Il regista Francesco Faralli presenta "La stanza dei bottoni"

francesco faralliFrancesco Faralli, Classe 1976, è diplomato all’Accademia Internazionale per le Arti e le Scienze dell’Immagine de L’Aquila. Ha già ottenuto numerosi riconoscimenti per i suoi lavori tra cui il Premio Raccorti Sociali 2010 e "Lo Spiraglio 2011" per La Tinaia, il Premio Switch-off 2011 indetto da Corecom Toscana con lo spot Lo Switch-Off!, il Premio Raccorti Sociali 2009 per Affollata solitudine e il  Premio Alberto Manzi 2009 con La Storia di Arezzo. Per questi ultimi due lavori è stato candidato ai David di Donatello 2010.

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Com'è nato il progetto di La stanza dei bottoni e in quanto tempo è stato girato?

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Il progetto è nato dalla proposta collaborazione di Stefano Mutolo, fondatore con Marco Iannini della giovane casa di produzione  Berta Film. Ho scritto il copione partendo da un soggetto che avevo nel cassetto da qualche anno. Le riprese principali sono state girate in 3 giorni, ma c'è stata una fase lunga qualche mese di pre-produzione alla ricerca del cast e delle location.

 

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Come è stato accolto ai festival dove ha partecipato?

Nei festival il corto è stato accolto bene. Anche se tratta di una ragazzina dodicenne non l'ho girato pensando ad un pubblico adolescente o preadolescente, considerando soprattutto le allusioni a tematiche che pensavo adatte ad un pubblico più maturo. Nonostante ciò il corto è stato selezionato a Festival per ragazzi come il Giffoni e il Kuki International Film Festival di Berlino e devo dire che il pubblico dodicenne non sembra aver avuto grosse difficoltà nel seguire la vicenda. Mi ha fatto piacere constatare inoltre che in questi eventi di respiro internazionale il corto non sia risultato fuori luogo o "meno conforme" dal punto di vista qualitativo e narrativo rispetto agli altri corti in competizione, nonostante si tratti di un progetto totalmente lowbudget.

 

la stanza dei bottoniLa scelta della protagonista?

La protagonista è stata scelta dopo una lunga (perlomeno rispetto ai miei consueti standard) fase di provini. Abbiamo fatto un'impegnativa ricerca degli attori sia attraverso inserzioni su internet che a livello locale con volantini, annunci su bacheche scolastiche, circoli culturali, associazioni teatrali…Alla fine la scelta è ricaduta su Giada Morari (reclutata tramite annuncio in bacheca) di cui già dal provino ho avuto modo di apprezzare la spontaneità e l'incredibile bravura, considerando soprattutto che non aveva fatto scuole di recitazione né esperienze simili prima di allora.

 

Sembra esserci un tipo di lavoro diverso rispetto a La Tinaia. Che differenza c'è stata nel tuo approccio in questi due tuoi corti?

 

Trattandosi di un piccolo documentario, con La Tinaia ho avuto un approccio molto differente rispetto ad un lavoro di fiction come La stanza dei bottoni. Mentre nella fiction parto dall'idea e cerco di adattare la realtà alle esigenze della storia, scegliendo in anticipo attori, location e per quanto possibile anche inquadrature e movimenti di macchina, in un documentario come La Tinaia parto dall'osservare la realtà tentando di adattarmi ad essa; quindi inizio a girare materiale anche senza avere le idee troppo chiare e affidandomi spesso all'intuito. Ho cercato inoltre di non essere invasivo e di raccogliere le testimonianze in modo spontaneo. La struttura de La Tinaia è nata principalmente in fase di montaggio, passando al setaccio le ore di riprese effettuate e individuando mano a mano una sorta di forma stilistica