Il noir metropolitano. Incontro con Stefano Sollima e il cast di Suburra

Presentato in anteprima stampa Suburra, il nuovo attesissimo film di Stefano Sollima, ormai nome di punta del mainstream cinematografico e televisivo italiano. Tratto dal romanzo di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo, sceneggiato, con la collaborazione degli stessi scrittori, da Sandro Petraglia e Stefano Rulli, Suburra è un cupo film di genere che racconta, tra l’attualità e la profezia, una Roma corrotta e disperata. Un cast nutrito, fatto di grandi nomi e folgoranti rivelazioni: Pierfrancesco Favino, Claudio Amendola, Elio Germano, Alessandro Borghi, un incontenibile Adamo Dionisi, Giacomo Ferrara, Greta Scarano, Giulia Elettra Gorietti. E una strategia produttiva e distributiva innovativa, almeno per l’Italia. Il film, infatti, prodotto da Cattleya e Rai Cinema, uscirà in sala il 14 ottobre in 500 copie e, in contemporanea, su Netflix negli Stati Uniti e in America Latina. E proprio appositamente per Netflix, che debutterà in Italia il 22 ottobre prossimo, è pensata la serie TV ispirata alle vicende del film, che dovrebbe essere disponibile sulla nuova piattaforma nel 2017.

 

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In conferenza stampa, è proprio Stefano Sollima a prendere per primo la parola: “trovo che il film sia attuale, anche rispetto ai tempi in cui stato girato, ma in virtù del genere. Nel senso che il genere rende il film meno realistico e più allegorico. Per questo, probabilmente, sarà attuale anche tra venti anni. È un racconto su una città e sul potere”.

Riguardo al genere, poi: “può dare l’impressione di un western, per i campi di ripresa molto lunghi, in cui c’è un personaggio e, attorno, il mondo che rappresenta. Ma il punto di riferimento è sempre il gangster movie e il noir. Si tratta di un noir metropolitano”.

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A proposito dell’adattamento del romanzo, Carlo Bonini esprime soddisfazione per il lavoro degli sceneggiatori: “Credo che un film debba necessariamente tradire il libro da cui origina. Anzi, direi che più il tradimento è azzardato, più è fedele all’opera di riferimento. Sembra un paradosso, ma è necessario per cogliere l’essenza del testo di partenza”.

 

E, sulla sceneggiatura, aggiunge Sandro Petraglia: “Se Romanzo criminale è, in fondo, un film romantico, pur raccontando di personaggi oscuri e negativi, qui non c’è più nulla di tutto questo. Suburra è un film senza varchi, se non forse nei personaggi di Viola e di Sabrina. E questa radicalità negativa viene tutta dalla concezione di Stefano Sollima, che ha una chiara idea del genere”.

 

Stefano Rulli, a proposito della collocazione temporale del film, ambientato nel novembre 2012, che segna la caduta del governo Berlusconi, sottolinea: “scandire il racconto nell’arco di sette giorni e in un periodo ben preciso, ci serviva per dare una cornice concreta, realistica alla struttura, a partire dalla quale poter poi esplorare le dinamiche del genere. Ed è un po’ lo stesso motivo per cui abbiamo aggiunto la figura del papa dimissionario. Certo, se nei film che abbiamo scritto c’è sempre una figura positiva, qui no. Nessuno salva questo paese. E perciò si è trattato di esplorare il male dall’interno. Ma c’è stata un’altra domanda che ci ha accompagnato in fase di scrittura. Cioè in che modo il cinema può raccontare questi mondi cupi rispetto alla serialità televisiva, che si è dotata negli ultimi anni di tecniche narrative ben precise. Credo che il film di Stefano tenti una risposta su questo aspetto, tra i primi in Italia. E in questo senso può essere considerato un film sperimentale”.

 

sollimaClaudio Amendola, riguardo al personaggio del Samurai, specie di tessitore misterioso di tutte le trame del film: “il punto era concentrarsi sull’essere umano che c’è dietro il personaggio, la normalità di un uomo terribile. Il Samurai è un uomo apparentemente normale, uno che potresti tranquillamente trovare nell’autobus. Perciò, con Stefano, abbiamo lavorato da subito in questa direzione, sottraendo il più possibile, eliminando ogni ruga o espressione incontrollata che potesse venirmi sul viso. Il Samurai è immobile come una statua. Ed è anonimo, come ogni grande criminale, in fondo, è”.

 


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Ancora sui personaggi, Pierfrancesco Favino: “mi sembra che tutti siano animati da un’ambizione estrema, che viene fuori da una cultura particolare, quella della soddisfazione personale, che nasce trent’anni fa. Quindi non credo che la data in cui è ambientato il film sia un caso. Qui tutti fanno al massimo, ma per se stessi. E nell’interpretare un personaggio come questo, un politico mediocre e senza scrupoli, mi sono dovuto porre delle domande molto intime. Anche qui, non si tratta di un politico in particolare, ma di una metafora”.

 

Elio Germano, che veste i panni di Sebastiano, organizzatore di eventi e incontri particolari, aggiunge: “probabilmente, per raccontare il mio personaggio, bisognerebbe partire dal look, dal suo abbigliamento accurato e all’ultima moda. Panni davvero scomodi in cui calarsi, nel senso letterale del termine. Sebastiano rappresenta un po’ il contrappunto rispetto agli altri personaggi del film, tutti armati. E racconta come una persona possa diventare un mostro, quando viene messo in discussione il suo benessere”.

 

E poi, Alessandro Borghi, vera e propria presenza dirompente nel cinema italiano degli ultimi mesi, racconta il suo Numero 8, forse il personaggio più tragico del film: “si tratta di un personaggio molto lontano dalla normalità. E le sue due caratteristiche principali sono l’imprevedibilità e la determinazione. Ha esplosioni di violenza incontenibili, ma anche un sogno. Forse è l’unico in tutto il film, ad averne uno. Perciò ha un aspetto romantico, a cui ho cercato di aggrapparmi”.