Il Re delle Indie, di Gaetano Maria Mastrocinque

La Giostra del Saracino di Arezzo mostrata come un documentario sulla boxe. C’è qualche split-screen di troppo ma resta un lavoro avvincente che cattura la tensione che c’è dietro. Prime Video.

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C’è il cavallo in corsa verso il buratto e un tentativo di invasione di campo. Stacco. Arezzo. È la Giostra del Saracino del 22 luglio 2019. È il turno di Gabriele Innocenti, quartiere di Porta del Foro, che si dirige con il cavallo e la lancia verso il buratto. Nel frattempo, un figurante del quartiere di Porta Santo Spirito sta per ostacolargli la strada. Ha la tensione di un thriller invece è accaduto veramente. La lancia cade. Che succede? Si ripete la corsa oppure viene preso per buono il punteggio?

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Per chi non è di Arezzo forse non sa quanto è sentita la giostra del Saracino. Ha lo stesso impatto che ha, per esempio, il Palio, per Siena. È un torneo equestre che, pur avendo origini medievali, si disputa dal 1931. Nel corso della sua storia ha avuto solo due interruzioni: durante la Seconda Guerra Mondiale e nel 2020, l’anno della pandemia. Partecipano i quattro quartieri di Arezzo: Porta del Foro (conosciuto anche come “Porta San Lorentino), Porta Crucifera (“Colcitrone”), Porta Santo Spirito (“Colombina) e Porta Sant’Andrea. Si disputa nella Piazza Grande di Arezzo due volte l’anno: il penultimo sabato del mese di giugno e la prima domenica di settembre. La gara comincia quando il giostratore (ogni quartiere ne ha due) parte con il cavallo e percorre 46 metri per andare a colpire il tabellone del buratto, un simulacro che rappresenta Il Re delle Indie. Il punteggio massimo è 5, il minimo 0 e viene determinato dalla giuria, composta di tecnici che misurano il colpo della lancia.

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Il Re delle Indie alterna le immagini più recenti con quelle d’archivio del passato e mostra non solo frammenti della gara ma tutta la preparazione e la tensione che c’è dietro. Ci si prepara per tutto l’anno e se non si è allenati, si rischia di farsi male. C’è una carrellata di alcuni dei suoi protagonisti: Martino Gianni del quartere di S. Andrea soprannominato “il re della piazza” che ad oggi ha ancora il record di 13 lance d’oro, che ha corso anche in coppia con un altra star, Enrico Vedovini, che invece si è fermato a 12; Elia Cicerchia, cecchino di Porta Santo Spirito, oggi forse il giostratore di maggiore talento; Carlo Farsetti (“Carlo V), noto per essere passato da Santo Spirito a Porta Crucifera nel 2009; Gabriele Innocenti di Porta del Foro da dove emerge il suo legame sanguigno con la gara e il quartiere. Le sue lacrime, alla fine di quella celebre giostra del 2019 che ha riportato la vittoria al suo quartiere dopo 12 anni. Quei momenti sembrano uscire dalla sceneggiatura di un film e invece sono accaduti realmente.

Il grande merito del documentario diretto da Gaetano Maria Mastrocinque è quello di aver evitato le trappole di un lavoro turistico destinato solo per gli appassionati della Giostra e per gli aretini e la provincia circostante. Punta invece a un pubblico più ampio – è infatti in streaming su Prime Video – porta dentro il clima che precede la gara già dalla settimana prima della giostra. Tra le immagini d’archivio più suggestive c’è anche la visita dell’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini nel 1984. Forse poteva essere presente l’intervista all’araldo, presenza fondamentale della giostra e ogni tanto Il Re delle Indie abusa di qualche split-screen non necessario. Ma ha anche la forza di catapultarci lì dentro. Chi guarda non è solo più spettatore, ma ha l’illusione di diventare uno dei protagonisti. In più è serrato come un riuscito film sportivo. La Giostra viene narrata come se fosse un documentario sulla boxe. La gara è solo un momento. Ma ciò che resta sono la Storia e il Mito.

 

Regia: Gaetano Maria Mastrocinque
Distribuzione: Amazon Prime Video
Durata: 75′
Origine: Italia, 2023

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.6
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Il voto dei lettori
5 (2 voti)
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