"Il mio non è un film a tema, ma la storia di due personaggi", Incontro con Francesca Comencini

Dopo l'esperienza del concorso veneziano, Francesca Comencini presenta il suo ultimo film, Un giorno speciale, anche alla stampa romana, in occasione dell'uscita nelle sale venerdì 4 novembre. Ad accompagnarla i due giovanissimi protagonisti Filippo Scicchitano, già visto in Scialla! e Giulia Valentini, qui all'esordio assoluto sul grande schermo.

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Dopo l'esperienza del concorso veneziano, Francesca Comencini presenta il suo ultimo film, Un giorno speciale, anche alla stampa romana, in occasione dell'uscita nelle sale venerdì 4 novembre. Ad accompagnarla i due giovanissimi protagonisti Filippo Scicchitano, già visto in Scialla! e Giulia Valentini, qui all'esordio assoluto sul grande schermo.

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Nonostante sia una storia tratta da un libro (Il cielo con un dito di Claudio Bigagli), si sente che questo film le appartiene molto. Come è stato girare questa pellicola?

E' stato forse uno dei film più difficili che ho realizzato perchè, soprattutto durante il montaggio, mi ha coinvolto molto emotivamente. Sin dal primo momento in cui ho letto il libro io mi sono innamorata subito di questi due ragazzi. Soprattutto Gina, la mia protagonista, è un personaggio a cui mi sono sentita vicina. Da sempre trovo affascinante vedere come le donne, mentre da adolescenti sono decisamente più forti dei loro coetani maschi, più crescono più perdono questa loro sicurezza. Come se il mondo nel quale stanno per entrare non fosse pronto ad accettarle cosi come sono. Nel film questa perdità di forza è molto marcata, visto che, se per tutto il tempo è la ragazza a condurre il gioco, alla fine accetta la sua situazione passivamente, mentre è il ragazzo ad avere il gesto di ribellione finale. A Venezia, forse anche giustamente, i discorsi sulla pellicola si sono appiattiti soprattutto sul tema Bunga Bunga, una definizione che io odio, ma il mio intento era raccontare due ragazzi di oggi. Il mio, infatti, non è un film a tema, ma la storia di due personaggi. 

Nel film ha un ruolo molto importante il rapporto tra Gina e sua madre. Ce ne vuole parlare?

Prima di tutto non era assolutamente mia intenzione giudicare nè Gina nè sua madre. All'inizio del film quando vediamo la mamma impegnarsi cosi tanto per aiutare la ragazza a prepararsi sembra come se la stesse vestendo per il suo matrimonio, il classico momento di passaggio per una donna dall'adolescenza all'età adulta. Invece si capisce subito che la giornata che Gina ha di fronte è molto diversa. Il personaggio della madre non è negativo, proprio perchè quello che fa, è fatto per amore di sua figlia. La sua buona fede la porta a spingere la figlia verso l'unico modo che conosce per permettergli di avere successo. Nella cronaca abbiamo già letto di situazioni simili. Io stessa da madre ho riflettuto molto e credo che tutti noi dobbiamo continuare a interrogarci su quale concetto di etica c'è nell'Italia di oggi. Anche adesso, che il Bunga Bunga sembra, speriamo, un ricordo, non dobbiamo rimuovere questi temi dalla nostra riflessione.

I due protagonisti dove li ha trovati?

Come tutti voi, ho scoperto anche io Filippo Scicchitano grazie alla sua interpretazione di Scialla!. Potrebbe sembrare che ho scritto il personaggio di Marco su di lui ma non è cosi, anche se dopo il nostro primo colloquio ero convinta che il ruolo fosse perfetto per lui. Per quanto riguarda Giulia Valentini, per mesi sono andata nelle periferie di Roma ad attaccare volantini in cui dicevo che cercavo attori ventenni. Ho ricevuto un migliaio di email. Tra queste, che ho letto tutte, c'era anche quella di Giulia. Quando poi è venuta in ufficio e abbiamo chiacchierato ho capito che era lei quella che cercavo. Comunque anche tutti gli altri attori, anche quelli in ruoli molto piccoli, sono stati presi dalla strada perchè reputavo questo il modo migliore per raccontare questa storia.

Come hanno già fatto Bellocchio (Bella addormentata) e Garrone (Reality) anche lei sembra indicare nella videocrazia il mostro che sta rovinando questo paese. E' vero?

Mentre il film di Garrone ancora non l'ho visto, quello di Marco l'ho trovato meraviglioso. Anche se reputo il paragone fra me e Bellocchio molto grande, lui infatti è un maestro, devo ammettere che nei nostri ultimi film abbiamo provato a fare la stessa operazione. Entrambi abbiamo preso un tema che ha sconvolto ed emozionato l'opinione pubblica e ci siamo ritornati sopra attraverso gli strumenti del cinema. L'arte non è forse questo, la capacità di guardare il presente e codificarlo, per cosi poterlo analizzare nel profondo? I miei due protagonisti sono infatti due figli dell'Italia di oggi, e credo che nessuno possa permettersi di ignorarlo.

 

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