"Il regno del fuoco", di Rob Bowman

Se il riferimento immediato è Mad Max con il suo eterno peregrinare in un pianeta desertificato dagli effetti atomici, il film di Bowman ci riporta al cinema dei sopravvissuti, tanto in voga sul finire degli anni Sessanta

Il regno del fuoco conduce lo spettatore in una fitta rete di rimandi al cinema apocalittico del passato, pur non essendo un film intellettuale. Anzi, la tenuta del film si sorregge principalmente su un'ipotesi di verosimiglianza espressiva forte di effetti digitali prodigiosi, al servizio di una resa scenografica che tenta di rendere verosimile l'indicibile. Pochi i dialoghi, molte le sequenze d'azione. La scrittura, poco brillante, è mantenuta desta a colpi di sequenze mozzafiato, disseminate lungo tutta la durata del film. L'impianto scenografico, con rimandi all'icononografia medioevale, è un tratto indubbiamente suggestivo, che favorisce la tenuta complessiva del racconto.

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Nel 2020 il nostro pianeta sarà sterminato da una progenie di temibili draghi sputafuoco. I pochi sopravvissuti non avranno vita facile. Il drago inseminatore risale ai nostri anni, quando il giovane Quinn, bambino desideroso di continuare gli studi, nell'accompagnare i genitori esploratori vede per primo la temibile belva in una grotta sotteranea di Londra. La belva ucciderà la madre di Quinn, che crescerà in un nuovo mondo di devastazioni. La terra del 2020 è un immenso deserto. Le potenze hanno tentato di reagire ma si sono fatte la guerra a vicenda, inviando testate atomiche dall'effetto devastante. Quinn (Christian Bale) è ormai un uomo che vive in una fortezza, al comando di una truppa di confratelli che ricordano i confidenti dell'arcere di Sherwood. Nei sotterranei del castello Quinn salvaguardia la sopravvivenza di un folto numero di bambini. Li protegge. Recita le preghiere assieme a loro. Un giorno la sua fortezza viene circondata dall'esercito di Van Zan (Matthew Mconaughey), un ex-marine esaltato che a differenza di Quinn e il suo gruppo predica l'assalto frontale contro i draghi. I due plotoni, espressioni di due culture diverse, in parte antitetiche, si uniranno non senza contrasti in un unico sforzo contro le belve.


Se il riferimento immediato è Mad Max con il suo eterno peregrinare in un pianeta desertificato dagli effetti atomici, Il regno del fuoco ci riporta al cinema dei sopravvissuti, tanto in voga sul finire degli anni Sessanta, genere particolarmente intrigante nel caso di film come Occhi bianchi sul pianeta terra o 2022: I sopravvissuti.Va detto chiaramente che di quei film Il regno del fuoco non possiede la sotterranea vena fanta-utopica. Quella densità di indizi profetici che all'inizio degli anni Settanta era espressione di una inquietante "utopia negativa", riflessa e amplificata anche attraverso notevoli film d'autore (Arancia meccanica, Deliverance, La fuga di Logan, Zardoz), qui lascia il posto al segno della contemporaneità. I draghi sembrano allora delle inquietanti raffigurazioni dei totalitarismi di cui temiamo sempre più spesso il ritorno su larga scala. Come delle invadenti ombre "global", i draghi solcano il cielo a velocità vertiginosa, conoscono sempre dove si nasconde la vittima, e utilizzano la loro fiammata devastante per azzerare qualunque possibilità di sopravvivenza. E' questo il tratto più interessante di un film che di apocalittico mantiene soprattutto il tono: il suo essere al contempo un film fisico, diretto, ma anche una raffigurazione spaventosa delle forze in campo in tempi di guerra. Perché Il regno del fuoco è in definitiva un film di guerra, che racconta di gente in fuga e di altra che preferisce attaccare; volti di un mondo fanta-reale in cui le politiche diplomatiche, come succede oggi, si dimostrano sempre di più ai ferri corti.


 

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Titolo originale: Reign of Fire
Regia: Rob Bowman
Sceneggiatura: Gregg Chabot, Kevin Peterka, Matt Greenberg
Fotografia: Adrian Biddle
Montaggio: Thom Noble
Musica: Ed Shearmur
Scenografia: Wolf Kroeger
Costumi: Joan Bergin
Interpreti: Matthew Mconaughey (Van Zan), Christian Bale (Quinn), Izabella Scorupco (Alex Jensen), Gerard Butler (Dave Creedy), Scott Moutter (Jared Wilke), David Kennedy (Eddie Stax), Alexander Siddig (Ajay), Ned Dennehy (Barlow)
Produzione: Gary Barber, Roger Birnbaum, Lili Fini Zanuck, Richard D. Zanuck per Barber-Birnbaum/Spyglass Entertainment/The Zanuck Company/Touchstone Pictures/Tripod Entertainment
Distribuzione: Buena Vista International Italia
Durata: 100'
Origine: Usa/Irlanda/Gran Bretagna, 2002


 

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