Il professore e il pazzo, di Farhad Safinia

Il professor James Murray inizia a compilare le parole per la prima edizione dell’Oxford English Dictionary a metà del XIX secolo e riceve oltre 10.000 voci da un paziente al manicomio criminale di Broadmoor, il dott. William Minor. E’ la storia del filologo scozzese James Augustus Henry Murray, autodidatta e poliglotta dalla conoscenza enciclopedica, cui venne affidato a Oxford nel 1878 l’immane compito di compilare un dizionario che contenesse tutte le parole della lingua inglese. Tratto dal libro di Simon Winchester: “Il chirurgo di Crowthorne: una storia di omicidio, follia e amore per le parole” e la regia è stata affidata a Farhad Safinia (accreditato come P. B. Shemran), che per Gibson ha co-prodotto e co-sceneggiato Apocalypto.

Non è difficile per lo spettatore innamorarsi di questo film, ci sono tutti gli ingredienti giusti perché ciò avvenga. Sceneggiatura “servile”, storia condensata di buoni sentimenti, personaggi folli addomesticati dalla sconfinata intelligenza, dalle ferite inferte dalla vita, protagonisti ostracizzati dal sistema-cinema che si calano in un mondo fatto di sapienza pura, primi piani maniacali, recitazione classicamente destabilizzante. Girato con ottimi attori britannici, sembra di muoversi nel teatro dei burattini, in cui si rivive una storia già raccontata da interpreti in carne e ossa, in cui uno scozzese impavido combatte per l’indipendenza, questa volta a suon di parole e lessico, questa volta senza titoli accademici ma ricco di sapere e carico di speranza per un avvenire migliore.

Cos’è la parola per Mel Gibson e Sean Penn? Siamo di fronte al principio stesso del mito: il mito trasforma la storia in natura. Mel Gibson si è innamorato del progetto e si è impossessato dei diritti, perché ha trovato la chiave del suo mondo e ha voluto condividerlo con un mito quasi gemello, per i quali è sempre necessario trasformare un senso in forma. C’è sempre un furto di linguaggio, anche in questa opera apparentemente concepita solo ed esclusivamente come parentesi alimentare. Fare cinema per questi miti è sempre paradossale: significa prendere la verità obliquamente. Registrare una parola e quindi scriverla, è barare con l’essere dell’autore, è trascurare il silenzio che ne occupa il cuore come il nocciolo occupa il cuore di un frutto. È davvero ambiguo questo interesse per una storia così “scritta”, per due sempre disposti a deviare il proprio corso artistico.
Allo stesso tempo però ti ritrovi a immaginare l’avventura di un uomo di fronte a un testo, in cui non ci offre modelli schematici da applicare, bensì un esempio vivente di come “incantarci” di fronte alla vitalità e al mistero della semiosi in atto.
Non c’è divorzio tra libertà e vocazione, ambedue atte a schivare o a sublimare i limiti reali della loro situazione: Mel Gibson e Sean Penn vivono pienamente la contraddizione del tempo cinematografico, che di un sarcasmo può fare la contraddizione della verità: “Di cosa avete paura, che un uomo malvagio possa redimersi?”.

Titolo originale: The Professor and the Madman
Regia: Farhad Safinia
Interpreti: Mel Gibson, Sean Penn, Eddie Marsan, Natalie Dormer, Jennifer Ehle, Steve Coogan
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 124’
Origine: Francia, Stati Uniti, Irlanda, 2019