Il pudore nel dolore: Genitori, di Alberto Fasulo

Anna, una madre, è in primo piano. Racconta l’incidente del figlio e di come la sua vita da quel momento sia cambiata. Le parole vengono non solo filmate ma intimamente condivise da un cinema che oltrepassa ridiscute in ogni immagine le forme del documentario e anche della minima, impercettiile, costruzione. Come in Tir, ad un certo punto lo sguardo di Alberto Fasulo entra nelle vite delle persone che hanno figli o fratelli disabili. Il mezzo che riprende sembra scomparire, dissolversi. E anche quello di Genitori diventa la purezza di un cinema che sembra essere vissuto nel momento stesso in cui prende forma, dove la confessione in prima persona sembra essere quello di una seduta.

Il gruppo di persone di San Vito al Tagliamento vengono attraversate con una leggera, impercettibile carrellata. Ogni loro volto porta i segni di una vita, di una storia personale che esce fuori come di getto, che nella loro mescolanza con le altre diventa ancora più forte. Dal ragazzo che ha avuto l’incidente d’auto a quelli nati disabili, dai genitori che hanno visto i loro figli morire ma continuano a frequentare il gruppo, in Genitori ci sono storie che s’intersecano con sorprendente naturalezza, confessioni a cuore aperto di una quotidianità che diventa poco più sopportabile proprio nel momento in cui è condivisa.

genitori di alberto fasuloUna famiglia con un figlio disabile è una famiglia disabile? È solo uno degli interrogativi di questo coinvolgente lavoro di Alberto Fasulo presentato a Locarno fuori concorso, che corre sul filo di un’emozione che non è mai cercata, ma anzi cerca di essere trattenuta. Il cinema del regista è dentro quelle vite, ogni storia lascia intravedere e immaginare anche quello che non è raccontato. Ci sono limiti e barriere quotidiane, emergono i temi del lavoro, della sessualità, dell’indipendenza, del senso di colpa e alla fine la paura di quale futuro aspetta i ragazzi disabili quando i genitori non ci saranno più mostrato con un pudore esemplare. Come esemplare è ancora una volta il cinema di Fasulo, con voci che risuonano anche come suoni e che rimbombano nella stanza come se fossero quelli del Tagliamento in Rumore bianco o quelli persistenti della strada in Tir. Che sa cosa deve mostrare, come e quando farlo, dando anche uno spaccato dell’Italia di oggi e della condizione umana che esce fuori senza nessun disegno narrativo ma solo come un fiume in piena.

Regia: Alberto Fasulo

Interpreti: Anna Pecci, Antonella Sorgon, Caterina Lenarduzzi, Dolores Demarteau, Federica Celant

Distribuzione: Cinecittà Luce

Durata: 83′

Origine: Italia 2015

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