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Il padre dell’anno, di Hallie Meyers-Shyer

La seconda prova da regista di Hallie Meyers-Shyer non incide e non graffia. Osserva però il logorio di una mancata paternità. Dramedy gentile con un ottimo Michael Keaton.

A otto anni di distanza da 40 sono i nuovi 20, Hallie Meyers-Shyer torna dietro la macchina da presa, firmando regia e sceneggiatura de Il padre dell’anno, dramma familiare sospeso tra i toni leggeri del cinema di Nancy Meyers (È complicato), madre di Hallie, e la serialità dolceamara di Brett Goldstein, Bill Lawrence e Jason Segel (Shrinking).

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Andy Goodrich (Michael Keaton) è un mercante d’arte sessantenne che, per tutta la vita, non ha fatto altro se non dedicarsi alla rinomata galleria boutique che porta il suo nome. Considerata, anni prima, dagli artisti di fama come un vero e proprio tempio, ora la galleria Goodrich è un luogo dimenticato e prossimo al fallimento. Con un matrimonio a pezzi alle spalle, un lavoro cui dire addio e una figlia ormai adulta che non sembra affatto considerarlo un padre, Andy si ritrova improvvisamente a ripetere il medesimo giro di giostra. Lasciato per telefono dalla seconda moglie, Naomi (Laura Benanti), rifugiatasi in un rehab della California per allontanarsi dalla dipendenza da medicinali, Andy resta solo, con due figlioletti a carico. Com’è che si diventa padri, quando non lo si è stati mai?

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Assai distante dalla superficialità di scrittura dell’esordio precedentemente citato 40 sono i nuovi 20, il secondo tentativo da regista di Hallie Meyers-Shyer dimostra non soltanto una maggior consapevolezza del genere di riferimento, ma anche uno sguardo d’autrice inaspettatamente preciso e personale. Infatti, nonostante scenari e sviluppi de Il padre dell’anno rimandino in più di un’occasione alla scrittura brillante e pop di Nancy Meyers, la figlia Hallie si colloca in una dimensione visiva e narrativa incessantemente sospesa tra dramma familiare malinconico e adulto e commedia dolceamara. In apparenza, Il padre dell’anno sembra osservare la leggerezza favolistica della dramedy che non intende affatto ferire; la realtà, però, è un’altra. Hallie Meyers-Shyer tira dritto verso il realismo crudo della quotidianità. Non c’è spazio per la favola nel caos della vita, perfino per le classi più abbienti della società statunitense.

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Il padre dell'anno, di Hallie Meyers-Shyer

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Ad indicare la via è Michael Keaton, che svestiti da poco i panni del sicario tragico, cupo e affetto da grave demenza senile John Knox de La memoria dell’assassino, e così quelli ben più grotteschi, politicamente scorretti e leggendari di Beetlejuice, si porta il film di Hallie Meyers-Shyer sulle spalle. Aderendo fino in fondo alla crisi identitaria — mai realmente (auto)distruttiva, eppure destabilizzante — di Andy Goodrich, padre imperfetto e appassionato d’arte, Keaton non è alla prova di sottrazione che intende guardare.

Al contrario, aderisce a un umorismo buffo e doloroso, che vive di sguardi, silenzi ed una fisicità dolente, ormai rispettosa dei segni e delle trasformazioni del tempo. Rispetto alle quali non vi è alcun nascondiglio, e l’autoironia delll’attore diviene perfino parte ingombrante e inevitabile della buona scrittura di Meyers-Shyer, giocando a più riprese sullo scomodo padre di famiglia che, per questioni d’età, è assai vicino ai nonni e molto meno ai giovani.

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Nel mezzo, il logorio confuso d’un ruolo paterno mai realmente assunto, che Grace (Mila Kunis), figlia ormai adulta di Andy Goodrich, nel pieno di una serena gravidanza, non perde occasione per ravvivare. Pur possedendo un’anima gentile e un paio d’ottime (ri)partenze, Il padre dell’anno non riesce mai realmente a decollare, accontentandosi di una dimensione semplice, che affonda i denti con dolcezza sull’incapacità di percepirsi padri, nonostante la vita indichi il contrario. Anche i sessantenni vengono lasciati per telefono. Keaton ne sorride, e noi con lui. Faremmo lo stesso, nella vita?

 

Titolo originale: Goodrich
Regia: Hallie Meyers-Shyer
Interpreti: Michael Keaton, Mila Kunis, Carmen Ejogo, Michael Urie, Kevin Pollak, Vivien Lyra Blair, Nico Hiraga, Danny Deferrari, Laura Benanti, Andie MacDowell
Distribuzione: Adler Entertainment
Durata: 111′
Origine: USA, 2024

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.7
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Il voto dei lettori
2.5 (2 voti)

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