Il massacro di Fort Apache, di John Ford

Primo capitolo del regista sulla cavalleria, una dolente riflessione sulla storia americana con strepitose scene di battaglia. Stanotte alle 2.40 su Rai Movie e Sabato 27 all’1.15 su Rai 3

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DISCLAIMER (VARIE ED EVENTUALI INTOLLERANZE DEL RECENSORE)

Si avvertono i signori lettori che la seguente recensione non intende propagandare idee colonialiste o razzismi contro la comunità dei nativi americani. Il recensore ha contestualizzato la vicenda nel 1864 ed ha sottolineato come certe espressioni e certi comportamenti riflettono usi e costumi di un’epoca antica e non riflettono il pensiero di John Ford, né dello scrivente. Il recensore non ha alcun pregiudizio di sorta, a parte qualche intolleranza verso i promotori finanziari che col tempo si è trasformata in una rispettosa e civile presa di distanza. L’unica allergia che può dichiarare è quella alimentare, specificatamente ai frutti di bosco. Nessun cavallo è stato maltrattato durante la stesura di questo scritto.

Il massacro di Fort Apache è un film che ha subito un grave fraintendimento critico: le accuse più frequenti sono state quelle di abuso della retorica nazionalista e di propaganda bellica, per non parlare delle perplessità sulla caratterizzazione degli indiani Apache. In realtà John Ford riprende la leggenda del Generale Custer (già trattata da Raoul Walsh ne La storia del generale Custer del 1941) e la trascina nella polvere rivelando le incongruenze del mito.

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Il declassato colonnello Owen Thursday (Henry Fonda) viene esiliato con la figlia Philadelphia (Shirley Temple) a Fort Apache, un avamposto simil fortezza Bastiani dove però i Tartari/Indiani compaiono molto presto. Mentre iniziano le prime scaramucce con il Capitano John Kirby (John Wayne) portatore di una visione più diplomatica del conflitto, la figlia Philadelphia si innamora del biondo ufficiale e gentiluomo Michael (John Agar) figlio del sergente maggiore O’Rourke (Ward Bond). Nella prima parte John Ford si prende tutto il tempo per caratterizzare i diversi personaggi: il tono è spesso umoristico e le scene di vita quotidiana nel campo si colorano di battute e di scherzi (l’addestramento delle reclute, i goffi approcci di Philadelphia al torpido Michael, il ballo di San Patrizio che coinvolge anche il legnoso Thursday). Alla rigidità e alla cupezza del Colonnello Thursday si contrappone il sorriso bonario e il pacifismo di Kirby che prova a mediare cercando di guardare gli eventi dal punto di vista dei nativi americani. Tutte le accuse di razzismo e di deriva reazionaria mosse da parte della critica cadono miseramente di fronte alla scena del colloqui di Thursday e Kirby con il responsabile governativo della riserva indiana Silas Meacham (Grant Withers) accusato di avere fornito agli Apache alcool e munizioni, stravolgendone usi e costumi. Gli Apache si muovono dal loro territorio perché costretti da fattori di sopravvivenza ma sono ancora disposti all’accordo pacifico proposto da Kirby. E’ la stupidità e la frustrazione del Colonnello Owen a mandare i propri uomini al massacro: mentre i soldati sfilano a cavallo John Ford inquadra i visi delle donne che restano a casa ma intuiscono la follia di una azione suicida.

La fotografia di Archie Stout usa gli infrarossi per far risaltare il cielo, le nuvole e le rocce della Monument Valley e le musiche western (She Wore a Yellow Ribbon, Goodnight Ladies, The Regular Army) accompagnano i momenti spensierati e quelli eroici. Ford è eccezionale nei momenti delle battaglie: la macchina da presa sembra volare sulle immense distese della Monument Walley, si immerge nella polvere, schiva gli spari, viene sfiorata da cavalli e cavalieri che rotolano all’unisono sul terreno abbattuti dalle pallottole. Poi l’inquadratura si ferma, quasi volesse riprendere fiato e quando tutto sembra precipitare un gesto di clemenza diventa l’unica risposta possibile al tradimento di un patto tra gentiluomini.

Ispirato dal soggetto Massacre di James Warner Bellah, primo capitolo della trilogia della cavalleria fordiana (gli altri titoli sono I cavalieri del Nord-Ovest e Rio Bravo), Il massacro di Fort Apache è una dolente riflessione sulla storia americana, macchiata da episodi che la leggenda e il mito hanno provato ad edulcorare. Mentre Kirby/Wayne si affaccia alla finestra cercando di immaginare un futuro per la propria Nazione, in sovraimpressione scorrono le immagini di tanti uomini che hanno sacrificato la loro vita: il loro valore rimane integro ma le scelte scellerate dei comandanti gridano vendetta al cielo. C’è una zona grigia in cui le ragioni degli sconfitti proiettano ombre lunghe sulla gloria dei vincitori: prendendo le distanze da fondamentalismi nazionalistici e falsi storici, il cinema di John Ford non è né bianco né nero, ma porta in sé una splendida contraddizione poetica, continuando saggiamente a procedere su questa sottile linea grigia.

 

Titolo originale: Fort Apache
Regia: John Ford
Interpreti: John Wayne, Henry Fonda, Shirley Temple, Pedro Armendáriz, John Agar, Ward Bond
Durata: 127′
Origine: USA, 1948
Genere: western

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.6

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4 (6 voti)
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