesso gioco linguistico e ribadisce un'unione di intenti: Il gatto con gli stivali continua a reinventare l'immaginario collettivo delle favole ed arriva a toccare delle distorsioni esasperanti. Il risultato finale è interessante e divertente, ma non perfettamente centrato. Il compito di trovare delle altre fiabe da dissacrare e da capovolgere non era facile e gli sceneggiatori hanno ripiegato sulle filastrocche: infatti, Humpty Dumpty e la coppia di villain formata da Jack & Jill vengono dal repertorio delle nursery-rhymes anglosassoni che tradizionalmente si attribuiscono a Mother Goose. E non è un caso che un'oca gigante faccia la sua catastrofica comparsa proprio nel finale… Purtroppo, uno degli spunti più interessanti del film rischia di perdersi nella traduzione: la riconoscibilità è facile per il pubblico infantile in lingua inglese ma rischia di perdere la sua efficacia in ogni altro contesto culturale. Il gatto con gli stivali soffre l'incertezza della Dreamworks e la sua necessità di trovare al più presto una nuova formula narrativa. La presenza vocale di Antonio Banderas e di Salma Hayek ammiccano al pubblico latino-americano e l'ambientazione in stile gold rush offre un sapore retro che appartiene più alla sfera del western che a quella dell'animazione. La volontà era quella di favorire un ulteriore cortocircuito tra stereotipi differenti: una favola tipicamente europea come quella dei fagioli magici si sviluppa nel contesto della frontiera. Eppure, viene il dubbio che la desertica cittadina di San Ricardo sia stata scelta per venire incontro ad Antonio Banderas e per permettergli di esprimersi nei comodi panni di Zorro. Il gioco delle contaminazioni è coraggioso ma il film non ha quella stratificazione che gli permette una lettura trasparente: le diverse prospettive si accavallano una sull'altra, si infastidiscono a vicenda e impediscono a Il gatto con gli stivali di decollare. E' come se ci fosse un divario eccessivo tra il punto di vista troppo infantile della trama e la caratterizzazione troppo adulta dei protagonisti e la mancanza di equilibrio è compensata solo in parte dalla felice ispirazione visiva di alcune sequenze. Alla fine, l'unico che riesce ad esaltarsi è Zack Galifianakis: la sua versione di Humpty Dumpty conserva le tipiche qualità fisiche della sua comicità ed eclissa le zuffe da lotta dei sessi tra Antonio Banderas e Salma Hayek. Il suo personaggio soffre la limitazione del suo corpo ovale e vi costruisce sopra un numero incalcolabile di situazioni. Del resto, nessuno può permettere che il suo guscio si rompa con una caduta… Humpty Dumpty sat on a wall/Humpty Dumpty had a great fall. All the king's horses and all the king's men/Couldn't put Humpty together again…

 

 

Titolo originale: Puss in Boots

Regia: Chris Miller

Interpreti (voci originali): Antonio Banderas, Salma Hayek, Zach Galifianakis, Billy Bob Thornton, Guillermo Del Toro

Origine: USA, 2011

Durata: 90'
Distribuzione: Universal