Il mondo a scatti, di Cecilia Mangini e Paolo Pisanelli

Dalle Giornate degli Autori di Venezia78, un documentario che, attraversando la doppia carriera da fotografa e da regista di Cecilia Mangini, si interroga sulla natura magica dell’immagine

Taranto pullula di persone in occasione della manifestazione contro l’ILVA. Tra bambini, donne e uomini c’è Cecilia Mangini, dall’alto dei suoi più di novant’anni. In mezzo ai manifestanti si muove una troupe televisiva, con la reporter che ha chiesto all’operatore di catturare i primi piani dal fronte del corteo. “Hai qualche inquadratura larga? Sono quelle che ti servono!”, dice Mangini alla reporter. Forse aveva in mente un’immagine precisa mentre le dava quel consiglio. Magari quella da lei stessa scatta a Rutigliano nel 1956, che con il suo punto di vista rialzato riesce allo stesso tempo a cogliere l’enormità della massa di persone che riempie la piazza e la singolarità di quei volti scavati, proletari, di tutte le età che insieme sono in attesa, in ascolto. È proprio con questa foto che si apre Il mondo a scatti, documentario postumo di Cecilia Mangini co-diretto con Paolo Pisanelli, come già accaduto con Due scatole dimenticate, e presentato alle Giornate degli Autori del Festival di Venezia.

cecilia mangini il mondo a scatti

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La decana del cinema documentario italiano, morta a 94 anni lo scorso gennaio, è il fulcro attorno al quale ruota il film. Più precisamente, però, l’attraversamento della sua carriera, divisa tra fotografia e direzione di documentari, Il mondo a scatti scava nel rapporto tra Cecilia Mangini e l’immagine. Pisanelli e Mangini scuoiano tanto la pratica fotografica quanto quella cinematografica, alla ricerca del cuore comune e pulsante: il quadro. È questa l’unità base dalla quale è sempre partita la documentarista durante la sua carriera e della quale ha sempre indagato il mistero soggiacente.

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Ogni quadro, per quanto statico, sottopelle ribolle. Per quanto piccola possa essere la frazione di secondo che documenta un’immagine, questa va aldilà del suo mero soggetto, lo trascende temporalmente, facendo intuire un prima e un dopo, e spazialmente, con l’abisso del fuoricampo. L’immagine è per Mangini un qualcosa di magico, che ricorda rapita i gesti sciamanici a coprire luci e ombre durante lo sviluppo delle foto in camera oscura. C’è un qualcosa di ancestrale nella fotografia, come ci suggerisce l’improvvisa vertigine temporale herzoghiana che ci porta fino alle pitture rupestri della grotta di Chauvet.

cecilia mangini


Il mondo a scatti
prosegue sull’onda dei pensieri di Mangini, riflettendo sul passato, ma anche tangendo la contemporaneità. Un viaggio in Iran della regista è il momento in cui si confronta, con lucidità disarmante, con il bombardamento di immagini a cui siamo sottoposti e con le sue conseguenze. Ravvede in alcune fotografie di nudo femminile di Vogue una tristezza anti-umana di fondo, nell’estetica del selfie la spasmodica ansia di provare la propria esistenza. Si confronta con le donne iraniane e sull’imposizione del velo e del facile rischio che questo diventi simbolo di differenziazione e di inferiorità. Il Mondo a scatti riesce così a tracciare un filo che lega il passato, il presente e il futuro di una delle artiste italiane più importanti, rifiutando il tono elegiaco e riuscendo così a cogliere la vitalità e l’acume di Cecilia Mangini, che dopo la sua scomparsa sembrano ancor di più inesauribili.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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