Il male non esiste – Incontro con Mohammad Rasoulof

In occasione dell’uscita del film vincitore dell’Orso d’Oro a Berlino 2020 nelle sale italiane il 10 marzo, il regista iraniano ha incontrato la stampa per parlare della sua opera e della censura

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Mohammad Rasoulof, tra i più noti e importanti registi iraniani viventi, rappresenta da anni quello che può essere definito coraggio artistico nel suo strenuo raccontare le vicende del suo Paese. Ora, per celebrare l’uscita del suo film Il male non esiste (There is no evil), in lingua originale Sheytān vojud nadārad, Rasoulof ha incontrato la stampa e ha raccontato il film e il suo rapporto di amore e odio con il suo Paese. Un Paese che lo ha condannato subito dopo aver vinto uno dei più importanti premi a livello internazionale, l’Orso d’Oro nella 70esima edizione della Berlinale. Un momento che il cineasta ha ricordato con commozione, tra la gioia e la tristezza, visto che è stata sua figlia Batan (presente anche come attrice all’interno del film) a ritirare il premio in videochiamata con lui e ha spiegato come in quei giorni si trovasse con sua madre in fin di vita.

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“La censura in Iran è molto più al di là della piccola influenza che si pensa che si abbia sul cinema. Ha a che fare con la vita quotidiana dei cittadini e la struttura sociale della vita. Eliminando una parte della realtà si crea una realtà fittizia, di finzione e pian piano la gente potrebbe addirittura staccarsene. Questo non vale per tutti, una parte della gente è ben conscia della situazione. Però l’influenza è forte e a volte è talmente intima che diventa autocensura. La gente di questo Paese e in particolare gli artisti sono quindi inevitabilmente a stretto contatto con la censura” ha affermato il regista, che ha parlato anche di che cosa significa realmente essere censurati, in questa epoca di fake news, in cui anche l’Occidente sperimenta, in piccolissima parte delle censure che sono irrisorie rispetto a quelle reali, vissute da Rasoulof stesso. “Quello che io ho sperimentato e sperimento della censura non è soltanto legato all’ambito artistico ma riguarda la mie scelte giornaliere e ciò che vedo delle notizie dal mondo. La struttura in cui vivo cerca continuamente di cambiare e di deformare i dati e questo è molto fastidioso e doloroso. Questa cosa crea una sensazione di non sicurezza e distanza. La gente non si fida di niente, pensa che la propria percezione della vita non sia vera, La censura sembra una tenda spessa che ha tagliato la gente iraniana dal resto del mondo. È possibile che attraverso internet la gente riesca a connettersi di più al mondo. Ma ha comunque la ferita e il danno causato dal clima in cui vivono restano.” Compito dell’artista è proprio quello di “squarciare i veli della camera e vedere tutto ciò che è nel buio e nell’oscurità”. “Dobbiamo sparare la luce sul buio” ha detto Rasoulof.

Ed è proprio internet ad essere stato argomento di dibattito per il regista de Il male non esiste: “La tecnologia ci dà delle chance che l’Iran cerca di limitare, ma la tecnologia stessa permette di bypassare queste limitazioni. Mi sento molto fortunato come cineasta, perché riesco a creare film meglio grazie al progresso tecnologico rispetto a 20 anni fa quando era molto molto più difficile. Sono contento di questo tempo in cui si possono fare film con cellulare. Quello che mi piace nei miei film è sperimentare una produzione buona malgrado le difficoltà. La lavorazione sotterranea de Il male non esiste è stata infatti molto difficile, perché ad esempio ho fatto fatica a trovare le location giuste. Cerco però sempre di diminuire l’effetto che si può vedere e di non tirare in ballo i miei problemi personali nella preparazione del film.” Il regista si è visto infatti quasi costretto a suddividere il film in 4 piccole storie per ragioni produttive, che si sono poi trasformate anche in metaforiche: “Nel primo episodio infatti qualcuno dice sì, accetta, nel secondo si dice di no, nel terzo si e no insieme. Il quarto episodio si focalizza invece sul prezzo che noi paghiamo per dire no. Ho pensato di mettere questi episodi insieme per dare una storia unica, complessa e completa su questo argomento così difficile”.

Riguardo all’attuale situazione di tensione fra Russia e Ucraina Rasoulof ha affermato: “L’Iran viene in qualche modo considerato una colonia della Russia e il governo iraniano appoggia il governo russo ma la sensazione che la gente ha è molto differente. Sono molto tristi e sentono empatia con gli ucraini e gli ucraini devono sentire questo sentimento da parte dei cittadini iraniani e non dal governo del mio Paese.” Sul fatto che sono state escluse opere di autori russi dall’EFA (European Film Market) e che quindi fatti politici si riversino su chi produce arte, la quale dovrebbe invece rappresentare anche una voce antitetica a quella dei poteri forti di uno Stato, il regista ha commentato: “I festival devono avere una sensibilità nei confronti degli artisti, essere russo o iraniano non significa essere davvero uniti al regime che si trova in quel Paese. La cosa deve essere vista in un quadro molto più ampio e non si può non considerare il comportamento del singolo individuo, a prescindere dal luogo in cui si trova”.

Durante la conferenza è intervenuto anche Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia (che ha patrocinato il film), parlando de Il male non esiste come di “un film che può indurre ad una riflessione sul tema della responsabilità, delle decisioni che devono essere prese spesso con opzioni molto strette”. Ricordando come in Iran siano avvenute quasi una esecuzione capitale al giorno nel 2021 e nel 2022 più di una al giorno e che questa “barbara prassi” è condivisa anche dalla Cina, dal Giappone e dagli Stati Uniti, fra gli altri.

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