"Il mistero della pietra magica", di Robert Rodriguez

Il regista texano, con il solito spirito beffardo e cialtrone, si diverte a scompaginare l’ordine del racconto, mescola i piani temporali, seguendo la memoria cattiva e ribelle di un ragazzino, va avanti e dietro, giocando dispettosamente sui tasti rewind e flash forward. Ma è l’ennesimo trucco per nascondere l’inevitabile. Tutto è già visto

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IL N.13 DELLA RIVISTA CARTACEA BIMESTRALE DI SENTIERI SELVAGGI

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Il mistero della pietra magicaChi è che non sogna l’avventura? Giuseppe Bergman, il personaggio di Milo Manara, ne era ossessionato. Ma l’avventura altro non è che un viaggio e una storia da raccontare. Una partenza verso una meta sconosciuta, un’altra dimensione, fisica o mentale. E’ un mondo di accadimenti inusitati, i cui orizzonti variano livello dopo livello, come in un videogame, accordandosi al grado di esperienza e d’immaginazione, grandezze di misura che troppo spesso seguono direttrici inversamente proporzionali. Il mistero della pietra magica, ultimo parto della verve sgangherata di Robert Rodriguez, sembra uscito fuori da una fantasia infantile. Assomiglia al gioco strampalato di un pomeriggio d’estate, in cui ci si diverte a dar vita all’avventura aldilà di ogni verosimiglianza, tra mirabolanti prodigi della tecnica, fortezze e fossati infestati di coccodrilli, vespe giganti e caccole che si trasformano in mostri terribili.  Non avrebbe molto senso star dietro alla storia di un film che a ogni passo smarrisce la linea di direzione. Questo è il regno dei desideri che prendono forma e si muovono velocemente, sempre un po’ oltre il possibile e il lecito. E Rodriguez, con il solito spirito beffardo e cialtrone, si diverte a scompaginare l’ordine del racconto, mescola i piani temporali, seguendo la memoria cattiva e ribelle di un ragazzino, va avanti e dietro, giocando dispettosamente sui tasti rewind e flash forward. Ma è l’ennesimo trucco per nascondere l’inevitabile. Tutto è già visto. Il regista texano si affida a un paio di attori da novanta (William H. Macy nei panni di uno scienziato ipocondriaco, James Spader nelle vesti ‘corazzate’ di un odioso industriale multimiliardario), gioca con il cinema (da La famiglia Addams a certi mostri giapponesi) con un certo gusto retrò negli effetti. Come al solito, accentra su di sé ogni ruolo: operatore, montatore, supervisore degli effetti speciali e del missaggio, autore della colonna sonora. E’ il re che governa incontrastato il caos apparente. Paradosso mortale. Il gioco del post moderno mostra la corda più che mai. Perché, a conti fatti, si riassorbe quell’entropia vertiginosa che, in parte, sembrava animare Planet Terror e che, d’altro canto, rende sempre più necessario il cinema di Tarantino. Qui tutto torna in buon ordine. La città dopo il delirio. I nostri occhi dopo la fine. Ma, forse, la verità è che non ci siamo mai mossi.   
 
Titolo originale: Shorts
Regia: Robert Rodriguez
Interpreti: Jimmy Bennett, William H. Macy, James Spader, Kat Dennings, Rebel Rodriguez, Jolie Vanier, Jack Short
Distribuzione: Warner Bros.
Durata: 89’
Origine: USA, 2009
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