"Il popolo migratore", di Jacques Perrin

Di fronte alle coinvolgenti immagini ripetute all'infinito di uccelli che volano, lo spettatore trova la sua libertà limitata a una dicotomia. Può accettare l'esaltazione della Natura e della sua bellezza. Oppure la sua visione rapita delle immagini digitali prende un piglio più tecnico e investigativo

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Per chiudere il discorso su Il popolo migratore di Jacques Perrin, basterebbe rubare, magari truccandole un poco, le parole quasi sprezzanti che il critico francese Serge Daney riservò al film l'Orso di Jean Jacques Annaud. Per Daney il film non necessitava di un critico, quanto piuttosto di un grande concorso dove il primo premio fosse il diritto ad assistere alle riprese del film, in quanto unico momento avventuroso del progetto Orso. Iniziando la recensione in questo modo, da un lato si dà per scontata la condivisione di ciò che è stato bene o male citato, dall'altro, attraverso questa accettazione, si nega implicitamente l'utilità a tutto l'ammasso di parole seguenti. La critica di un bel documentario come Il popolo migratore è dunque inutile, sebbene esso sia sostanzialmente diverso sia dal film del 1988 di Annaud, sia dal più compatto e intrigante Microcosmos – Il popolo dell'erba, può essere però criticamente affiancato agli altri due.


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Infatti, di fronte alle coinvolgenti immagini ripetute all'infinito di uccelli che volano, verso nord o verso sud, lo spettatore trova la sua libertà limitata a una dicotomia. Può accettare l'esaltazione della Natura e della sua bellezza, e dunque si trova a partecipare emotivamente alle splendide – senza ironia – danze delle gru giapponesi. Oppure la sua visione rapita delle immagini digitali prende un piglio più tecnico e investigativo, ben sintetizzato da un semplice "Ma come hanno fatto?". Si tratta di uso del digitale accoppiato magistralmente a perizia e pazienza quasi incredibili, come sembra sottolineare la didascalia che apre Il popolo migratore, la quale fa notare come siano stati necessari quattro anni di riprese per completare l'opera. Vedere un'ora e mezza di pennuti che migrano sembra consentire allo spettatore due atteggiamenti opposti nella loro semplicità: la fascinazione infantile di fronte alla gabbia dei leoni del giardino zoologico, oppure l'invidia, moltiplicata cento, di quando la domenica sera ci si trova a vedere Turisti per caso e si desidera di avere le competenze di una cameraman per avere un lavoro che ti consente di accedere a tali paradisi naturali. Francamente un po' poco.


 


Titolo originale: Le peuple migrateur
Regia: Jacques Perrin, Jacques Clouzaud, Michel Debats
Sceneggiatura: Jacques Perrin, Stephane Durand
Fotogafia: Michel Benjamin, Sylvie Carcedo-Dreujeu, Laurent Charbonnier, Luc Drion, Laurent Fleuteut, Philippe Garguil, Dominique Gentil, Bernard Lutic, Thierry Machado, Stephane Martin, Fabrice Moindrot, Ernst Sasse, Michel Terrasse, Thierry Thomas
Montaggio: Marie Joseph Yoyotte
Musica: Bruno Coulais
Scenografia e costumi: Regis Nicolino
Produzione: Bac Film, Cnc, Eyescreen S.R.L., Filmstifung Nordhein-Westfalen, France 2 Cinéma, France 3 Cinema, Galatée Films, Le Studio Canal+, Les Productions Jmh, Les Productions de la Gueville, Pandora Filmproduktion, Television Suisse Romande, Wanda Vision s.a.
Distribuzione: Lucky Red
Durata: 92'
Origine: Francia, Italia, Germania, Svizzera 2001

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