Il mondo fino in fondo, di Alessandro Lunardelli

Davide, il protagonista de Il mondo fino in fondo, è strumento registico che lambisce per scelta la Storia.

E' la Storia, che confusamente, nelle sue dinamiche – diverse da quelle del film di Veronesi, per quanto anche queste strettamente interconnesse alla politica – rimane al margine, seppur visibile. Ci sfugge puntualmente perchè è a metà tra il fuori campo ed il campo.

In campo c'è Davide. E' un campo medio in cui le figure umane perfettamente distinguibili cedono il passo, ancora, allo spazio intorno, quello che il regista è in grado di dilatare nei confini dell'inquadratura e che sovrasta il corpo di Davide: la costante del viaggio come ricerca di sè.
 

Il viaggio di Davide è il viaggio del regista che si spinge in territori 'fuori dall'Italia' passando per diversi 'registri' autoriali. La frenesia dell'altrove che spinge il ragazzo e tutto il suo sistema/mondo a fuggire, cercare, trovare e rincorrere è quella di Lunardelli; spazia dall'incanto quasi idilliaco della nascita 'di un amore' che ricorda la poetica degli sguardi mai sazi della Mirna di Corso Salani, ai vicoli di Barcellona che sembrano quelli notturni di Cuore sacro, passando per un appartamento condiviso a Santiago (Cile) da giovani attivisti di Greenpeace che ci riportano alla memoria la passione di Après Mai, (non) finendo tra le strade della Patagonia ancora alla ricerca sospesa ed inquieta di qualcosa. Il cinema di Lunardelli è una specie di mostro grondo di citazioni che non si radica in nessuna di queste ed in nessun territorio specifico consentendo alla materia messa in campo di respirare in un divenire continuo ed incostante.

 

Regia: Alessandro Lunardelli
Interpreti: Filippo Scicchitano, Luca Marinelli, Barbora Bobulova, Camilla Filippi, Alfredo Castro, Cesare Serra
Origine: Italia/Cile, 2013
Distribuzione: Microcinema
Durata: 95'