Il ragazzo invisibile – Incontro con Gabriele Salvatores e il cast

Questa mattina è stato presentato al cinema Adriano di Roma il nuovo film di Gabriele Salvatores. In seguito alla proiezione è seguito un incontro con il regista, i produttori Nicola Giuliano e Paolo Del Brocco, gli sceneggiatori Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo insieme ai protagonisti Ludovico Girardello e Noa Zatta e tutto il cast principale. In sala dal 18 dicembre

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IL NUOVO SENTIERISELVAGGI21ST #9


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Il nuovo film di Gabriele Salvatores, Il ragazzo invisibile, segna un ritorno alla fantascienza per il regista. Diversamente da Nirvana, però, l'ultimo lavoro del regista è un'opera pensata per i ragazzi, ispirandosi palesemente ai cinecomics hollywoodiani.

Presentato questa mattina al cinema Adriano di Roma, in seguito alla proiezione è seguito un incontro con il regista, i produttori Nicola Giuliano e Paolo Del Brocco, gli sceneggiatori Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo insieme ai protagonisti Ludovico Girardello e Noa Zatta e tutto il cast principale. Il film uscirà in sala il 18 dicembre.

 

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Con Il ragazzo invisibile c'è un ritorno alla fantascienza. Certo è un tipo di immaginario diverso da Nirvana. Cosa ti ha portato ha scegliere un genere, quello del film per ragazzi, sostanzialmente inesplorato dal cinema Italiano?
Gabriele Salvatores:
Se vale ancora la distinzione del cinema in due anime, quella realistica dei lumiere e quella fantastica di Méliès, io ho sempre oscillato tra queste due cose. Nel momento in cui riesco a fondere questi due elementi e a renderli una realtà magica, sono contento. Diciamo che come unica linea guida del mio gusto, sono attratto da tutte le storie che permettono di andare in mondi paralleli. C'è una frase di Derrida che sento rappresentare molto il mio lavoro “la potenza del cinema è rievocare fantasmi”.

 

 

Perché in Italia è così difficile fare questo genere di film, di cui forse Il ragazzo invisibile è il primo tentativo? Ci sono volontà di continuare la saga al cinema?
Nicola Giuliano
: Approcciarsi al Cinecomic o al cinema per ragazzi in generale, non è certo facile. Dall'esperienza che ho con i miei figli, pubblico attento che richiede un certo genere di intrattenimento, mi sono detto: perché non provare? Certo i film hanno bisogno di idee, passione e perseveranza, e questo film è una vera e propria sfida e scommessa con il pubblico. Però come il genere western è stato rivitalizzato da Sergio Leone e l'horror da Dario Argento, ho deciso di provare a rivoluzionare il cinema partendo ancora una volta dall'Italia. Su questo passo la parola agli sceneggiatori

Alessandro Fabbri: È stato un lavoro lungo ma divertente. Americanata o no siamo cresciuti con un certo immaginario, e questo è comune a tutta una generazione. Nel film abbiamo messo il nostro dna narrativo. Quindi anche se è il primo esperimento italiano in questo genere, ci è venuto naturale cimentarsi con esso.

Ludovica Rampoldi: Scrivere è stato mettere u carta l'immaginario dei bambini cresciuti negli anni '80. Anche se tutto il film ha un budget pari ad un centesimo de I guardiani della galassia, non ci siamo posti dei limiti. Alla spettacolarizzazione abbiamo preferito una maggiore attenzione verso i personaggi e le emozioni.

Stefano Sardo: Il film per noi è stato un salto indietro nel tempo. E abbiamo cercato di dare un'anima al film, pensando a cosa significhi veramente l'invisibilità. Un potere che, da adolescenti, si teme ma si brama allo stesso tempo.

 

 

Il ragazzo invisibile è un progetto che va ben oltre il cinema. C'è un fumetto, un romanzo, parecchie iniziative sui social network… Cronologicamente come si è originato l'universo narrativo?
Stefano Sardo:
È partito tutto dal film, poi è seguito il fumetto e in seguito il romanzo. Il fumetto si pone rispetto al film come un prequel. Il romanzo invece, racconta di nuovo la storia del film, ma con un respiro ovviamente diverso. Non dover sottostare ai tempi della narrazione cinematografica ci ha permesso di soffermarci molto di più sui personaggi secondari e sulle loro emozioni.

 

 

Che cosa ti ha spinto a fare un film per famiglie?
Gabriele Salvatores
: Per rispondere a questa domanda devo partire da quella specie di super potere che mi ha donato l'Oscar nel 92. Senza capire neanche perché e come, al mio terzo film, ho vinto il massimo riconoscimento cinematografico, ed ammetto che ho vissuto il tutto con un po' di senso di colpa. Stupidamente, certo. Però mi rendo conto che mi ha dato delle possibilità che quasi nessuno ha: difficilmente i produttori scarterebbero una mia idea. Nirvana, in tutta la sua follia, poteva essere concesso solo ad un premio Oscar. E così anche per Il ragazzo invisibile. È una sfida, che non tutti si possono permettere, ma che sento anche come un dovere da portare avanti.

 

 

Siete alla vostra prima esperienza cinematografica? Come è stato lavorare in un film?
Ludovico Girardello
: è stato emozionante trovarmi su un set composto da veri professionisti, mi sono sentito un po' spaesato all'inizio. Non solo è il mio primo film, ma ho fatto solo cinque provini e già mi avevano affidato questo ruolo. Vengo da una città molto piccola, non sono abituato a realtà differenti. Insomma per me questa è stata un'esperienza travolgente.

Noa Zatta: È stato il primo film anche per me. Non mi sono sentita eccessivamente a disagio, anche perchè ho sviluppato una forte connessione col mio personaggio, ci assomigliamo molto. Un'esperienza sicuramente faticosa, ma molto formativa. Amo recitare e spero di avere altre occasioni in futuro.

 

 

Quale universo fantasy hai usato come fonte di ispirazione principale per questo film? Quanto c'è di autobiografico nel personaggio di Michele?
Gabriele Salvatores: Di fumetti ne ho letti tanti ma non ho visto tutti i film di supereroi, anche perché non tutti mi piacciono. Certo apprezzo molto il Batman di Tim Burton e Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan, o anche lo Spiderman di Sam Raimi. Ma se dovessi scegliere, il mio punto di riferimento è stato Lasciami entrare, un film sui vampiri che in realtà è un'intelligente storia d'amore.

 

 

Dal punto di vista della regia, qual è l'aspetto che più ti ha impegnato per questa nuova sfida?
Gabriele Salvatores:
Sicuramente di tutti i film che ho girato, questo è quello che ha richiesto più tempo in post-produzione. Ma anche in fase di pre-produzione non abbiamo scherzato: ci sono voluti oltre due anni di preparazione. In fase di regia ho dovuto combattere molto in fase di montaggio, e in un certo senso riformulare la grammatica cinematografica. Per esempio ci sono momenti in cui Michele è invisibile, ma dovevo mostrarlo per forza al pubblico. Ho giocato molto su questo tipo di compromessi.


 

Nel mondo dominato dall'apparenza la vera rivoluzione è sparire?
Gabriele Salvatores: Non so se la soluzione è scomparire. Paradossalmente Michele nel film, per farsi vedere, essere riconosciuto, deve diventare invisibile. Questo è un lato della società delle immagini che sfugge alla comprensione.

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