Il rapimento di Arabella, di Carolina Cavalli

Un road movie che prende forma all’interno di una dimensione spazio-temporale del tutto irreale. Tra imperfezioni e illusioni rammendate si percepisce la luce

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Holly, ventotto anni, è una ragazza profondamente disillusa. La vita non ha preso la strada che lei avrebbe voluto per se stessa, o almeno così lei crede. Quando incontra una bambina di nome Arabella, si convince di aver trovato la sé stessa di un tempo. Può essere l’occasione per dare un secondo finale al suo passato, andando oltre ciò che è stato, mettendo da parte rimpianti e aspettative fallite. Dall’altra parte c’è Arabella, una bambina ribelle e ingestibile, decisa a scappare di casa. La piccola nasconde ad Holly la sua vera identità, assecondando il grande desiderio della ragazza: rivivere il passato per poterlo cambiare.

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Queste sono le premesse del nuovo film di Carolina Cavalli, regista e sceneggiatrice arrivata al suo secondo lungometraggio dopo l’interessante esordio con Amanda (2022) e la precedente miniserie Mi hanno sputato nel milk shake (2020). Senza sapere la trama del film, il titolo suggerirebbe quasi un racconto tratto da una leggenda popolare medievale. Ma, quando ce lo si trova davanti, Il rapimento di Arabella assume le sembianze di un oggetto totalmente alieno per il cinema italiano contemporaneo. Concepito a partire da delle riflessioni lette su Reddit e altri forum online oltre che da sensazioni personali quotidiane, il film di Cavalli racconta dell’incontro tra una ragazza e una bambina. Una rapisce l’altra ma non è proprio un rapimento, è qualcosa di diverso. L’immagine della più piccola è come se riflettesse il passato della più grande. E sulle basi di questa apparente comunanza, le due decidono di partire insieme per un road movie atipico alla ricerca del “tempo perduto”. Ma quello di Holly e Arabella è un viaggio in una dimensione spazio-temporale completamente inesistente: da una parte, il tempo è quello del rimpianto, dell’ansia per il futuro di una generazione privata di certezze; dall’altra, lo spazio è rappresentato da un non-luogo senza coordinate definite, identitarie. È in questo macro-ambiente, privo di appigli o certezze, che Cavalli sviluppa la sua commedia dell’assurdo dove il no-sense e lo straniamento regnano sovrani, dove tutti i personaggi sembrano vittime inconsapevoli dello stesso destino curioso e beffardo.

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Si parlava poc’anzi di oggetto alieno e, in effetti, il cinema di Cavalli ha pochissimo a che spartire con il cinema nostrano, come già raccontava Alice Catucci nella recensione di Amanda. Sembra piuttosto di intravedere una poetica che si inscrive nel segno di autorialità come quella dei fratelli Coen (soprattutto nella scrittura) o quella di Wim Wenders (si pensi ad Alice nelle città) o ancora, quella di certo cinema indie statunitense (per fotografia e ambientazioni). Ed è altrettanto chiaro come il tipo di costruzione sviluppato dalla sceneggiatrice di Fremont non voglia e non possa fare prigionieri. In questo senso, l’operazione complessiva risente sicuramente di alcune eccessive pesantezze che il film si porta dietro fino alle battute finali. Il rapimento di Arabella è un film divisivo, imperfetto, perfino respingente sotto certi aspetti. Eppure, citando Leonard Cohen: “Sono proprio le cose imperfette, le illusioni rammendate (..) che lasciano filtrare improvvisamente la luce.” E noi, spiragli di luce, riusciamo a percepirli.

 

Regia: Carolina Cavalli
Interpreti: Benedetta Porcaroli, Lucrezia Guglielmino, Chris Pine, Marco Bonadei, Eva Robin’s, Margareth Madè, Roberto Zibetti, Boiken Kobo, Monica Nappo, Milutin Dapcevic, Clara Tramontano, Stefano Gragnani
Distribuzione: PiperFilm
Durata: 107′
Origine: Italia, 2025

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3
Sending
Il voto dei lettori
2.56 (9 voti)
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