Il principio dell'horror: "Shadow"

Shadow
Un film che funziona, ha una sua concretezza e non nasce dal nulla, conosce perfettamente i meccanismi in grado di suscitare la risposta emotiva dello spettatore, amplifica il piacere della visione in sala dove il pubblico reagisce ai momenti giusti. Basta a renderlo l’ultimo tassello di un percorso o è l’inizio di qualcos’altro?

ShadowAccostarsi a Shadow è un’impresa che suscita naturalmente sensazioni contrastanti: da un lato si prova un timore reverenziale quasi perduto, la sensazione di assistere a uno spettacolo speciale. Dall’altro sorgono diffidenze radicate dopo anni di delusioni e dopo il gran cancan mediatico di appassionati e sostenitori pronti a indossare l’elmetto per difendere il capolavoro annunciato.

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Si cerca quindi di stare fuori dal coro e di tornare al ruolo di semplice appassionato e curioso, ma al contempo non si riesce a non passare in rassegna il percorso che ha reso grande nel tempo l’horror italiano, nella speranza che Federico Zampaglione sia il regista capace di riverberarne i fasti. Ma cosa c’entra poi realmente Zampaglione con l’horror? La domanda potrebbe apparire oziosa se non fosse sollevata in maniera così insistente da più parti: che legame di parentela ha un cantante di musica leggera, magari pure cinefilo e citazionista, con le atmosfere malsane di quel cinema che deve scuotere nel profondo e trasfigurare il reale nella maschera tragica del suo negativo? Ma la domanda è davvero oziosa, basterebbe ricordare che Mario Bava era soprattutto un amante dell’arte e che Lucio Fulci aveva iniziato dirigendo Totò per mandare a carte quarantotto qualsiasi facile voglia di catalogare a ogni costo.

Ecco, allora non cataloghiamo e andiamo al cuore del problema, quello che Lucio Fulci chiamava “il lepre”: Shadow è un film che funziona? La risposta, inequivocabile, è positiva: Shadow funziona. E’ ben diretto, ben fotografato, ben montato, con una scenografia eccellente. Di più, non appare un compitino tipico di chi si vuol sporcare le mani e poi invece finisce inevitabilmente per riverberare unicamente la propria profonda essenza di benpensante. E’ sincero. E conosce perfettamente i meccanismi in grado di suscitare la risposta emotiva dello spettatore, amplifica il piacere della visione in sala dove il pubblico reagisce ai momenti giusti, lungo un percorso che si basa su dinamiche anche elementari ma sempre funzionali. E’, insomma, un horror che ha una sua concretezza, e che, soprattutto, non nasce dal niente. Certo, si potrebbe obiettare facilmente che in realtà Zampaglione arriva un po’ a ruota di certo cinema americano fra il torture-porn e i vari derivati di Non aprite quella porta. Però poi vai a scavare al fondo e ti rendi conto che l’humus è quello giusto e le facce sono frutto di scelte fatte da chi conosce il sottobosco delle produzioni indipendenti: uno dei rozzi cacciatori che minacciano i due giovani protagonisti ad esempio è l’Ottaviano Blitch di Liver, il folgorante corto di Federico Greco premiato anche all’ edizione 2007 del compianto PesarHorrorFest. E il sinistro sembiante del villain di turno di certo non è di quelli che si dimenticano. Inoltre è sufficiente ripassare il precedente Nero Bifamiliare (prima regia del nostro) per rendersi conto di come alcune tematiche erano già lì, in nuce e pronte ad essere sviluppate: il riferimento preciso è a una fugace scena di tortura, durava meno di un minuto, quasi una visione nel flusso di immagini della commedia nera, ma era un segnale, una pulsione che premeva per uscire. D’altronde Zampaglione lo ha detto chiaramente, fare quest’horror era il sogno della sua vita.

Si citavano però Bava e Fulci: magari qualcuno può metterci dentro anche Dario Argento (citato esplicitamente peraltro), ma suppongo che nessuno si sia mai chiesto davvero quale sia la cifra stilistica che rende questi artisti omogenei a quel percorso che convenzionalmente chiamiamo “storia dell’horror italiano”. Non lo fanno perché magari si renderebbero conto che questa cifra non c’è, Bava, Fulci e Argento erano e sono degli outsider di un cinema che non è horror nella misura in cui non è soltanto genere. E’ una visione più profonda, inquieta, fatta non per chiamare a raccolta, ma per spiazzare. E in questo senso Zampaglione non è loro affine. Certo, a chiuderla così sembrerebbe di fare un goal a porta vuota: paragonare alla tradizione chiude qualsiasi discorso, è un confronto improbo. Non è questo il punto. Il punto è che Shadow funziona ed è un buon film horror, ma non è quel qualcosa in più che lo rende un detour improvviso nell’inaspettato, è chiuso all’interno di una serie di dinamiche che un fan rimette in scena per i fans. Non è, insomma, l’ultimo tassello di un cinema che aveva altre necessità, altre urgenze, altre forze.

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Ma non è grave: non siamo di fronte a un’opera maestra, ma abbiamo comunque materiale a sufficienza per scrivere un nuovo rapporto con il cinema di genere. Anzi, per iniziare finalmente a ripensarlo dopo anni di autentica robaccia, quando la Spagna annichiliva il mondo con un Rec e il massimo che tirava fuori l’Italia era Il bosco fuori, che tutti innalzavano ai fasti perché in fondo quello era ciò che passava il convento ed era meglio annuire. In questo senso Shadow non è l’ultima gloria, ma la prima speranza, il principio dell’horror italiano contemporaneo e speriamo semini bene. Intanto usciamo dalla sala soddisfatti. Avanti così!

 

Shadow

Regia: Federico Zampaglione

Interpreti: Jake Muxworthy, Karina Testa, Ottaviano Blitch, Chris Coppola

Distribuzione: Ellemme Group

Durata: 80’

Origine: Italia, 2009

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13 commenti

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    Grandi Sentieri, recensione davvero superba. Il film non meritava obbiettivamente la recensione scritta in precedenza.Rizzo

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    Finalmente sentieri!<br /><br />L'altra era una rece mal fatta ed un sito come il vostro non doveva essere cosi' mal rappresentato<br /><br />Dai che 'sto Zombiglione ce la fa' a rimettere in piedi l' horror italicus!!!!

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    Se la recensione è positiva tutti contenti. Altrimenti i 'soliti noti' sono pronti alla guerra come hanno dimostrato in passato(nell' articolo correlati a questo "Trieste Science+Fiction 2009: “Shadow”, di Federico Zampaglione) strano modo di apprezzare la critica.

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    è come quando tifi per una squadra, non sei piu' obiettivo. e apprezzi solo quelli che parlano bene dei tuoi giocatori. Va detto che Di Giorgio è stato di un equilibrio ammirevole, anche se velatamente sembra dire che non è certo Shadow la rivoluzione dell'horror italiano, pur con tutti i suoi, indiscutibili, meriti. Personalmente l'ho trovato molto ben fatto ma un po' freddo, disanimato. Ma forse ero io che stavo cosi' 🙂

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    Di Giorgio non si discute. Ma chi mesi fa insultava con commenti astiosi e senza senso ora applaude al nostro ravvedimento. Mi aspetto maggior rispetto da parte dei lettori per il lavoro di Sentieri. E da quella 'cricca' qualche scusa.

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    foss in voi andrei orgogliosa di avere pubblicato una nuova recensione, dopo quella forse un po' frettolosa da Trieste. Solo gli imbecilli non cambiano mai idea…

  • orlandofurioso
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    Ma se avevate preso una cantonata assurda, scrivendo male e distrattamente di un bel film, ora le scuse le volete da noi? roba da pazzi… Mandate piuttosto a casa i recensori poco ferrati, come la Canta, che fanno piu' danni di un virus intestinale.(ora cancellatemi il post per volgarita' )<br />Detto questo smettetela, please, di attribuire a questa pellicola responsabilita' che nessun film deve e dovrebbe mai avere!<br />La rinascita? la rivincita? il ritorno? io direi di piantarla con queste fesserie nonsense da strilloni in un mercato di pesce e lascerei campare questo film che una volta tanto e' un bell horror..pauroso e ben fatto.<br />Altrimenti tenetevi stretto il pattume inguardabile e osceno propinatoci a viva forza ( negli ultimi 20 anni ) da allievi e "grandi" maestri.<br />Cmq per concludere andate a leggervi la recensione sull Corriere della Sera di oggi, credo che due cose le capiscano in materia di cinema e infatti parlano benissimo di shadow.<br /> passo e chiudo (con sentieri selvag …

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    dai Orlando, non fare il furioso, in fondo e' apprezzabile e non comune che Sentieri abbia riparato ad una potenziale ingiustizia.<br />Cmq Shadow, io l' ho visto oggi a Torino al primo spettacolo ed e' un film ben fatto, l ho trovato piuttosto visionario e a tratti molto sadico…pensa che mi ha addirittura ricordato i video dei Tool.<br />Cmq merito a chi sbaglia e poi almeno ripara!<br /> grande Sentieri in questo senso, avete dato a tutti i rissosi una sonora lezione di umilta'!<br />Lauretta

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    Bella recensione, ma che diavolo c'entra Il Bosco Fuori che è costato solo 40mila euro e nel suo piccolo è stato un successo, distribuito anche in America da Sam raimi e in molti altri paesi? Chiaro che non lo si può paragonare a film come REC o come Shadow costati 1 milione di euro ciascuno, ma è stato comunque un film importante.

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    Bello inquietante. Ma il cattivo non vi ricorda un po' il direttore del Tg Minzolini?

  • Nikita Messeri
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    La mia opinione è che sia il milionario Rec, sia il lowbudget Il bosco fuori con Shadow ci puliscono il pavimento.

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    Grande film, davvero spaventoso ed inquietante. Ho avuto incubi per tutto il fine setttimana.<br />Grande Zampaglione!!

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    ottimo horror italiano, il migliore da Demoni di Lamberto Bava