Il raro accordo di Ryan Coogler con Warner per I peccatori
Nel 2050 il regista deterrà completamente i diritti del suo film grazie al contratto con la Warner Bros. Una condizione inusuale, ma non senza precedenti…
All’inizio del 2024, l’ultimo film del regista Ryan Coogler, I peccatori, è stato al centro di un acceso dibattito ad Hollywood. Ambientato nel sud degli Stati Uniti durante le leggi di Jim Crow (che imponevano la segregazione razziale e una feroce gerarchia sociale), il film è un’idea originale di Coogler con una serie di elementi particolari: vampiri, musica blues e una doppia dose del suo attore feticcio, Michael B. Jordan, che interpreta due cugini identici.
Ma ancora prima che il film diventasse un blockbuster con 370 milioni di dollari d’incasso e la cifra record di 16 nomination agli Oscar, I peccatori ha scosso i grandi Studios per l’insolito accordo richiesto dal regista: Coogler non voleva solo percentuali sul primo incasso e il montaggio finale, ma anche la proprietà a 25 anni dalla sua uscita. La Warner Bros. si è aggiudicata il film accettando queste condizioni.
Questa mossa rappresenta un grande esercizio di potere da parte del cineasta che ha diretto Creed e Black Panther, ma in realtà, ha dichiarato a Business Insider, che la richiesta di proprietà era più una questione di simbolismo personale. La volontà è nata dalla storia stessa, dal racconto sulla proprietà privata da parte di due fratelli afroamericani nel Mississippi. “Quella era l’unica motivazione”, ha detto Coogler a proposito del suo desiderio di ottenere i diritti cinematografici de I peccatori, aggiungendo che non possiede quelli dei suoi film precedenti e, probabilmente, neanche quelli dei prossimi.
L’accordo stipulato tra Warner Bros. e Ryan Coogler e sì inusuale, ma non unico. Quentin Tarantino, ad esempio, si è assicurato un accordo protetto da copyright per C’era una volta a… Hollywood, in quel caso è stata Sony a cedere. Questo colloca Tarantino e Coogler in quel piccolo gruppo di registi che hanno negoziato quote di proprietà nei loro film, tra i quali troviamo anche George Lucas, Mel Gibson, Peter Jackson e Richard Linklater. Alcuni di loro sono riusciti in questa impresa perché hanno contribuito al budget del film, come Gibson con La Passione di Cristo, o Peter Jackson che detiene i diritti di District 9 diretto da Neill Blomkamp, attraverso la sua casa di produzione WingNut Films che ha coprodotto la pellicola. Altri, invece, hanno scommesso sul tempo o sul denaro in anticipo. Come Linklater che ha negoziato i diritti d’autore del suo coming of age Boyhood, realizzato nell’arco di 12 anni.
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Non rientrano in questo “club dei diritti” registi dagli incassi stellari come James Cameron o Cristopher Nolan. Anzi, proprio in occasione delle condizioni imposte da Tarantino per C’era una volta a…Hollywood nel 2017, la Warner Bros. aveva tracciato una linea invalicabile. “La Warner Bros. non poteva farlo”, afferma una fonte a conoscenza dell’accordo, “perché in tal caso avrebbe dovuto offrire lo stesso accordo a Christopher Nolan”. Ma a quanto pare, in quel caso Tarantino ha chiesto il copyright perché aveva già ottenuto condizioni simili per i suoi film realizzati sotto la direzione di Harvey Weinstein, prima con la Miramax e poi con la Weinstein Co.
In questa lotta per i diritti sulla proprietà intellettuale, forse merita una maggiore attenzione la riflessione fatta dal New York Times in merito a I peccatori e all’irritazione suscitata in alcuni esponenti dell’industria cinematografica. Il 18 aprile, giorno dell’uscita nelle sale americane, Vulture pubblica un articolo intitolato “I dirigenti di Hollywood temono che l’accordo di Ryan Coogler per ‘Sinners’ potrebbe porre fine al sistema degli studios”. In questo articolo il giornalista cita un dirigente di uno studio anonimo che definisce il contratto un precedente “molto pericoloso” e “l’ultima (se non la più grande) minaccia di estinzione per Hollywood”. Inducendo un allarmismo che non era stato espresso con i precedenti accordi citati, forse perché questa volta a sbilanciare l’equilibrio di potere consolidato nel settore è stato un giovane regista afroamericano? “Invece di considerare il contratto del signor Coogler come una minaccia, perché non criticare un’industria cinematografica che ha sfruttato i talenti neri fin dai suoi albori?” scrive DiTiana Clark.
Di fatto il regista intervistato a “Democracy Now!” ha dichiarato: “Penso che si sia parlato molto in particolare del mio accordo”, aggiungendo: “Sono in questo settore da abbastanza tempo per sapere quali tipi di accordi sono possibili, e non c’è nulla di nuovo in questo accordo”.






















