Il grado zero dei sentimenti

Diventa sempre più materia il cinema di Wong Kar-wai. Un cinema sempre più tattile, di corpi e di oggetti, di luci e di suoni (in cui estremizza in maniera ancora più radicale la tendenza di uno sguardo e di un sentire onnivoro di Hong Kong Express ed Happy Together). In the Mood for Love è un mélo di una purezza impressionante, una rappresentazione di un’instabilità sentimentale nella sua essenza, al grado zero, proprio come Godard. Ci sono immagini che tornano come un flusso continuo, dal “rosso fuoco” del corpo di Maggie Cheung che si delinea nella penombra degli interni, al volto di Tony Leung, sempre ripreso nella stessa posizione mentre fuma una sigaretta, circondati da un altro ritorno, quella straordinaria sinfonia dolente che invade il cervello, che si porta addosso la storia di questo amore impossibile.Un Breve incontro quello di Wong Kar-wai ancora più radicale, oppresso dal ritorno di uno spazio (gli interni degli appartamenti vicini, i rispettivi luoghi in cui lavorano i due protagonisti Su Li-zhen e Chow Mo-wan) che è una cifra estetica riconoscibilissima, tra le più autentiche del cinema contemporaneo. In the Mood for Love è un film sempre sul punto di scoppiare, di un equilibrio precario, dove ogni inquadratura (con i suoi colori fortissimi, con le prospettive di uno spazio delineato e al tempo stesso labile) sembra non reggere il peso specifico di una materia filmata densissima, di una temperatura emotiva che non trova un’appagante corrispondenza sentimentale perché condizionata da una presenza totale e/o parziale del fuori-campo che limita, che ostruisce. Il marito di Su Li-zhen e la moglie di Chow Mo-wan non si vedono mai se non di spalle, dietro una porta o mascherati da un oggetto o un altro personaggio. La loro voce, la loro presenza fantasmatica si avverte però di continuo, nelle numerose zone d’ombra dei passaggi dei due protagonisti, nei loro sguardi, nei loro gesti e impulsi tentati e poi rientrati. Tutto nel segno di un accensione continua, tutto nel tentativo di mostrare fisicamente tutto ciò che non è diegetico (il carrello) o parzialmente diegetico (la luce, la mano) in un film che inebria, che mette in gioco e attiva tutti i sensi, che riprende filmati d’epoca (De Gaulle) confondendoli con un percorso dentro la memoria (tra il 1962 e il 1966) proprio come Alain Resnais, con lo stesso stile fiammeggiante e sobrio. Non c’è eccesso o c’è troppo eccesso in In the Mood for Love proprio perché è un film che si alimenta e si placa, che prende fuoco e si spegne. Ad intermittenza, con una capacità di coinvolgere e sconvolgere da brivido.

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