Il momento per crescere, di Yoshihiro Mori

Il debutto di Mori, distribuito da Netflix, si muove tra passato e presente, per sottolineare i modi in cui le relazioni e le esperienze passate partecipano alla formazione di ciò che siamo adesso

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Sato (Mirai Moriyama) è un ultra-quarantenne alienato e insoddisfatto. Nonostante il successo raggiunto come graphic designer, sembra incapace di provare realmente emozioni, all’infuori di una certa intolleranza nei confronti dei suoi concittadini, “colpevoli” di quell’aberrante ordinarietà che la società giapponese sembrerebbe richiedere ai lavoratori comuni, omologati alla massa e depurati di una personalità. Ma nel momento in cui riceve su Facebook una richiesta di amicizia da parte di una sua vecchia amante, Kaori (Sairi Ito) tale stato delle cose è destinato a cambiare. Da questo punto in poi il film di Mori adotta una narrazione non-lineare, a metà tra l’approccio narrativo di Good Men, Good Women di Hou Hsiao-hsien e Peppermint Candy di Lee Chang-dong (l’opera si muove costantemente tra passato e presente per poi articolare il proprio racconto a ritroso in un flashback continuo) con la finalità di mostrare i modi in cui le esperienze e le emozioni del passato contribuiscono alla formazione di ciò che siamo nel presente.

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Il viaggio a ritroso nel tempo ci mostra un Sato inedito: più vivace, emotivo, consapevole della centralità che le relazioni umane hanno nel percorso di crescita individuale, quei legami che il Sato adulto sembra aver completamente abbandonato (non è un caso che egli ci venga presentato in una Tokyo spopolata, in piena pandemia, desolata tanto quanto l’animo del protagonista). Ed è esclusivamente attraverso il confronto con le memorie del passato che egli è in grado di affrontare (o quantomeno, comprendere) il blocco emotivo che lo frena nel presente, dal momento che la sua intera personalità è stata costruita attorno il ricordo di Kaori, una ragazza fuori dal comune, lontana da quelle manifestazioni di “ordinarietà” precipuamente ripudiate nella formazione del Sé attuale. Ma è proprio nel dispiegamento dell’indagine memoriale, mediante cui il protagonista arriva a prendere atto della propria condizione di immaturità esistenziale, che il film di Mori si sfilaccia leggermente, disperdendo, di tanto in tanto, il focus narrativo nei meandri delle dimensioni diegetiche inter-temporali, spesso rivestite di un abito meramente referenziale. Nel corso della narrazione, infatti, il filmmaker nipponico semina un’ampia varietà di citazioni relative al cinema dell’artista che più sembrerebbe averlo influenzato, Shunji Iwai, referente filmico primario, nonché paradigma cinematografico essenziale de Il momento per crescere. I continui riferimenti alla poetica del regista, osservabili sia nella presenza dell’attrice Sumire, figlia del celebre attore nipponico Tadanobu Asano (il cui volto si vede ritratto su una rivista) e della cantante Chara (entrambi protagonisti dell’opera seconda di Iwai, Picnic, 1996), sia nel particolare statuto ontologico delle didascalie (introdotte dal rumore della tastiera del computer, proprio come nel film più iconico di Iwai, All About Lily Chou-Chou, 2001), sia in alcuni eventi narrativi (Sato si reca in sala a vedere Swallowtail Butterfly, con protagonista la stessa Chara), oltre a manifestare un evidente tributo nei confronti dell’influente filmmaker, si configurano come strumenti essenziali per la lettura dei significati del film.

Se Iwai, con il suo cinema, racconta l’alienazione attraverso la configurazione di un’esperienza estetica evocatica, sensoriale, onirica, qui Mori segue, acutamente, un’altra via, adottando un approccio molto più realistico, diretto, che ben veicola la parabola interiore del protagonista, alla luce di quel senso di sfasamento esistenziale da cui non sembra possibile emergere nella Tokyo del presente.

Titolo originale: We Couldn’t Become Adults
Regia: Yoshihiro Mori
Interpreti: Atsushi Shinohara, Lasarl Ishii, Masahiro Higashide, Masanobu Takashima, Masato Hagiwara, Mirai Moriyama, Moemi Katayama, Sairi Ito, Sumire, Takehiro Hira, Yuko Oshima
Distribuzione: Netflix
Durata: 125′
Origine: Giappone, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3
Sending
Il voto dei lettori
3 (3 voti)
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