Il mio regno per una farfalla, di Sergio Assisi

Le vicende dello scapolo impenitente Sasà ad Ischia diventano una rappresentazione anacronistica del maschio contemporaneo, un cinema fuori tempo massimo.

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Pochi luoghi sono tanto funzionali alle narrazioni quanto le isole. Queste permettono infatti di raccontare storie collocate in una contemporaneità sospesa, che funziona con le proprie regole diventando l’ambientazione ideale per una fiaba. E permettono anche di fare ricorrendo ad immagini suggestive, location tanto belle da togliere il fiato. Ne Il mio regno per una farfalla Sergio Assisi, sceneggiatore, regista e interprete del film, mette in moto esattamente questo meccanismo, ambientando il suo secondo lungometraggio, a quasi dieci anni di distanza da A Napoli non piove mai, ad Ischia.

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Qui Sasà, giunto alla soglia dei cinquant’anni, si autoproclama re dell’isola. Non ha un lavoro e vive nell’attesa di ereditare l’hotel di famiglia, nella cui suite risiede a scrocco circondato da tutte le donne che non resistono al suo fascino. Questo stile di vita spensierato viene però interrotto dalla scoperta di una clausola sul testamento del padre e dall’arrivo di una nuova ragazza.

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Il mio regno per una farfalla, a proposito di eredità, è una commedia che sembra provenire dal passato, strizzando l’occhio a quello spettatore che è pronto a puntare il dito nei confronti del politicamente corretto, nostalgico di quando si era “liberi di dire qualsiasi cosa”. La verità è che certe concezioni sono semplicemente superate ed è quindi impossibile non storcere il naso di fronte ad un simile ritratto di una società in cui gli eroi sono uomini scaltri che seducono donne private di qualsiasi dimensione oltre a quella fisica.

Si tratta del tipico film che, in una sorta di retorica della leggerezza, concede qualsiasi cosa ai propri personaggi. Sasà allora è simpaticamente trattato come un qualsiasi uomo affascinante con la faccia da schiaffi a cui si perdona tutto, quando altro non è che una persona profondamente meschina. O ancora, ecco un personaggio omosessuale trattato benevolmente dal protagonista, ma che è di fatto ritratto seguendo il più becero degli stereotipi.

Per il resto il lungometraggio non regala particolari momenti significativi, costituito com’è solo da siparietti (presunti) comici tra Sasà, il suo amico Peppe, l’avvocato Passalacqua e il parroco del paese Gennaro. Poco spazio è al contrario lasciato alla vicenda sentimentale con Anna, che pure dovrebbe sostenere la struttura del film, diventando il perno attorno al quale la storia procede, l’amore per cui il protagonista si evolve. Ciò però non avviene mai. Il mio regno per una farfalla continua infatti a seguire lo stesso schema di gag basate su doppi sensi o giochi di parole, con i soliti amici maschi che si divertono tra di loro, relegando ad un’estrema marginalità anche i personaggi femminili che, ai fini della narrazione, dovrebbero essere fondamentali.

Chissà cosa direbbe oggi il Marco Ferreri di Ciao maschio o Chiedo asilo, film usciti ormai quasi mezzo secolo fa, ma che sembrano il perfetto ritratto dell’uomo di oggi, rendendo del tutto obsoleta qualsiasi rappresentazione come quella di Sasà, a cui di questa crisi non sembra essere giunta alcuna notizia e che continua a vivere in un cinema evidentemente fuori tempo massimo.

 

Regia: Sergio Assisi
Interpreti: Sergio Assisi, Federica De Benedittis, Giuseppe Cantore, Tosca D’Aquino, Barbara Foria, Anna Tangredi, Gianni Ferreri, Magdalena Grochowska, Armando Pugliese, Benedetto Casillo, Nunzia Schiano, Giobbe Covatta
Distribuzione: Veikula
Durata: 100’
Origine: Italia, 2024

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
1.5
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Il voto dei lettori
3.85 (20 voti)
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