Il mostro che è in me: Bologna ricorda Carlo Rambaldi

A cent’anni dalla nascita del maestro di E.T. e Alien, un viaggio tra arte, meccatronica e fantasia nell’incontro promosso dall’Accademia di Belle Arti di Bologna, mercoledì 12 novembre ore 14:30

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L’Accademia di Belle Arti di Bologna celebra Carlo Rambaldi, il mago degli effetti speciali, con un incontro dedicato alla sua straordinaria produzione artistica. In occasione del centenario della nascita del creatore di E.T. e Alien, mercoledì 12 novembre alle ore 14:30, l’Aula Magna ospita un appuntamento che fa parte del progetto didattico Il mostro che è in me, promosso dalla Scuola di Scenografia: un momento di riflessione per ripercorrere la parabola creativa di uno degli artisti italiani più apprezzati nel mondo.

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“L’omaggio a Carlo Rambaldi, in occasione del centenario della nascita – dichiara Enrico Fornaroli, Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Bologna – rende non solo il giusto riconoscimento a un maestro assoluto degli effetti speciali, ma rappresenta un esempio di come la tradizione della formazione accademica abbia saputo offrire soluzioni creative originali, rinnovando un linguaggio visivo e un immaginario, quello cinematografico”.

Dopo i saluti istituzionali del Direttore, l’incontro – a cura dei docenti di Scenografia Benedetta Dalai, Natalia Antonioli, Lucrezia Ercoli e Vittoria Papaleo – vedrà gli interventi di Giuseppe Lombardi, Direttore Esecutivo della Fondazione Carlo Rambaldi e Vicepresidente dell’Associazione Rambaldi Promotions, e di Simone Emiliani, critico cinematografico, giornalista e supervisore editoriale di Sentieri Selvaggi.

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Carlo Rambaldi

Organizzato in collaborazione con la Fondazione Carlo Rambaldi e l’Associazione Rambaldi Promotions, l’incontro sarà un viaggio affascinante nella carriera dell’artista attraverso ricordi, testimonianze e racconti sulla genesi delle sue creature più iconiche e che gli valsero ben tre premi Oscar: dal gorilla di King Kong passando per lo xenomorfo di Alien, fino all’alieno più famoso della storia del cinema, E.T..

Carlo Rambaldi è stato uno degli artigiani più influenti della storia del cinema. Il suo estro e la sua capacità di coniugare elettronica, meccanica e computer grafica lo hanno reso uno degli inventori di esseri fantastici più richiesti al mondo. Nato il 15 settembre 1925 in provincia di Ferrara, il creatore di sogni si è laureato all’Accademia di Belle Arti di Bologna, per poi approdare a Roma, dove iniziò le prime esperienze nel mondo del cinema collaborando con grandi registi. Lì realizza gli effetti speciali di Profondo rosso di Dario Argento, Una lucertola con la pelle di donna di Lucio Fulci e La grande abbuffata di Marco Ferreri.

Era di Rambaldi anche il Pinocchio che si vede nella miniserie televisiva Le avventure di Pinocchio di Luigi Comencini. Tuttavia, dietro la costruzione del burattino si nasconde una storia di contenziosi legali tra Rambaldi e la Rai dell’epoca. Quando Comencini affida la realizzazione di un prototipo del Pinocchio all’artista, questi deve costruirlo a proprie spese, a causa del budget limitato previsto per i provini. Il Pinocchio di Rambaldi è sorprendente per l’epoca: grazie all’uso di tecnologie avanzate, il prototipo è in grado di simulare tutte le movenze di un burattino vivente. Il progetto però ha spaventato il regista e i produttori che, temendo tempi di lavorazione troppo lunghi, decidono di bocciarlo e di utilizzare un bambino vero fin dall’inizio. Rambaldi, all’epoca, commenta: «Non capisco quelli della Rai: come faranno nel finale a trasformare il burattino in un ragazzino in carne e ossa, se è già ragazzo sin dal principio?» Quando poi scopre l’uso improprio delle sue idee originali, accusa la Rai di plagio, vince la causa e restituisce alla sua creatura la giusta paternità che meritava.

Negli anni ’70 si trasferisce a Los Angeles, dove il suo genio raggiunge l’apice: qui perfeziona i suoi effetti speciali dando vita alla “meccatronica”, un’arte visionaria che gli permette di creare veri e propri esseri cibernetici, ribattezzati “attori meccanici” per la loro straordinaria verosimiglianza nei movimenti.

Per ulteriori informazioni, consulta il sito dell’Accademia delle Belle Arti di Bologna.

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