IL PIANETA DELLE SCIMMIE di Tim Burton

VHS

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SCUOLA DI CINEMA SENTIERI SELVAGGI: APERTE LE ISCRIZIONI ANNO 2022-23


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TITOLO ORIGINALE: Planet of the Apes
REGIA: Tim Burton
INTERPRETI: Mark Wahlberg, Tim Roth, Helena Bonham Carter, Michael Clarke Duncan, Paul Giamatti, Estella Warren
DURATA: 100’
ORIGINE: Usa, 2001
DISTRIBUZIONE: Fox Video
FORMATO VIDEO: VHS, Noleggio
Già nei titoli di testa, accompagnati dalla musica di Danny Elfman, l’esplorazione dei segni e delle forme di una civiltà (le armature, le spade, gli elmi delle scimmie), si propone come lenta e affascinante esplorazione del mito, del simbolo nel suo dispiegarsi estetico (le linee curve che si raccordano nei movimenti lenti e in dissolvenza incrociata della macchina da presa), ma anche nel suo dispiegarsi come evento di sangue (ciò che la macchina da presa inquadra sono i segni inscritti nelle armi portatrici di morte). È qui che Burton mostra la sua ossessione per la forza fondatrice del mito; fascinazione che è terrificante e meravigliosa insieme, che da sempre lega la favola all’orrore, alla crudeltà e alla follia. Forse il meccanismo ha sepolto in parte l’intenzionalità del regista, forse le tracce che vediamo sono superstiti frammenti di uno sguardo e il film nel suo complesso può anche deludere. Resta però forte l’idea di un film che vuole essere anche un momento di riflessione teorica, forse una cesura, un preludio a qualcosa d’altro che si annuncia già nel cinema di Burton.
(Daniele Dottorini)

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    "Il pianeta delle scimmie", di Tim Burton

    Non è il simbolo politico ad interessare Burton (cosa che fa del film un prodotto radicalmente diverso da “Il pianeta delle scimmie” di Schaffner), ma il meccanismo fondatore della favola, l'evento iniziale, che è sempre un evento di sangue

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    Film atteso, previsto, "Il pianeta delle scimmie" di Tim Burton, esce in Italia a seguito della tiepida accoglienza negli USA, dove l'autore di "Sleepy Hollow" ha in parte deluso. Tra le accuse più ricorrenti c'è quella di un film fatto su commissione, controvoglia, senza confronti con il precedente, quel "Planet of the Apes" di Franklin J. Schaffner, con Charlton Heston, thriller fantafilosofico, carico di rimandi simbolico-politici e da decenni oggetto di culto tra gli appassionati. Tutto vero probabilmente; "Il pianeta delle scimmie" di Burton sembra solo a tratti conservare tracce dello sguardo dislocato e meravigliato del regista di "Batman". Ma Burton – lo dichiara ufficialmente – non ha voluto tanto fare un remake di quel film, aggiornare "Il pianeta delle scimmie" ai gusti e all'immaginario contemporaneo, ma ha cercato di "immaginarlo nuovamente" (re-imaging), di riattraversare il film di Schaffner, per fare qualcos'altro, per farlo suo, introiettarlo, scoprirne i meccanismi segreti e metterli in scena con la potenza di una grande produzione.
    Quello che Burton scopre in questo processo immaginativo – e in un certo senso esplora nei suoi meccanismi fondativi – nel romanzo di Pierre Boulle e nei sottotesti del film di Schaffner, è la genesi della dimensione fiabesca horror che da sempre affascina il regista statunitense. La struttura circolare che caratterizza il film si svela come una sorta di anello di moebius in cui dalla realtà si genera il mito, la favola, e, viceversa, la realtà è destinata, condannata a mutarsi in favola. L'astronauta Leo Davidson atterra, dopo un viaggio spaziotemporale, nel pianeta che lui stesso ha contribuito, in un certo senso, a creare, perché le scimmie che dominano il pianeta sono le discendenti delle cavie animali presenti nell'astronave cui apparteneva Davidson.
    Da questi segni è subito evidente che non è il simbolo politico ad interessare Burton (cosa che fa del film un prodotto radicalmente diverso da "Il pianeta delle scimmie" di Schaffner), ma il meccanismo fondatore della favola, l'evento iniziale, che è sempre un evento di sangue.
    La società delle scimmie si basa infatti sulla forza di un mito fondatore, che si scoprirà poi essere una deformazione mitica degli eventi che hanno portato le scimmie a sottomettere gli uomini. L'impresa di Davidson – la guerra – che culmina con la riappacificazione tra esseri umani e scimmie finirà forse per essere ricordata come favola, un nuovo mito fondatore (entrambi hanno la forza della violenza e della morte), come gli dice Ari, un'irriconoscibile Helena Bonham Carter nei panni di uno scimpanzé alleato degli umani: "Un giorno racconteranno la storia, e qualcuno dirà che era solo una favola".
    Già nei titoli di testa, accompagnati dalla musica di Danny Elfman, l'esplorazione dei segni e delle forme di una civiltà (le armature, le spade, gli elmi delle scimmie), si propone come lenta e affascinante esplorazione del mito, del simbolo nel suo dispiegarsi estetico (le linee curve che si raccordano nei movimenti lenti e in dissolvenza incrociata della macchina da presa), ma anche nel suo dispiegarsi come evento di sangue (ciò che la macchina da presa inquadra sono i segni inscritti nelle armi portatrici di morte). È qui che Burton mostra la sua ossessione per la forza fondatrice del mito; fascinazione che è terrificante e meravigliosa insieme, che da sempre lega la favola all'orrore, alla crudeltà e alla follia. Forse il meccanismo ha sepolto in parte l'intenzionalità del regista, forse le tracce che vediamo sono superstiti frammenti di uno sguardo e il film nel suo complesso può anche deludere. Resta però forte l'idea di un film che vuole essere anche un momento di riflessione teorica, forse una cesura, un preludio a qualcosa d'altro che si annuncia già nel cinema di Burton.
    PLANET OF THE APES – IL PIANETA DELLE SCIMMIE
    Titolo originale: Planet of the Apes
    Regia: Tim Burton
    Sceneggiatura: William Broyles jr., Lawrence Konner, Mark Rosenthal dal romanzo di Pierre Boulle
    Fotografia: Philippe Rousselot
    Montaggio: Chris Lebenzon
    Musica: Danny Elfman
    Scenografia: Rick Heinrichs
    Costumi: Colleen Atwood
    Interpreti: Mark Wahlberg (capitano Leo Davidson), Tim Roth (Thade), Helena Bonham Carter (Ari), Michael Clarke Duncan (Attar), Paul Giamatti (Limbo), Estella Warren (Daena), Cary-Hiroyuki Tagawa (Krull), David Warner (Sandar), Kris Kristofferson (Sandar), Erick Avari (Tival)
    Produzione: Richard D. Zanuck per Zanuck Company
    Distribuzione: Twentieth Century Fox
    Durata: 100'
    Origine: Usa, 2001

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