"Il giro del mondo in 80 giorni", di Frank Coraci

Tutta la compagine tecnica ha lavorato alla costruzione di questa divertente girandola pop con sfumature optical da fare invidia ad uno stilista retrò: l'armamentario sintattico del cinema al servizio di uno dei romanzi più affascinanti della letteratura per l'infanzia. Sopra tutti, Jackie Chan.

Dalle pagine dei suoi romanzi, Verne chiamava il lettore a confidare nelle proprie capacità, a combattere per ciò in cui crede, a partire da sé stesso per raggiungersi dopo aver guadagnato il rispetto per le proprie scelte: allo stesso obiettivo punta il film di Coraci, con leggerezza, ironia, e tutto l'armamentario sintattico del cinema.
Costruendo un'enorme girandola pop con i pezzi di uno dei romanzi più affascinanti della letteratura per l'infanzia, l'intera compagine tecnica ha lavorato per creare un universo di fine Ottocento con sfumature optical, da rendere invidioso uno stilista retrò. Ad accentuare la folle ed allegra assurdità del trattamento, la presenza di Jackie Chan nel ruolo di Passepartout, fido aiutante di Phileas Fogg e vero protagonista del film: un attore per il quale una volta tanto si può spendere serenamente la definizione di icona della commedia d'azione, e la cui fisicità strabordante bilancia perfettamente la compassata, britannica staticità del suo contralto, la star televisiva inglese Steve Coogan. Il risultato è un film per ragazzi che richiama sottilmente l'attenzione del pubblico adulto, senza bisogno delle premeditate strizzate d'occhio disneyane.

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Tematiche classiche – la sfida impossibile, il fascino dei paesi lontani, la lealtà, la fedeltà e l'amore – si accompagnano sottilmente, senza sbandieramenti di proclami, ad argomenti più maturi e "moderni", come la tutela delle diversità e le pulsioni espansioniste delle società più evolute. L'utilizzo di camei affidati a star di rilievo (Kathy Bates, Arnold Schwarzenegger, John Cleese, Owen Wilson) e l'aria costantemente permeata di sornione humor britannico costituiscono i punti di contatto col predecente adattamento del romanzo di Verne diretto da Michael Anderson nel 1956 (con David Niven nel ruolo di Fogg, e Mario Moreno "Cantinflas" in quello di Passepartout); a marcare la diversità, invece, l'egemone presenza di Jackie Chan e delle sue "gag marziali", tra le quali un tipico, concitato duello a colpi di panchina di legno: inutile ricordare la mania dell'attore di girare in prima persona, senza avvalersi di stunt-men, anche le scene più pericolose. Tra le curiosità, la scelta di riprodurre fedelmente una delle inquadrature hitchcockiane più studiate (la nave in partenza racchiusa in una cornice di edifici, in Marnie) e la scelta – non si sa quanto involontaria – di far svolgere il combattimento finale tra Oriente ed Occidente nella testa della Statua della Libertà…

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Titolo originale: Around the World in 80 Days
Regia: Frank Coraci
Interpreti: Jackie Chan, Steve Coogan, Cecile De France, Jim Broadbent, Ewen Bremner, Arnold Schwarzenegger
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 120'
Origine: USA/Germania/Irlanda/Gran Bretagna, 2004

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