Il quieto vivere. Intervista con Gianluca Matarrese
In occasione dell’uscita del suo nuovo film abbiamo parlato di “cinema reality”, del rapporto con gli attori, che in questo caso sono familiari, e della solitudine degli adulti ai tempi dei social
In occasione dell’uscita il prossimo 12 marzo de Il Quieto Vivere, presentato come Evento Speciale Fuori Concorso alle Giornate degli Autori della scorsa Mostra di Venezia, abbiamo intervistato il suo autore Gianluca Matarrese.
Il film prende spunto da una vicenda reale – la “faida domestica” all’interno della famiglia del regista, tra le cognate Luisa e Imma, nel contesto di un piccolo borgo calabrese – e lo rielabora in forma di tragicommedia, muovendosi tra documentario, finzione e teatro. “Non c’è male peggiore di una famiglia divisa”. A partire dalla citazione a Sofocle, Matarrese aggiunge un nuovo capitolo alla sua autonarrazione familiare e realizza un film a metà tra scrittura e improvvisazione.
Il regista, nato in Piemonte, ma con origini calabresi, è al suo nono lungometraggio, dopo il successo del precedente GEN_. La sua filmografia si suddivide tra documentari (Fuori tutto (2019) ha vinto il premio di Miglior Documentario Italiano al Torino Film Festival mentre La Dernière Séance (2021) ha vinto il Queer Lion alla Mostra internazionale d’arte cinematografica) e finzione (L’Expérience Zola (2023)). Con lui abbiamo parlato del rapporto con gli attori, che in questo caso sono familiari, della costruzione del set e di quello che lui definisce il suo “cinema reality”, della collaborazione con il montatore Jacopo Quadri e della solitudine degli adulti ai tempi dei social.



















