Il memoir di Robbie Robertson racconta il suo rapporto con Scorsese
Si chiama “Insomnia” e descrive l’amicizia fraterna, la convivenza dei due nell’intenso periodo dal 1976 al 1980, gli anni successivi alla realizzazione di “The Last Waltz”. Edito da Jimenez
Nel periodo dell’addio ai The Band, Robbie Robertson non se la passava bene. Nel 1976, The Last Waltz fu un concerto leggendario che il suo amico Martin Scorsese aveva ripreso come materiale da documentario, ma i problemi personali del gruppo andavano peggiorando, e Robertson stesso non poteva più sopportare certe dinamiche. Il periodo successivo, fino al 1980, è quello toccato dal suo memoir Insomnia, il secondo dopo Testimony nel 2016, in uscita postuma il 13 febbraio edito da Jimenez. Cresciuto a stretto contatto con il cinema, dalla fascinazione per Orson Welles all’ossessione per i noir, Robertson ha compreso ben presto l’esigenza di trasformare le riprese di The Last Waltz in un’operazione cinematografica vera. Servivano interviste, serviva altro girato per creare un quadro più ampio.
Ma i suoi compagni di band non ne vedevano il potenziale, non erano vicini al cinema, e altri come Richard Manuel combattevano con altri demoni. Così, il musicista canadese si stava progressivamente allontanando dalla band, e nel frattempo aiutava il suo caro “Marty” nel montaggio del rockumentary. Fanno da contorno tutti i grandi “personaggi” del mondo di Scorsese: da Robert de Niro, che stava studiando movenze e atteggiamenti di Jake LaMotta con la speranza di convincere Scorsese a realizzarci un film, fino a Harvey Keitel e altri.
Durante quei mesi, Robertson e il regista si sono ritrovati perfino a convivere. E quel che segue è una vera amicizia fraterna, un periodo intenso in cui entrambi si sono trovati sull’orlo del precipizio, sia dal punto di vista personale che creativo. Fu una convivenza segnata dall’insonnia, dalle notti passate a guardare un film dopo l’altro nella sala proiezioni della casa di Scorsese a Beverly Hills, dall’eccesso e dall’anestesia, fino a una improvvisa e salvifica ripresa.
E tra una crisi e l’altra, la leggenda del rock guida il lettore nel panorama musicale underground e non degli anni ’70, nella cornice culturale di New Orleans: compaiono amici della scena quali Allen Toussaint, i The Meters, e i The Neville Brothers, fino ad arrivare alle “tribù” indiane del Mardi Gras (tribù mascherate), al jazz tradizionale o al R&B. Il memoir risulta dunque un viaggio completo in una delle menti musicali più vivide di sempre, durante un periodo di profonda crisi e introspezione accompagnato dal fidatissimo amico e collaboratore Martin Scorsese.


























